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Il Trentino riparte dal Costanzo show

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l’Adige 10 maggio 2019

La nuova giunta provinciale del Trentino ha scelto i nuovi presidenti del Mart e del Muse.

Al Mart è stato chiamato Vittorio Sgarbi. Al Muse Stefano Zecchi.

Magari è solo un caso. Ma mi è venuto in mente che tanto Zecchi quanto Sgarbi sono diventati famosi grazie alla longeva trasmissione televisiva denominata “Maurizio Costanzo show”.

Chiarisco. È certamente vero che entrambi erano noti e stimati nelle rispettive comunità culturali e lavorative di riferimento. Ma è altrettanto vero che il grande pubblico li ha conosciuti grazie alla televisione.

In chiave generale si può dire che la notorietà è ormai diventata l’unico parametro in base al quale misurare la competenza e la bravura. Per questo, quando si devono fare delle nomine si va a caccia di gente famosa (un discorso non molto diverso si può fare per le candidature politiche, dove il personaggio già noto diventa un acchiappavoti: in questa logica persone molto conosciute perché brave interpreti di musica leggera si sono ritrovate parlamentari europei).

I politici “usano” le persone famose perché ne ritraggono luce riflessa: se uno bravo perché famoso mi è vicino vuol dire che sono bravo e (un po’) famoso anch’io.

Le persone, a loro volta, mirano a diventare famose con ogni mezzo perché l’essere famosi certifica un qualche tipo di bravura e soprattutto moltiplica le occasioni per comparire e diventare ancora più famosi.

Il meccanismo non è nuovo. Solo che nella corsa alla “famosità” (un piccolo omaggio a Checco Zalone, in questo contesto, può essere consentito) si può finire per perdere di vista la sostanza: se l’importante è diventare famosi, non è poi davvero così necessario essere bravi. La gente spesso dimentica che si è famosi perché si è bravi e non che si è bravi perché si è famosi. Creando dei cortocircuiti pericolosi. L’equazione “visibilità = bravura” è uno dei più grandi inganni del nostro tempo.

In più, quando la politica si affida al “famoso sicuro” abdica ad uno dei suoi ruoli più importanti: creare dei laboratori dove far emergere nuovi talenti. Se chi è famoso è bravo non è detto che un non (ancora) famoso non sia ancora più bravo. L’innovazione è una scommessa. Ma può porla in essere chi ha voglia di costruire un futuro diverso. Il “famoso sicuro” è più utile a chi nelle nomine non cerca nuove strade ma un modo per legittimare (di riflesso) il proprio potere.

E, come avrebbe detto Maurizio Costanzo, “Il resto è vita”.

 

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