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La Provincia di Trento nominerà anche il Vescovo?

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La Provincia di Trento vuole: a) trasformare HIT in un ente strumentale; b) aumentare il proprio ruolo nel cda di Fondazione Mach; c) provincializzare il personale della Corte dei Conti e la nomina di alcuni suoi magistrati.

Spiego meglio di cosa sto parlando.

A) HIT. Nel 2015, dopo aver deciso la liquidazione di Trento-Rise, la giunta Rossi propiziò la nascita della società “Hub innovazione Trentino” (HIT s.c.a.r.l.) per effetto di un accordo tra Provincia, Università, Fondazione Mach, Fondazione Kessler e Trentino Sviluppo. HIT, finanziato da PAT e poi diventato fondazione, deve “promuovere e valorizzare i risultati della ricerca e l’innovazione del sistema Trentino al fine di favorire lo sviluppo dell’economia locale”. Con il disegno di legge n. 51 del 2020, proposto dall’Assessore Spinelli, ci si prefigge di: a) trasformare HIT in un ente strumentale della Provincia; b) assicurare una presenza diretta nell’ente della PAT che potrà nominare 2 componenti su 6 del cda, compreso il Presidente. HIT dovrà supportare l’attività di trasferimento tecnologico di imprese ed enti di ricerca.

B) Il cda di Fondazione Mach. L’Assessora Zanotelli ha presentato un emendamento all’appena citato progetto di legge, volto a modificare la composizione del consiglio di amministrazione della Fondazione Mach. Il numero dei consiglieri viene ridotto da 12 a 7. Scompaiono i rappresentanti del personale e delle cooperative di produzione agricole; viene ridimensionata la rappresentanza delle organizzazioni professionali agricole. Il potere decisionale si sposta verso Piazza Dante perché su 7 membri, 4, compreso il Presidente, sono di nomina del Consiglio provinciale.

C) La Corte del Conti. In questi giorni la Commissione dei 12 valuterà la possibile modifica dell’assetto delle sezioni di controllo della Corte dei Conti. Ci si propone di provincializzare tutto il personale amministrativo attualmente in servizio presso gli uffici della Corte di Trento e di Bolzano. Inoltre due su quattro dei magistrati della Sezione di controllo verrebbero indicati dal Consiglio provinciale. Il rischio è che il controllato diventi controllore di se stesso.

Questi eventi testimoniano, una volta di più, la pluralità di ruoli che la Provincia assume, fenomeno sul quale è bene aprire una riflessione.

1) La PAT svolge innanzitutto il ruolo di regolatore/decisore. Essa è titolare di potestà legislativa addirittura primaria in molte materia e possiede ampia potestà amministrativa. In questa veste può definire le politiche pubbliche con un chiaro ruolo di indirizzo politico.

2) La PAT ha anche il ruolo di principale finanziatore. Non c’è quasi attività in Trentino che non venga finanziata direttamente o indirettamente dalla Provincia. E l’accumulo di nuove competenze non fa altro che accrescere questo ruolo, ponendo problemi di sostenibilità finanziaria.

3) La PAT ricopre un ruolo rilevantissimo come attuatore delle politiche pubbliche. Si pensi ai tanti enti strumentali, alla miriade di società partecipate, ai tanti rappresentanti della PAT nei consigli di amministrazioni dei soggetti pubblici e privati più vari.

4) La PAT (secondo la proposta al vaglio della Commissione dei 12) vuole accrescere anche il proprio ruolo di controllore delle proprie attività.

La domanda a cui tutti siamo chiamati a rispondere è la seguente: è lungimirante, utile ed efficiente che uno stesso soggetto ricopra contemporaneamente il ruolo di regolatore/decisore, di finanziatore, di attuatore e di controllore di se stesso?

Alcune considerazioni personali.

a) Lo scenario descritto non nasce certo oggi. La nuova maggioranza si è ritrovata nella filosofia adottata dai predecessori. Un solo esempio: oggi si vogliono eliminare i rappresentanti del personale dal cda di Fondazione Mach. È la stessa scelta che il centro sinistra fece in occasione della cosiddetta provincializzazione dell’Università: i rappresentanti del personale tecnico amministrativo sparirono dal cda dell’ateneo.

b) I rappresentati nominati dalla PAT nei vari enti/organismi/società cosa perseguono: il bene dell’ente o la fedeltà a chi li ha nominati? Un altro esempio. Lo scorso dicembre il Rettore si è opposto al progetto di Fugatti di creare la scuola di medicina con l’Università di Padova. Un altro Rettore avrebbe avuto la stessa forza se anziché essere stato eletto dai colleghi fosse stato nominato dalla Provincia? Si ricordi che all’epoca della provincializzazione c’era chi voleva un cda dell’Università nominato dalla Provincia e il Rettore nominato da un cda così composto.

c) Quando tutto è riconducibile ad un unico soggetto che decide, finanzia e controlla (quasi) ogni cosa, viene meno la dialettica istituzionale. Ma questo genera una sola cosa: pensiero unico e conformismo. L’esatto contrario dell’innovazione. Nessuno esce dal coro.

Occorre cambiare rotta. Altrimenti, prima o poi, qualcuno si convincerà che la PAT debba nominare anche il Vescovo della diocesi di Trento.

l’Adige 8 luglio 2020

 

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