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Recensioni

Ogni riferimento è puramente casuale, di Antonio Manzini

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Il nuovo libro di Antonio Manzini, “Ogni riferimento è puramente casuale” descrive la parte meno conosciuta (anche se intuibile) del mondo che ruota intorno alla pubblicazione dei romanzi di larghissima tiratura; di quei romanzi, cioè, che vendono dalle 500.000 copie in su e che possono decretare la sopravvivenza di case editrici piccole e grandi.

Il libro è una raccolta di 7 racconti, ognuno dei quali narra un personaggio tipo, o una dinamica di quel mondo.

Il primo, “Lost in presentation”, è dedicato al giovane autore di successo che entra nel giro delle presentazioni del proprio romanzo. All’inizio con grande entusiasmo. Poi vinto da un copione sempre uguale: un albergo a due stelle, le domande che si ripetono monotone, la fila per gli autografi….

Il secondo, “Critica della ragione”, spiega in che modo si può convincere il critico più severo a recensire il libro di un autore impresentabile; e spiega anche come il critico di vaglia sappia restare se stesso ricorrendo alla …enigmistica.

E’ poi la volta di “Racconto andino”, a mio avviso il racconto più gustoso. Una piccola casa editrice pubblica in Italia i romanzi di un autore latino-americano. Aveva cominciato quando era sconosciuto. Ora che vende un milione di copie a romanzo, da solo assicura la sopravvivenza della casa editrice. Occorre organizzare il tour in Italia per l’uscita del nuovo libro, ma accade qualcosa che impone ai vertici della casa editoriale di inventarsi qualcosa per continuare a lucrare sulla gallina dalle uova d’oro.

“E’ tardi” tratteggia il profilo di un autore che in passato aveva scritto libri di grande successo, di quelli di cui parlano anche i manuali scolastici. Poi la vena si era esaurita. Ma lui coltiva un sogno, una piccola vanità: vedere i suoi romanzi pubblicati nei Meridiani Mondadori. Solo che nei Meridiani (tranne due casi) vengono pubblicati unicamente opere di persone passate a miglior vita….

Ne “La parete azzurra”, Manzini lascia spazio ad un altro personaggio del suo mondo: il libraio. E narra la storia di uno che decide di aprire una libreria a Giugliano; dove, malgrado i 130.000 abitanti, di libreria non ce n’è neanche una.

Il sesto racconto “Ringraziamenti” è incentrato su una pagina che di regola c’è in ogni libro ma che, come dice Manzini, non interessa a nessuno: i ringraziamenti, appunto.

Il libro si chiude con “L’arringa finale”.

Antonio Manzini è il “padre” del Vicequestore Rocco Schiavone e proprio i romanzi che narrano le gesta di un personaggio che si fa le canne, che sovente si intrattiene con prostitute, che ha rubato, che ha anche ucciso per vendetta hanno decretato il suo successo presso il pubblico dei lettori così da farlo diventare uno degli scrittori di punta della Sellerio.

“Ogni riferimento è puramente casuale” si occupa delle dinamiche che tengono insieme “arte” ed “industria”. Un tema che aveva affrontato anche nel libro “Sull’orlo del precipizio” nel quale immaginava un mondo nel quale esiste una sola casa editrice….

Al di là degli aspetti, narrati con indubbio talento, che riguardano i lettori e le loro proiezioni (come il desiderio di avere la firma dell’autore sulla propria copia); i librai (che sgomitano per poter ospitare le presentazioni); gli autori (con le loro vanità), il libro fa capire come gli interessi economici possano orientare le scelte editoriali: da un autore che vende centinaia di migliaia di copie, un editore si aspetta che sforni un tot numero di libri all’anno. Ma che questo coincida con i tempi veri dell’estro creativo è tutto da dimostrare. Forse tutto ciò spiega perché, a volte, di autori già famosi, arrivano in libreria volumi decisamente non all’altezza dei loro standard soliti (magari “prove d’autore” scritte da giovani e tirate fuori dal cassetto perché il pubblico acquista la qualunque).

La lettura del libro è molto piacevole. La riflessione su letteratura e profitti merita di essere approfondita.

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