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Articoli su quotidiani

Modelli diversi di leadership (a proposito del Trentino)

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Caro Direttore,

ho letto con molto interesse la polemica a distanza tra Maurizio Gentilini e Lorenzo Dellai che hai ospitato nei giorni scorsi nello spazio dedicato alle lettere. Senza entrare nel merito delle posizioni (non compete a me) mi pare che essa suggerisca una riflessione sugli stili di leadership e sulla progettualità del Trentino. Provo brevemente a spiegare perché.

A) Nella controreplica pubblicata il giorno 21, Gentilini sottolinea il fatto che Dellai intervenga frequentemente pubblicamente. Anche io ho notato questo aspetto. Ma lo ritengo un pregio. Più volte, quando ricopriva la carica di Presidente della Provincia, mi è capitato di esprimere, sui giornali, punti di vista diversi da quelli di Dellai, e sovente egli mi ha risposto sugli stessi canali. Ricorderai, caro Direttore, che proprio tu pubblicasti un mio intervento dal titolo dal titolo “Presidente Dellai, mi colpisce il tono”: era il gennaio del 2012 e il tema era quello della riforma dello Statuto dell’Università[i]. Ma è solo un esempio: potrei farne altri. Mi è poi capitato di scrivere articoli che criticavano questa o quella scelta dei successori di Dellai. Non ho mai avuto risposta. Ora non è certo la mia persona ad assumere importanza. Però sarebbe interessante fare un inventario degli interventi pubblici di Dellai e di quelli dei suoi successori. Non ci sarebbe confronto. Siamo via via scivolati verso una progressiva afasia che a mio avviso è un indicatore del modello di leadership. Rispondere pubblicamente alle critiche non è solo un gesto di cortesia: è il riconoscimento dell’esistenza e della legittimazione di chi non la pensa come te, che poi è l’essenza della dinamica democratica. Ecco perché il dibattito pubblico anche aspro è un bene in sé. Non so dire se Dellai abbia mai cambiato idea dopo aver discusso sui giornali. Di certo la comunità veniva informata delle posizioni contrapposte e poteva maturare una propria opinione. Una attività che alimenta il “capitale sociale”.

B) Sempre nella controreplica pubblicata il giorno 21, Gentilini critica molte delle riforme volute da Dellai. Sono tra quelli che ha criticato la cosiddetta provincializzazione dell’Università (esprimere le ragioni è venuto a noia anche a me che le ho difese a lungo: ho capito di aver perso e me la sono messa via). Sono altrettanto convinto, però, che servano gli storici per valutare nell’insieme l’operato di un leader che ha governato questa terra per 15 anni. Ma solo leggere l’elenco stilato da Gentilini suscita una forte impressione: dalla ricerca, alla scuola, all’università, alle comunità di valle, agli assetti istituzionali e altro ancora. Sono state tutte riforme sbagliate? Forse: come detto non spetta a noi dirlo e tanto meno in un articolo di giornale. Ma qual è la visione che è venuta dopo? Oggi si discute di qualche orso problematico, della chiusura domenicale dei supermercati, del linguaggio colorito di qualche leader politico: nulla in confronto a quell’elenco.

Voglio essere chiaro su questo punto perché investe il futuro del Trentino. C’è stato un tempo in cui il Trentino voleva proporsi come laboratorio politico e istituzionale, come banco di prova nel quale sperimentare/anticipare soluzioni nuove da proporre al resto del territorio nazionale: un modo encomiabile di interpretare l’autonomia. Forse alcune cose (o molte) non sono venute bene: del senno di poi…. Ma quel Trentino mi manca: mi pare che non si cerchi di anticipare nessuno scenario e che si segua l’onda un po’ come quelle squadre di metà classifica che si pongono come obiettivo unicamente di non retrocedere. Né vale obiettare che non sono più i tempi delle “vacche grasse”: Alcide De Gasperi non diceva forse che autonomia significa saper fare di più con meno? Penso che il Trentino stia vivendo un periodo di grande ripiegamento, avvitato sul quotidiano e sul contingente: molto più impaurito che propositivo; sempre più convinto che l’autonomia (o quella che ancora ci possiamo permettere) sia solo farsi i fatti propri senza preoccuparsi di essere di esempio (una impostazione che fiato più corto non può avere).

Una notazione finale. Tra i temi sollevati nel dibattito a distanza da cui sono partito c’è quello degli assetti istituzionali. Non so quanto egli lo gradisca, ma Dellai è stato spesso accostato all’immagine del “principe illuminato”. E molte sue riforme hanno accreditato questo modello. Mi chiedo se si sia mai posto il problema di cosa accada se ai “principi illuminati” succedano dei “principi spenti”. E se il compito delle architetture istituzionali non sia quello di restare “illuminate” a prescindere dalla luminosità di chi le guida.

Come sempre, grazie, caro Alberto, per il grande privilegio che mi dai di parlare ai lettori del tuo giornale.

[i] L’articolo citato nel testo era la risposta ad un articolo di Lorenzo Dellai dal titolo: “Cari professori serve coraggio”.

 

l’Adige 22 ottobre 2020

 

Antefatto dell’articolo

Intervista a Guarino del 16 ottobre 2020

Lettera di Maurizio Gentilini del 18 ottobre 2020

Replica di Lorenzo Dellai del 20 ottobre 2020

Controreplica di Maurizio Gentilini del 21 ottobre 2020

 

Post articolo

Intervento di Vincenzo Calì (l’Adige 24 ottobre 2020)

Intervento di Maurizio Petrolli (l’Adige 25 ottobre 2020)

Intervento di Maurizio Gentilini (l’Adige 28 ottobre 2020)

 

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