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Le elezioni (dei Rettori) in tempo di pandemia

By In

Nel “tempo sospeso” che stiamo vivendo a causa della pandemia maturano comunque delle “scadenze” come quella del rinnovo della carica di Rettore.

Ma come si eleggono i Rettori al tempo del Covid visto che non è possibile avvalersi della tradizionale procedura del voto in presenza?

L’art. 7 del d.l. 22/2020 aveva sospeso, fino al 30 giugno 2020, le procedure di rinnovo delle cariche in corso al momento della entrata in vigore dello stesso decreto legge. A partire dal luglio 2020 le procedure in parole avrebbero potuto proseguire il proprio corso.

In alcune sedi [Università di Roma La Sapienza (pdf); Università di Genova (pdf)] si è proceduto alla elezione del Rettore “a distanza” o “da remoto” tramite sistemi cosiddetti di e-voting[i].

Sorge la domanda: allo stato attuale delle conoscenze tecnologiche, il ricorso al voto a distanza è appagante?

Il tema è complesso perché ci sono due grandi obiettivi da tenere insieme: da un lato rinnovare le cariche giunte a scadenza così da evitare “proroghe” che farebbero venir meno la durata per definizione limitata nel tempo di ogni carica democratica; dall’altro rispettare i principi del voto democratico per evitare di avere risultati falsati che, invece, snaturerebbero la reale rappresentatività degli eletti in quanto non veramente espressivi della volontà dei votanti.

I principi del voto democratico sono noti e di recente sono stati ribaditi nella Recommendation CM/Rec(2017)5 of the Committee of Ministers to member States on standards for e-voting del Consiglio d’Europa (pdf).

Di questi principi ne ricordiamo 2: la personalità e la segretezza del voto.

Ogni elettore deve esprimere il proprio voto ed occorre essere certi della sua identità, ovvero che sia proprio quell’avente diritto a votare. Per questa ragione quando ci rechiamo in un seggio elettorale veniamo identificati dal presidente di seggio e dagli scrutatori.

Inoltre il voto deve essere segreto: per questo motivo esprimiamo il voto in una cabina chiusa che esclude ogni sguardo esterno.

Premesso che faccio un ragionamento generale che prescinde da qualsivoglia giudizio sulle esperienze prima ricordate a titolo di esempio, ci si può chiedere: il voto da remoto garantisce questi due requisiti?

Il voto da remoto funziona in questa maniera: l’elettore riceve una mail nella quale sono contenute le credenziali (di regola: userid e password) per accedere, dal proprio computer, ad una schermata attraverso la quale esprimere il voto per i candidati.

Ma il Cineca (pdf), nello spiegare il funzionamento del sistema “U-Vote online” (con il quale si è votato a Roma-Sapienza) ha testualmente affermato: “È superfluo osservare come la modalità di voto online sia chiaramente non presidiata, pertanto l’identificazione dell’elettore è demandata al corretto uso delle credenziali personali (istituzionali) e sia l’elettore stesso a doversi preoccupare di votare in condizioni che gli consentano di esprimere liberamente le proprie preferenze senza pressioni esterne[ii].

Con queste modalità di voto:

a) non si ha certezza che il soggetto che esprime il voto sia proprio la persona legittimata perché non c’è nessuna “procedura di riconoscimento” del votante: le credenziali personali (per varie ragioni) possono essere affidate a terzi che così possono esprimere il voto al posto del vero titolare del diritto di elettorato attivo.

b) non si ha certezza nemmeno della segretezza del voto. Nulla esclude (e in ogni caso non viene verificato) che ci siano altri soggetti presenti al momento del voto da remoto. E non si possono escludere scenari inquietanti: ad esempio che “baroni” di antica memoria impongano a colleghi più giovani di votare in propria presenza per essere certi che gli stessi ottemperino agli “ordini di scuderia accademica” impartiti.

Quanto detto è sufficiente a sollevare più di un dubbio sulla attendibilità democratica anche solo teorica di votazioni in remoto svolte in questo modo. Ma ci sono anche altri aspetti problematici come ad esempio la sicurezza delle piattaforme e la correttezza del conteggio dei voti. Basti ricordare che un software in commercio, molto usato per le votazioni in remoto, viene venduto con l’esplicita avvertenza, contenuta nelle Condizioni di utilizzo, che il produttore non garantisce che il servizio possa essere privo di errori[iii].

Cosa fare? Arrendersi alla realtà che impedisce di fare votazioni in presenza? Oppure avvalersi di modalità di voto che possono portare a risultati non genuini?

Si possono immaginare scenari diversi.

Innanzitutto adottare sistemi di voto in remoto più sofisticati. Per esempio: non limitarsi alla “autenticazione semplice” (Username e Password), ma ricorrere all’autenticazione forte (con SMS, ad esempio) o personalizzata (tramite SPID).

Questo risolverebbe solo una parte dei problemi né basterebbe introdurre meccanismi come quelli usati per gli esami universitari a distanza: telecamera per il riconoscimento del candidato e telecamera che dimostri che non ci sia nessun altro nella stanza. Occorre lavorare sui tanti problemi che rendono ancora non appagante il voto in remoto. Di questo è consapevole anche la Commissione dell’Unione Europea che nel 2021 preparerà un compendio sulle prassi del voto elettronico[iv].

Nel frattempo si possono procrastinare di poco le elezioni dei Rettori in scadenza fino al momento in cui si potrà votare in presenza e si potrà fare anche campagna elettorale con la partecipazione fisica delle persone (presupposto necessario per far maturare la decisione di voto): è verosimile che questo possa avvenire già nella tarda primavera semplicemente pensando a quanto avvenuto nel 2019.

Si possono immaginare soluzioni che evitino al Rettore in scadenza di restare in carica: ad esempio il ruolo potrebbe essere ricoperto dal Decano o simili.

Anche al fine di disciplinare bene questi aspetti e tutti gli interessi in gioco, sarebbe utile l’intervento del legislatore.

Ma è un errore ignorare che il voto a distanza, in questo momento, presenta ancora grandi incognite. Considerazioni di tal fatta dovrebbe farle anche chi pensa che si possano tenere elezioni politiche votando da remoto.

 

 

 

 

[i] Per l’Università di Roma la Sapienza si veda: la “Disciplina straordinaria della procedura di voto online Elezioni del Rettore – sessennio 2020-2026” (pdf) il cui articolo 1, comma 2, recita: “Le operazioni di voto si svolgeranno da remoto. Ogni elettore potrà votare utilizzando un proprio dispositivo abilitato alla navigazione Internet o la propria postazione lavorativa; a tal fine dovrà accedere alla schermata di autenticazione tramite apposito link, che verrà reso pubblico sulla pagina ufficiale delle Elezioni Rettore 2020 con apposita circolare ed anche comunicato via email al corpo elettorale”. Il voto da remoto è stata la regola. Il successivo comma 3 prevedeva la possibilità di votare presso postazioni allestite in Rettorato per i casi di “impossibilità di natura tecnica”. Si veda anche la Guida al voto telematico (pdf). Nel testo verrà poi citato l’Allegato tecnico-operativo Cineca (pdf).

Per l’Università di Genova si veda il D.R. n. 1640 del 28.4.2020 di emanazione delle disposizioni regolamentari per le elezioni telematiche del Rettore (pdf), nonché le Informazioni sul Sistema e-voting (pdf).

[ii] Allegato tecnico-operativo redatto dal Cineca (pdf).

[iii] https://www.eligo.social/wp/wp-content/uploads/CGU_ELIGO.pdf (pdf). Si veda il punto 9.2

[iv] Vedi  Comunicazione della Commissione sul piano d’azione per la democrazia europea, Bruxelles, 3.12.2020 COM(2020) 790 final, p. 7 ss (pdf).

Verrà anche aggiornato il Compendio sulla sicurezza informatica delle tecnologie elettorali (pdf) e saranno organizzate ulteriori esercitazioni pratiche per vagliare i rischi e lo stato di preparazione, sulla base del lavoro congiunto della rete europea di cooperazione in materia elettorale e del gruppo di cooperazione per la sicurezza delle reti e dei sistemi informativi.

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