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Autonomia e autosufficienza

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Se, per il suo articolo di domenica, Walter Kaswalder continuerà ad essere attaccato da tutti, finirà per diventare simpatico. Anche perché la pletora di critiche eludono la domanda di fondo posta dal Presidente del Consiglio provinciale.

Prima di parlare specificamente di questo vorrei soffermarmi sullo snodo procedurale.

Kaswalder è stato criticato per aver scritto che il Consiglio provinciale fu di fatto esautorato all’epoca della elaborazione del Patto di Milano prima e del Patto di garanzia poi. Orbene, almeno per quel che attiene il Patto di Milano (2009), è giusto ricordare quanto disse l’allora Presidente del Consiglio provinciale[i]. A tal fine è sufficiente rileggere l’edizione di questo giornale del 2 dicembre 2009, a pagina 21. In un articolo dal titolo «Kessler e il Pd contro Dellai: fa da solo» veniva riportato un comunicato stampa del Presidente Giovanni Kessler così virgolettato: «Esprimo rammarico e disagio di fronte al fatto che il consiglio provinciale, organo rappresentativo dell’intera comunità, non sia stato coinvolto nella definizione di questa intesa. Quello che preoccupa è che si venga ad affermare un precedente, secondo il quale si può cambiare una parte fondamentale del nostro statuto attraverso l’esclusivo accordo dei rappresentanti dei due poteri esecutivi (Provincia e Stato), senza il coinvolgimento e la condivisione della comunità interessata e delle Istituzioni che la rappresentano». L’onorevole Dellai si difese sostenendo che aveva agito secondo la legge. Resta che il mancato coinvolgimento del Consiglio provinciale è agli atti.

Ma veniamo al punto nodale.

A me sembra che Kaswalder, sia pure in maniera implicita, ponga la seguente questione di fondo: negli ultimi 10 anni, ancor più che in passato, il Trentino ha perseguito l’obiettivo di trattenere il più possibile in loco il gettito fiscale (i famosi 9/10) assumendo via via sempre maggiori competenze sulla base del presupposto che con quanto ottenuto dal gettito fiscale (e, quindi, dal PIL provinciale) si possa provvedere a tutte le incombenze (ad un livello qualitativo accettabile) senza o quasi concorso dello Stato.

Che questa fosse l’impostazione viene confermato dal discorso che il 10 dicembre 2013 il Presidente Ugo Rossi tenne in Consiglio provinciale dal titolo “Le problematiche istituzionali e finanziarie nei rapporti Stato-Provincia dopo l’accordo di Milano”. Quell’intervento si apriva con queste parole: «Con l’Accordo di Milano del 2009 è stato definito un modello di finanza provinciale unico nella realtà nazionale… Si tratta di un modello di autonomia finanziaria pienamente responsabile: la provvista delle risorse è garantita esclusivamente dai gettiti prodotti sul territorio provinciale, senza alcuna clausola di salvaguardia: nel senso che, anche in presenza di eventuali congiunture negative dell’economia locale, non è previsto alcun intervento integrativo o di soccorso da parte dello Stato, come avviene invece per tutti gli altri enti territoriali italiani, ai sensi dell’art. 119 della Costituzione».

In sostanza il Trentino si tiene le proprie tasse (anche se non è così o non è del tutto così) e con quelle provvede a tutto. Ma cosa accade se si verificano dei fenomeni straordinari che comportano un aumento delle spese (esempio: tempesta Vaia) o una riduzione delle entrate (si pensi al decremento del PIL e quindi del gettito fiscale a causa della pandemia da coronavirus)? Può il Trentino farcela da solo senza aiuto?

A mio avviso è questa la domanda posta da Kaswalder. O, in ogni caso, è la domanda a cui sarebbe bene dare risposta.

Si tratta di capire, più in generale, quale autonomia è possibile, ovvero quale autonomia (o, se si preferisce, quale autosufficienza) può permettersi una provincia che può contare solo sul proprio gettito fiscale, anche quando, per ipotesi, esso diminuisca sensibilmente.

Avevo posto la domanda, su questo giornale, lo scorso 21 gennaio in un articolo dal titolo: “Quale autonomia è sostenibile?”.

Onestamente non mi appassiona la querelle che si è scatenata contro Kaswalder. È del futuro dell’autonomia, ovvero della possibilità reale di essere autosufficienti che mi piacerebbe si parlasse.

[i] Sull’accordo di Milano vedi il comunicato stampa della Provincia e il commento a caldo di Rossi e Dellai

 

l’Adige 29 maggio 2020

 

Antefatto:

Articolo di Walter Kaswalder (l’Adige 24 maggio 2020)

Critica di Ugo Rossi e Arno Kompatscher (l’Adige 25 maggio 2020)

Critica di Lorenzo Dellai (l’Adige 26 maggio 2020)

Critica Michele Dallapiccola (l’Adige 27 maggio 2020)

Critica Tonini (l’Adige 28 maggio 2020)

 

Post articolo

Lettera dei capigruppo di maggioranza a sostegno di Kaswalder e risposta del Direttore Faustini (l’Adige 30 maggio 2020)

Intervento di Carlo Andreotti (l’Adige 31 maggio 2020)

Intervento di Flavio Mosconi (l’Adige 1° giugno 2020)

 

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