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Articoli su quotidiani

Covid-19. Alcuni errori da evitare

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Molti sono convinti che Boris Johnson non avesse capito nulla del Covid-19[i].

Ma noi abbiamo capito tutto?

Ricapitoliamo. In un primo momento, il premier inglese aveva detto di non voler fare nulla per contrastare il coronavirus: a suo avviso tutte le attività avrebbero dovuto proseguire come al solito fino a raggiungere l’immunità di gregge anche se questo avrebbe comportato numerose vittime. Di primo acchito è sembrato un ragionamento cinico. Ma se si approfondisce quanto accaduto, si scopre che i consiglieri di Boris Johnson, in particolare quelli esperti di nudging, erano preoccupati soprattutto da quello che viene definito “affaticamento comportamentale”: dopo un po’ di tempo le persone si annoiano di fare una cosa e iniziano a impegnarsi in altri comportamenti, a volte indesiderabili. Ad esempio, se gli individui vengono posti in quarantena, potrebbero inizialmente essere molto ligi, ma poi questa conformità svanisce. Il ragionamento era: siccome le persone non resistono a lungo nello stare in quarantena, ordiniamola solo quando saremo in prossimità del picco. Come si è detto, tanti hanno criticato Johnson che per fortuna ha rivisto la sua posizione.

Veniamo a noi. Da molte settimane sono in atto misure molto drastiche di distanziamento sociale imposte dal governo per contrastare il diffondersi del coronavirus. Bene (lo sottolineo perché non voglio ingenerare equivoci sul punto). Ma possiamo dire che, a differenza di Johnson, noi abbiamo capito tutto?

Da nord a sud, giungono notizie di persone che non hanno preso sul serio l’invito a stare a casa. Il Presidente della Liguria Toti, il 2 aprile, ha twittato una immagine di via Sestri, a Genova, piena di gente con questo commento: “Così proprio non ci siamo. Vorrei chiedere a questi sconsiderati cittadini se davvero ognuno di loro ha un buon motivo per essere lì!”. Il Presidente della Campania De Luca ha minacciato di far intervenire i “carabinieri con i lanciafiamme” quando ha saputo che a Napoli c’era chi voleva organizzare feste di laurea. In ogni caso, ogni giorno i media danno notizia dei controlli effettuati dalle forze dell’ordine e dell’elevato numero di sanzioni irrogate a chi viene trovato in giro senza un valido motivo.

Ci sono molte persone che disattendono i divieti. Difficile individuare le ragioni di questi comportamenti: sottovalutazione del pericolo, sopravalutazione della propria capacità di resistenza al virus, diffidenza verso le istituzioni, incapacità di cambiare abitudini, stupidità e molto altro ancora. Ma il dato è lì. Incontrovertibile.

Tante sono le riflessioni che si potrebbero trarre da quanto detto. Ne cito tre.

1) L’affaticamento comportamentale. Il problema preoccupava Johnson, come abbiamo visto. Ma lo abbiamo anche noi. E più passeranno i giorni più è probabile che i comportamenti indesiderati e (autolesionistici) aumentino. C’è chi pensa che ogni problema si risolva imponendo divieti e sanzioni, senza riflettere abbastanza sul fatto che viviamo, per esempio, in un paese di evasori fiscali che sono tali proprio perché se ne infischiano di obblighi e sanzioni. Ma si possono fare gli esempi del fumo, del gioco d’azzardo, della ludopatia tutte attività svolte malgrado la consapevolezza della loro dannosità. Onestamente a me non importa nulla che chi venga colto fuori casa senza motivo si ritrovi sanzionato anche con il carcere. Occorre trovare il modo di farlo stare a casa. Il tema è troppo ampio per affrontarlo qui, ma è quello delle funzioni del diritto che vanno ben oltre quella (spesso inutile) meramente sanzionatoria. Proprio dall’economia comportamentale, che sembrava aver guidato Johnson, possono arrivare dei suggerimenti utili.

2) Il picco e l’onda. Non passa giorno senza che gli esperti ci mostrino le curve degli andamenti di nuovi casi, decessi, guariti, ventilati. Siamo in attesa del picco. Forse siamo in presenza di un’onda stabile. Io non entro nel merito perché non ho le competenze degli esperti appena citati. Leggo però il numero dei morti. In alcune province e nelle case di riposo. Sono molti, molti di più se si confrontano al numero di morti negli stessi contesti e negli stessi periodi di 1, 2 o 3 anni fa. Le vittime che Johnson metteva in conto le abbiamo comunque. E come non pensare, allora, che il collasso del sistema sanitario non si è avuto soltanto perché molte persone, specie anziane, in ospedale non ci sono mai arrivate? E non discuto nemmeno delle linee guida della SIAARTI (associazione degli anestesisti: qui il pdf) che hanno messo nero su bianco che gli anziani non li avrebbero ventilati se questo avesse significato togliere il ventilatore ad un giovane: il cinismo non ha patria. Ma forse è proprio il termine cinismo la cosa non appropriata.

3) Il futuro. Siamo troppo focalizzati sull’emergenza da dimenticare tante cose: ad esempio che ci si ammala anche di altre malattie. Mancava un piano per l’emergenza. Ma non stiamo neanche seriamente pensando ad un piano per la ripresa. Una cosa la sappiamo: fino all’arrivo del vaccino bisognerà continuare ad attuare forme di distanziamento sociale. Allora, per fare un esempio, anziché vagheggiare del giorno in cui si potrà tornare a scuola o all’università bisognerebbe cominciare a pensare a come fare lezione massimo a 20 persone per volta in aule tanto ampie da poterne ospitare, in tempi normali, 5 volte di più. Significa lavorare sugli spazi, sugli orari, sui carichi degli insegnanti. Solo per non ritrovarsi ancora una volta impreparati.

Boris Johnson ha solo comunicato in maniera improvvida i problemi (affaticamento comportamentale, numero di morti, strategie di lungo periodo) che anche noi abbiamo. Ma non basta dare torto a Johnson per pensare di avere ragione.

 

[i] Boris Johnson ha pronunciato un primo discorso il 12 marzo 2020 (qui il pdf). In quella occasione ha pronunciato la famosa frase “Molte famiglie perderanno i loro cari” ripresa dai media di tutto il mondo. Leggendo per intero il discorso si comprende che il Primo Ministro inglese faceva riferimento alla situazione in quel momento. E diceva chiaramente: “Devo essere chiaro, dobbiamo essere tutti chiari, che questa è la peggiore crisi di salute pubblica per una generazione. Alcune persone lo confrontano con l’influenza stagionale. Ahimè, non è giusto. A causa della mancanza di immunità, questa malattia è più pericolosa”.  E chiariva anche che l’obiettivo era “agire per allungare il picco della malattia per un periodo più lungo in modo che la nostra società sia più in grado di far fronte”.

Boris Johnson ha pronunciato un secondo discorso il 23 marzo 2020 (qui il pdf). È quello nel quale sono state (finalmente) dettate le misure di distanziamento sociale.

Anche i media inglesi hanno criticato molto il premier per l’uso “disinvolto” dell’economia comportamentale.

600 accademici di esperti di questa materia hanno sottoscritto una petizione per chiedere di non puntare tutto sulla teoria dell’affaticamento comportamentale.

 

l’Adige 6 aprile 2020

 

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