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Vaccini, i derby sono inutili

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All’improvvido annuncio dell’assessora Segnana di voler sospendere l’obbligo vaccinale come requisito per accedere agli asili e alle materne, ha fatto riscontro la levata di scudi di quelli che sottolineano l’irrinunciabilità di detto obbligo.

Abbiamo assistito ad un copione noto: uno dei tanti derby nazionali nei quali questo paese quotidianamente si divide tra chi è pro e chi è contro qualcosa.

Vorrei chiarire la mia posizione per non essere frainteso.

1) Credo (laicamente) nella utilità vaccini: di tutti i vaccini, anche di quelli non obbligatori.

2) L’obiettivo che occorre perseguire è vaccinare il maggior numero possibile di bambini (e di adulti). Nell’interesse innanzitutto di ogni singola persona, e poi nell’interesse della società.

3) Non credo che l’obbligo sia lo strumento migliore e tanto meno l’unico per raggiungere l’obiettivo appena ricordato.

Provo ad esporre alcune “controindicazioni” connesse all’obbligo.

A) Di fronte all’impossibilità di veder accolti i propri figli nelle scuole dell’infanzia perché non vaccinati, i no vax irriducibili si stanno organizzando per creare degli asili “per non vaccinati”. Questa è una pessima notizia da tanti punti di vista: perché crea delle inaccettabili “enclave” di bambini e perché è la consacrazione del fatto che alcuni bimbi non vengono vaccinati.

B) Prevedere come “sanzione” l’esclusione dalle scuole dell’infanzia, ivi incluse quelle private non paritarie, comporta una commistione tra diritto alla salute e diritto all’istruzione che sono cose diverse e che tali devono restare. Non ha molto senso dire: siccome non pensi alla salute allora non ti educo. La società deve mirare ad avere bimbi in salute ed istruiti e non bimbi esposti alle malattie e per giunta poco formati.

C) I vaccini obbligatori sono solo dieci. L’esistenza dell’obbligo può indurre a credere che quelli non obbligatori non siano necessari. Ma non è così. È importante che i bambini vengano sottoposti anche alle vaccinazioni che la legge considera solo come raccomandate (anti-meningococcica B; anti-meningococcica C; anti-pneumococcica; anti-rotavirus). E ad altre ancora.

Ed ecco il punto: non bisogna alimentare l’idea che una cosa si fa perché è obbligatoria; bisogna convincere le persone che una cosa si fa perché è giusto e lungimirante farlo. Avendo l’assessora Segnana motivato la proposta di sospendere l’obbligatorietà con il fatto che dopo l’introduzione dell’obbligo è aumentato il numero di vaccinati, qualcuno ha fatto dell’ironia dicendo: «Siccome il codice della strada funziona, allora abroghiamolo». Spero che chi fa questo tipo di ragionamento non uccida altri essere umani solo perché uccidere è punito dal codice penale. Spero che dentro di lui sia vivo il principio che è bene non uccidere altre persone.

L’obiettivo di accrescere il numero di vaccinati si ottiene davvero e in maniera stabile se le persone si convincono spontaneamente dell’importanza dei vaccini (anche per gli adulti). La strada primaria è quella dell’informazione e della formazione (che la legge stessa prevede).

Vorrei essere chiaro su un altro punto. Per come si è sfarinata la situazione in Italia probabilmente in questa fase non è possibile rinunciare al principio di obbligatorietà. Ciò che rende, al momento, impervio un approccio diverso dall’obbligo è la cosiddetta polarizzazione dei gruppi, un fenomeno per effetto del quale gli individui, quando devono prendere decisioni rispetto a problemi cauti e rischiosi, tendono ad estremizzare le loro posizioni iniziali. Tradotto vuol dire che i no vax tendono a radicalizzare le loro posizioni specie se aggrediti a priori. Non possiamo nascondere il fatto che sul terreno dei vaccini c’è chi va a caccia di voti criminalizzando i vaccini, e chi li cerca facendosi paladino della scienza (senza magari aver mai aperto un libro). La salute dei bambini è molto più importante del basso tornaconto politico (da una parte e dall’altra). Specie se il tornaconto politico alimenta la polarizzazione delle posizioni che è davvero il danno peggiore.

I genitori dei bambini, tutti i genitori di tutti i bambini devono essere alleati delle politiche pubbliche e non devono, al contrario, essere considerati dei “nemici”. In altri Paesi si registrano alte coperture vaccinali senza che sia prescritto l’obbligo. Si fa ricorso a campagne di sensibilizzazione e al “nudge”, la cosiddetta “spinta gentile”. In quei Paesi c’è maggiore maturità collettiva. Perché non può accadere in Italia? Perché non può accadere in Trentino?

l’Adige, 15 luglio 2019

 

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