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Articoli su quotidiani

Università e società

By In

Lo scorso 14 gennaio, in un editoriale pubblicato da questo giornale, Fernando Guarino ha posto alcune domande ai candidati alla carica di Rettore dell’Università di Trento.

Ora che la data delle elezioni è prossima (si voterà la prossima settimana), possiamo dire che è stato uno dei pochissimi interventi di esponenti della società civile su un tema così importante come è quello del rinnovo della carica di vertice dell’Ateneo. Forse è il segno del disinteresse della comunità trentina nei confronti della sua Università che lo stesso Guarino ha denunciato nel suo articolo.

Io penso che sia utile approfondire il tema anche perché esso rinvia direttamente al dialogo tra Università e comunità.

Conviene muovere da una premessa: per poter dialogare, discutere, proporre, criticare, controllare è necessario essere informati, è necessario, cioè, conoscere, in maniera puntuale, cosa l’Università fa, cosa avviene al suo interno.

Se un qualsiasi abitante del pianeta consulta il sito web dell’Università di Padova (è solo un esempio) può conoscere: gli ordini del giorno delle sedute degli organi dell’Ateneo, i verbali delle stesse sedute, i risultati delle delibere poste in discussione (questo l’indirizzo: https://www.unipd.it/consiglio-amministrazione). Nessun abitante del pianeta può avere analoghe informazioni collegandosi al sito dell’Università di Trento: solo i dipendenti dell’Università possono consultare i verbali disponibili, dopo molte settimane, in un’area riservata del sito di ateneo. Perché l’Università di Padova avverte l’importanza di far conoscere in dettaglio e a tutti ciò che fa, mentre l’Università di Trento segue una strategia di chiusura?

Altro aspetto. In vista delle elezioni rettorali sono stati organizzati degli incontri con i candidati in streaming, insomma delle assemblee al tempo della pandemia. Tutti incontri rigidamente riservati agli interni (in qualche caso, con domande da comunicare in anticipo): la comunità esterna esclusa, giornalisti compresi. Inoltre è stato attivato un forum di discussione con i candidati. Anch’esso riservato agli interni cui è fatto espresso divieto di comunicare all’esterno ciò che li viene scritto. Sorvolo sulla liceità di tali regole per soffermarmi sulla filosofia che emerge da quanto detto: l’Università di Trento pensa che ciò che si discute e viene deciso al proprio interno riguardi solo se stessa e non debba trapelare all’esterno (salvo quello che viene diffuso dai comunicati stampa o tramite una conferenza stampa, “last minute”, dei candidati). Se si aggiunge che dal 2018 non si tiene più l’assemblea annuale di Ateneo, ovvero il momento statutariamente previsto di confronto con il territorio, il quadro che ne esce non è incoraggiante.

Allora pongo io una domanda a Guarino e alla comunità: come può una comunità discutere della propria Università se viene privata della base del confronto ovvero l’informazione? Se l’unica informazione è quella dei comunicati stampa? Perché Trento, in questo, è diversa da Padova? Gli amanti delle classifiche dovrebbero ammettere che l’Ateneo patavino, sul punto, stacca di molte posizioni Trento.

Nel suo articolo Guarino solleva il tema della rilevanza etica del comportamento dei ricercatori e dell’azione dell’Università. Lui si è soffermato soprattutto sulle indagini della magistratura che ci sono state. Ha ovviamente ragione. Ma il tema è molto più ampio.

C’è un principio etico che impone trasparenza e integrità. Il dialogo virtuoso tra Università e comunità (basato sulla completa informazione) serve anche a dare corpo a questo principio.

Tra una Università pubblica e il territorio sul quale essa opera deve esserci un dialogo virtuoso. Un dialogo esiste solo se c’è comunicazione, trasparenza, possibilità di controllo ma anche se i ricercatori non dimenticano di dover essere “interi” ovvero non dimenticano le responsabilità che hanno nei confronti della comunità (in particolare di quella che li finanzia in misura significativa).

Non avrei scritto questo articolo se non avessi una preoccupazione di fondo, se questa tendenza della comunità universitaria a parlare solo tra sé senza offrire reale informazione e partecipazione alla comunità esterna non generasse in me inquietudine. Il Trentino sta attraversando, a mio avviso, un momento di grande difficoltà. Difficoltà dettate dalla sostenibilità finanziaria della propria autonomia e dalla mancanza di idee forti sul proprio futuro (ne ho parlato più volte su queste colonne). In un contesto come questo sarebbe importante che dall’Università arrivasse l’esempio di un dibattito non limitato a se stessa ed entro le proprie mura ma aperto e inclusivo; arrivasse l’esempio di un dibattito non incentrato su un tal corso di laurea e su una tal ricerca ma su un’idea di sviluppo possibile della crescita economica, urbanistica, dei trasporti, delle infrastrutture; arrivasse l’esempio di intellettuali che si preoccupano di immaginare scenari di ampio respiro e di tracciare la strada alla propria comunità di destino. Questo è il momento in cui l’Università di Trento dovrebbe prendere per mano la propria comunità. Forse sbaglio, ma non ho informazione di questo.

 

Post articolo

Intervento di Renzo Gubert (l’Adige 19 febbraio 2021)

I candidati al Rettorato commentano l’articolo (l’Adige 19 febbraio 2021)

Intervento del dott. Pietro Chiaro (l’Adige 26 febbraio 2021)

 

 

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