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Sulla cessazione delle pubblicazioni del quotidiano «Trentino»

By In

«Tre quotidiani sono troppi per una Provincia di poco più di 500.000 abitanti».

Negli ultimi lustri ho sentito più volte ripetere questa frase, anche in ambienti insospettabili, specie in occasione della pubblicazione di notizie “scomode”.

Quella stessa frase è la prima cosa che mi è venuta in mente quando ho appreso la notizia che il quotidiano “Trentino” non sarà più in edicola: una notizia di eccezionale gravità.

Si stigmatizza il comportamento dell’editore (Athesia) che ha comunicato la decisione senza alcun preavviso, impedendo quindi (a quanto ne so) ogni approfondimento circa la possibilità di seguire strategie alternative (compresa la vendita del “ramo d’azienda”, anziché la sua chiusura).

Ma ad Athesia taluni imputano anche un’altra responsabilità: quella di detenere (quasi) il monopolio dei quotidiani in regione. Il problema c’è. Ma è davvero una colpa di Athesia? Vorrei partire da questa domanda per svolgere qualche riflessione.

Muovendo da tre premesse.

La prima è che la Provincia di Trento ha avuto, nel secondo dopoguerra, 3 quotidiani cartacei. “Trentino”, appunto, e “l’Adige” (fondati entrambi nel 1945, ancorché con nomi diversi) a cui si è aggiunto, dal 2003, il “Corriere del Trentino”, dorso locale del Corriere della Sera.

La seconda è che da qualche tempo i quotidiani cartacei subiscono emorragie di vendite, con conseguenti “ristrutturazioni” e licenziamenti. Il vento della crisi ha colpito anche questa Regione. A maggio 2018, ad esempio, era già avvenuto un drastico ridimensionamento della redazione del “Corriere del Trentino” (sorte non diversa toccò alla redazione del “Corriere dell’Alto Adige”) (ne avevo parlato qui).

La terza premessa riguarda gli assetti proprietari. Nel 2016 “Trentino” (insieme ad “Alto Adige”) è stato ceduto dal gruppo “l’Espresso” alla società editoriale altoatesina Athesia guidata dall’imprenditore sudtirolese Michl Ebner che pubblica anche il quotidiano Dolomiten, il più diffuso giornale in lingua tedesca della provincia di Bolzano. Nel luglio 2018 “l’Adige” (in mancanza di altri compratori) è stato rilevato dalla già richiamata società Athesia di Bolzano. Detta società si è ritrovata, quindi, ad essere proprietaria de: “l’Adige”, “Trentino”, “Alto Adige”, “Dolomiten”, in pratica di tutti i principali quotidiani cartacei della regione (eccetto “Corriere del Trentino” e “Corriere dell’Alto Adige”). Di qui il (quasi) monopolio cui si è fatto cenno.

Il monopolio nell’informazione non è certo un fatto positivo. Ma senza Athesia, la situazione sarebbe stata migliore o peggiore? È davvero inverosimile pensare che senza l’editore altoatesino il rischio chiusura di alcuni giornali si sarebbe manifestato ancora prima?

La storia, ovviamente, non si fa con i se.

Ma per esporre la mia opinione vorrei partire da un episodio dei primi mesi del 2017 (il quotidiano “Trentino” era stato da poco venduto ad Athesia).

Una serata organizzata da una associazione benefica (tipo Rotary, Lions e simili, per dare l’idea). Ospite un giornalista di vaglia, conoscitore e protagonista del mondo dell’informazione in regione. Non a caso gli venne chiesto di parlare dell’informazione locale nell’era digitale. Al termine della relazione, un importante imprenditore trentino prese la parola e chiese all’ospite: «Come mai la proprietà del quotidiano “Trentino” è finita fuori provincia? Non c’erano alternative?». Il giornalista rispose: «Lo chiedo a lei e a voi tutti: perché la proprietà non è stata rilevata da trentini? Qui in sala ci sono almeno 15 o 20 imprenditori che singolarmente o in cordata avrebbero potuto rilevare il giornale, ma non l’hanno fatto».

Athesia non ha impedito ad altri di fare ciò che lei ha fatto: semplicemente non c’erano altri compratori.

A) La democrazia “costa”. Si usa dire che i giornali siano “i cani da guardia della democrazia”. Senza informazione libera e plurale non è possibile conoscere i fatti, formarsi un’opinione, decidere in maniera consapevole alle elezioni. Il sottotitolo del Washington post, da qualche tempo, è “La democrazia muore nell’oscurità” (fu anche il titolo di un mio articolo che proprio “Trentino” pubblicò nel novembre del 2018).

Ma la democrazia non è un “dono” che piove dall’alto e per sempre. Informare e informarsi richiede risorse finanziarie ed impegno. Se non difendiamo l’esistenza di una pluralità di fonti informative ci condanniamo alla schiavitù. Se non acquistiamo i giornali, se non leggiamo i giornali, se non contribuiamo a scrivere sui giornali, il destino della democrazia è segnato. Certo, la crisi, la rivoluzione digitale e tanto altro hanno reso le cose più complicate. Ma la sostanza rimane: senza impegno (finanziario e umano), viene meno un pilastro della democrazia.

B) Democrazia, pluralismo e autonomia. L’esistenza di tre (o più) quotidiani assicura maggiore qualità alla democrazia. Altro che troppi: dovrebbe essere motivo di vanto per una terra che rivendica la propria autonomia e pretende (o forse: pretendeva) di porsi come modello. Anche a costo di apparire urticante, io ritengo che questa vicenda del “Trentino” chiami direttamente in causa la crisi profonda che l’autonomia sta vivendo (Lorenzo Dellai proprio in questi giorni ha detto che “L’autonomia trentina è molto sola e molto isolata”). Una crisi di sostenibilità finanziaria (lo ripeto da tempo), ma anche di idee e di prospettive. Una crisi che non riguarda solo le istituzioni dell’autonomia ma soprattutto la società. Un quotidiano online ha definito “narcotizzata” la società trentina di fronte alla notizia della chiusura di un giornale. Proprio questo stato di cose occorre superare. Con la consapevolezza che l’autonomia non è nelle istituzioni ma nella comunità. Mi spiego meglio. Non è sufficiente dire, come pure qualcuno ha fatto (in una sorta di riflesso pavloviano): «intervenga la Provincia per salvare il giornale». I pubblici poteri devono ovviamente fare la loro parte. Ma è la comunità che deve agire in prima persona. É la comunità che deve dimostrare, con i fatti, di voler difendere l’autonomia difendendo le cose di cui essa si nutre: il pluralismo e la democrazia tra di esse. Gli imprenditori e, in generale, le persone che conducono una vita più agiata dovrebbero chiedersi se l’unica cosa da fare dei propri utili e risparmi sia investirli in società finanziarie che promettono alte remunerazioni o se non sia più appagante (ed eticamente indispensabile) investirli in iniziative che alimentino il capitale sociale dell’autonomia e, quindi, la qualità dell’autonomia stessa. A cosa serve accumulare qualche soldo in più se tutto intorno crollano pezzi di società e di senso autonomistico?

C) Che fare? L’ANPI del Trentino ha proposto di dar vita ad un’iniziativa mirata a riportare in edicola il “Trentino”, con forme di azionariato popolare raccolto intorno ad un gruppo imprenditoriale. Penso sia una buona idea. Io ci sono. E se tutte le persone che hanno manifestato solidarietà sui social si unissero all’impresa, si raggiungerebbe in breve tempo un finanziamento idoneo a (ri)partire. Ma non basta. Questa vicenda deve servire a svegliare la società narcotizzata, la società incapace di pensare che il benessere non è dato per sempre, la società che ha dimenticato che autonomia significa responsabilità innanzitutto della comunità.

 

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