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	<title>democrazia &#8211; Giovanni Pascuzzi </title>
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	<title>democrazia &#8211; Giovanni Pascuzzi </title>
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		<title>Il diritto al giudice</title>
		<link>https://www.giovannipascuzzi.eu/2026/05/04/il-diritto-al-giudice/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Pascuzzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 May 2026 06:00:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli su quotidiani]]></category>
		<category><![CDATA[accesso alla giustizia]]></category>
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					<description><![CDATA[«Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi». La disposizione, contenuta nell’articolo 24 della Costituzione, costituisce uno dei pilastri dello stato diritto. Quest’ultimo si regge sulla supremazia della legge uguale per tutti, ma lo stato di diritto si svuota se non viene riconosciuta la possibilità di rivolgersi ad un [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 14pt;"><a href="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/2026/05/diritto_al_giudice.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class=" wp-image-6900 alignleft" src="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/2026/05/diritto_al_giudice.jpg" alt="" width="246" height="408" srcset="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/2026/05/diritto_al_giudice.jpg 526w, https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/2026/05/diritto_al_giudice-181x300.jpg 181w" sizes="(max-width: 246px) 100vw, 246px" /></a>«Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi». La disposizione, contenuta nell’articolo 24 della Costituzione, costituisce uno dei pilastri dello stato diritto. Quest’ultimo si regge sulla supremazia della legge uguale per tutti, ma lo stato di diritto si svuota se non viene riconosciuta la possibilità di rivolgersi ad un tribunale (e, quindi, ad un giudice) ogni volta che veniamo lesi nei nostri diritti.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">L’elenco delle ipotesi è praticamente infinito: quando vengono messi in discussione i nostri diritti fondamentali; quando sul luogo di lavoro subiamo un demansionamento; quando gli amministratori di una società agiscono in danno dei soci; quando la pubblica amministrazione resta in silenzio davanti ad una nostra istanza; e così via.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Esistono, però, una serie di ostacoli che possono rendere concretamente molto difficile accedere alla giustizia.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">a. Spesso le persone non conoscono fino in fondo i propri diritti ovvero non sanno quale tipo iniziativa intraprendere per rivolgersi ad un giudice. È importante, quindi, investire nella formazione di base o in campagne di sensibilizzazione. Gli ordini professionali degli avvocati possono svolgere un ruolo importante nel garantire una maggiore informazione dei cittadini.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">b. Quanto appena detto ci fa comprendere che garantire l’accesso alla giustizia comporta dei costi. I cittadini devono pagare dei contributi per poter incardinare una causa, poi devono retribuire il proprio avvocato: per i meno abbienti lo stato paga in prima persona i costi della difesa tecnica (cosiddetto “gratuito patrocinio”) perché non garantire l’assistenza dell’avvocato è un altro modo per rendere inutile riconoscere un diritto sulla carta. Occorre anche prevedere misure per tutelare l’accesso alla giustizia dei più vulnerabili (minori, anziani, persone con disabilità, e così via) che richiedono la predisposizione di forme semplificate ovvero di misure particolari per andare incontro alle loro esigenze specifiche. La stessa transizione digitale può essere una opportunità, ma può diventare un ostacolo ancora più grande se non si ricorre a strumenti facili da usare.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">c. Accedere alla giustizia è solo il primo passo: l’obiettivo è ottenere un provvedimento che riconosca il proprio diritto. Siffatto obiettivo si articola in due direzioni. (i) Per un verso lo stato deve assicurare i mezzi necessari per celebrare i processi (edifici, personale giudiziario e amministrativo, attrezzature informatiche e no) e deve fare in modo che il processo risponda a requisiti di equità (il giudice deve essere indipendente e terzo; le parti devono affrontarsi ad armi pari; la durata del processo deve essere ragionevole; e così via). (ii) Per altro verso lo stato deve garantire che, una volta emessa, la sentenza venga eseguita per dare corpo al principio “dell’effettività della tutela” (per fare degli esempi: se viene accertata la morosità di un inquilino, attraverso l’ufficiale giudiziario è possibile ottenere lo sfratto; se una pubblica amministrazione ignora l’ordine di un giudice, quest’ultimo nomina un &#8220;commissario ad acta&#8221; che si sostituisce all&#8217;amministrazione per eseguire materialmente l&#8217;ordine).</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Se volessimo sintetizzare quanto detto fin qui potremmo ricorrere ad una frase di questo tipo: “I diritti costano”.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Per far valere i propri diritti il cittadino sopporta dei costi e costi ingenti affronta lo stato per riconoscere e assicurare in concreto la tutela dei diritti.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Spesso le riforme della giustizia sono dettate da ragioni di bilancio (si pensi alla riduzione dei tribunali o alla insufficiente dotazione di mezzi e personale). Questo non fa altro che ostacolare, di fatto, l’accesso alla giustizia e la possibilità di ottenere tutela effettiva (basti citare i casi in cui si dilatano i tempi necessari per giungere ad una sentenza definitiva).</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Come di recente ribadito dal “Difensore dei diritti” francese (nel rapporto dall’evocativo titolo “<a href="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/2026/05/droit-au-juge.pdf">Le droit au juge”</a> pubblicato nell’aprile del 2026), occorre destinare maggiori risorse al sistema giudiziario pubblico per consentire lo svolgimento dei processi entro tempi ragionevoli, nel rispetto del diritto a un processo equo, e per garantire la tutela anche dei più vulnerabili.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Negli ultimi decenni la crisi fiscale dello stato ci ha abituato a provvedimenti che impongono anche al mondo della giustizia di “tirare la cinghia”. Forse non c’è dolo specifico: ma i reggitori della cosa pubblica (e, indirettamente, coloro che evadono le tasse) dovrebbero riflettere sul fatto che sottofinanziare il servizio giustizia è un modo per svuotare lo stato di diritto e la stessa democrazia.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/2026/05/Adige_diritto_al_giudice.pdf">l&#8217;Adige, 4 maggio 2026</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Elezioni nell&#8217;era digitale: ingerenze straniere e &#8220;par condicio&#8221; online (a margine dell&#8217;annullamento delle elezioni presidenziali in Romania)</title>
		<link>https://www.giovannipascuzzi.eu/2024/12/14/elezioni-nellera-digitale-ingerenze-straniere-e-par-condicio-online/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Pascuzzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Dec 2024 14:12:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli su quotidiani]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
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		<category><![CDATA[par condicio]]></category>
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		<category><![CDATA[social network]]></category>
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					<description><![CDATA[Il 6 dicembre, la Corte Costituzionale della Romania ha annullato l&#8217;intero processo elettorale relativo all&#8217;elezione del Presidente della Romania (dopo il primo turno il maggior suffragato era risultato il candidato di estrema destra considerato “filo russo”). La decisione (n. 32/2024) è stata presa perché: (i) la libertà di voto è stata violata in quanto gli [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 14pt;"><a href="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/2024/12/Alto_adige_Romania_prima.jpg"><img decoding="async" class=" wp-image-6067 alignleft" src="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/2024/12/Alto_adige_Romania_prima-129x300.jpg" alt="" width="213" height="495" srcset="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/2024/12/Alto_adige_Romania_prima-129x300.jpg 129w, https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/2024/12/Alto_adige_Romania_prima.jpg 510w" sizes="(max-width: 213px) 100vw, 213px" /></a>Il 6 dicembre, la Corte Costituzionale della Romania ha annullato l&#8217;intero processo elettorale relativo all&#8217;elezione del Presidente della Romania (dopo il primo turno il maggior suffragato era risultato il candidato di estrema destra considerato “filo russo”).</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><a href="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/2024/12/Hotarare_32_2024.pdf">La decisione (n. 32/2024)</a> è stata presa perché: (i) la libertà di voto è stata violata in quanto gli elettori sono stati disinformati attraverso una campagna elettorale nella quale uno dei candidati ha beneficiato di una promozione aggressiva effettuata eludendo la normativa nazionale in materia elettorale e attraverso lo sfruttamento abusivo di algoritmi delle piattaforme di social media; (ii) il materiale elettorale che promuoveva un candidato non recava i segni specifici della pubblicità elettorale; (iii) il candidato che ha manipolato le tecnologie digitali ha avuto una significativa sovraesposizione che ha portato ad una riduzione direttamente proporzionale dell’esposizione mediatica online degli altri candidati; (iv) non è stato possibile identificare la fonte del finanziamento (verosimilmente straniera) della pubblicità online.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La pronuncia suggerisce alcune riflessioni.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">I. La lotta alle ingerenze straniere. <a href="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/2024/12/political-guidelines-next-commission_it.pdf">Nel programma per il secondo mandato alla guida della Commissione europea Ursula von der Leyen ha scritto</a>: «Negli ultimi anni, le nostre istituzioni e i nostri sistemi democratici sono stati oggetto di attacchi sempre più frequenti da parte di coloro che intendono dividere e destabilizzare la nostra Unione. Dobbiamo moltiplicare gli sforzi per proteggerci dalle ingerenze esterne». A luglio, in <a href="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/2024/12/loi_2024_850.pdf">Francia, è stata approvata la legge n. 2024-850</a> volta a prevenire le ingerenze straniere in quel paese: tutte le persone fisiche o giuridiche che esercitano, su ordine, su richiesta o sotto la direzione o il controllo di un mandante straniero e ai fini di promuovere gli interessi di questi ultimi, una o più azioni destinate a influenzare il processo decisionale pubblico francese sono tenute a dichiarare le loro attività di influenza all&#8217;Alta Autorità per la Trasparenza della vita pubblica.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">II. Social network e manipolazione degli elettori. I social network possono essere usati per profilare gli utenti. Dalla profilazione alla manipolazione il passo è breve. Qualche anno fa balzò agli onori della cronaca il caso Cambridge Analytica (CA). Il motto di CA era: «Noi troviamo i tuoi elettori e li induciamo ad agire». CA creava (a partire da milioni di dati acquisiti prevalentemente da Facebook) dei «profili psicografici» nei quali non solo identificava quali elettori probabilmente si sarebbero mossi a vantaggio di un certo candidato, ma usava le informazioni per predire e anche modificare il loro comportamento futuro. CA è stata accusata di aver interferito pesantemente in alcune campagne elettorali. Non c’è stata una sentenza che abbia accertato le effettive responsabilità di Cambridge Analytica perché la società è fallita. Ma l’episodio ha fatto toccare con mano quanto pervasivi possano essere i social network. Certo, mai in precedenza si è arrivati ad annullare delle elezioni come avvenuto in Romania.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">III. C’era una volta la par condicio in tv. In una famosa sentenza emanata quando in Italia cominciarono ad affermarsi le televisioni private <a href="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/2024/12/pronuncia_148_1981.pdf">(n. 148/1981) la Corte costituzionale italiana</a> scriveva: [la televisione, n.d.r.] «per la sua notoria capacità di immediata e capillare penetrazione nell&#8217;ambito sociale attraverso la diffusione nell&#8217;interno delle abitazioni e per la forza suggestiva della immagine unita alla parola, dispiega una peculiare capacità di persuasione e di incidenza sulla formazione dell&#8217;opinione pubblica nonché sugli indirizzi socio-culturali, di natura ben diversa da quella attribuibile alla stampa». In ragione di quella constatazione vennero emanate le leggi sulla cosiddetta «par condicio» (prima la legge 515/1993 e poi la <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2000;28">legge 28/2000</a> tuttora in vigore). La «par condicio» assicura, particolarmente nei periodi immediatamente precedenti alle elezioni, che i diversi soggetti politici possano accedere in maniera paritaria ai programmi di comunicazione politica (come le tribune elettorali) e ai programmi di informazione (come i telegiornali, anche quelli irradiati dalle emittenti private). Il fatto è che lo scenario tecnologico è radicalmente cambiato con l’avvento di Internet innescando mutamenti di non poco momento. Secondo il «<a href="https://www.censis.it/comunicazione/19%C2%B0-rapporto-censis-sulla-comunicazione">Diciannovesimo Rapporto sulla comunicazione</a>» pubblicato dal Censis pochi mesi fa, meno del 50% degli italiani si informa attraverso i telegiornali: peso sempre maggiore, specie tra i giovani, stanno acquistando i social network e i motori di ricerca.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La vicenda che in questi giorni sta interessando la Romania impone di agire con urgenza per disciplinare la comunicazione e l’informazione politica sui social network (esistono delle norme UE ma riguardano in particolare la lotta alla disinformazione). La libertà degli elettori di formarsi un&#8217;opinione include il diritto di essere adeguatamente informati prima di prendere una decisione. Il contesto in cui questo deve avvenire non è più solo quello radiotelevisivo (anche perché, tale contesto, appare sempre meno importante se rapportato al mondo della rete).</span></p>
<p><a href="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/2024/12/Alto_adige_romania.pdf"><span style="font-size: 14pt;">Alto Adige, 14 dicembre 2024</span></a></p>
<p><a href="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/2024/12/Adige_Romania.pdf"><span style="font-size: 14pt;">l&#8217;Adige, 15 dicembre 2024</span></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il ruolo dell&#8217;opposizione politica (scomoda)</title>
		<link>https://www.giovannipascuzzi.eu/2020/11/27/il-ruolo-dellopposizione-politica-scomoda/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Pascuzzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Nov 2020 07:46:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli su quotidiani]]></category>
		<category><![CDATA[controllo politico]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[legittimazione democratica]]></category>
		<category><![CDATA[minoranze]]></category>
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		<category><![CDATA[politica]]></category>
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					<description><![CDATA[Paolo Ghezzi ha spiegato in una lettera aperta la sua scelta (incomprensibile per molti e addirittura irresponsabile per altri) di dimettersi da consigliere provinciale. In essa egli scrive: «Ho cercato di interpretare con dignità il ruolo angusto e disarmato che tocca a un consigliere d’opposizione…ma ora lascio la politica nelle istituzioni perché sento di poter [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class=" wp-image-3607 alignleft" src="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2020/opposizione/opposizione.jpg" alt="" width="161" height="339" srcset="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2020/opposizione/opposizione.jpg 296w, https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2020/opposizione/opposizione-142x300.jpg 142w" sizes="(max-width: 161px) 100vw, 161px" /><span style="font-size: 14pt;">Paolo Ghezzi ha spiegato in una lettera aperta la sua scelta (incomprensibile per molti e addirittura irresponsabile per altri) di dimettersi da consigliere provinciale. In essa egli scrive: <em>«<a href="https://www.ladige.it/news/politica/2020/11/22/perch-paolo-ghezzi-si-dimesso-sua-lettera-aperta-elettori-ora-ricambio">Ho cercato di interpretare con dignità il ruolo angusto e disarmato che tocca a un consigliere d’opposizione</a>…ma ora lascio la politica nelle istituzioni perché sento di poter essere utile fuori» </em>(<a href="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2020/opposizione/Ghezzi.pdf">pdf</a>)<em>. </em>Cita le cose che è riuscito a fare ma anche i tanti “fattori avversi” che ha dovuto fronteggiare: dalla maggioranza maldisposta alla giunta inesperta e approssimativa; dalla presidenza del Consiglio provinciale inadeguata alla scarsa coesione delle minoranze.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">L’episodio induce a svolgere qualche riflessione.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Conviene innanzitutto ricordare che l’esistenza di una opposizione istituzionalizzata è una delle grandi conquiste della storia della democrazia in Occidente. Probabilmente la più significativa perché canalizza il conflitto sociale e rende legittima la manifestazione del dissenso (nei paesi non democratici tutto questo è solo un sogno perché l’alternativa al pensiero dominante è la repressione).</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">L’opposizione svolge alcune funzioni fondamentali per il funzionamento della democrazia: a) il controllo sull’operato della maggioranza; b) il condizionamento e l’influenza sulle decisioni (si veda in argomento il libro di Serge Moscovici, «Psicologia delle minoranze attive», edito in Italia da Boringhieri); c) la critica dell’indirizzo politico di chi governa; d) la proposizione di un diverso indirizzo politico che possa ottenere in futuro la maggioranza dei consensi. Se il modello funziona al meglio, l’opposizione riesce a dare vita al cosiddetto “governo-ombra” che rende palpabile la futura squadra di governo ed organizza tutte le attività di controllo, di critica e di condizionamento a cui si è fatto riferimento.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">I governi (e i pubblici poteri in genere) hanno bisogno di avere come controparti non semplici minoranze ma una forte opposizione. Possiamo dire che l’opposizione è l’ingrediente interno che garantisce il funzionamento della democrazia. Lo si vede chiaramente quando prende piede il modello “consociativo” nel quale tutti sono dalla stessa parte con ruoli indistinti e nessuno più né controlla, né propone: il destino è il declino perché si fanno strada l’inefficienza e lo spreco delle risorse, passando per la corruzione e l’incompetenza visto che l’obiettivo non è premiare chi fa meglio ma chi si adegua.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Ghezzi afferma che quello del consigliere di opposizione è un ruolo “angusto”. Ma proprio lì è il punto.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Quello di oppositore è e deve essere un ruolo scomodo.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">È scomodo per gli altri perché l’oppositore dà “fastidio”, crea noie, scava nelle cose che i più vorrebbero lasciare nell’ombra, si insinua nelle contraddizioni, non è compiacente, non accetta compromessi. Così si diventa testimoni scomodi, intellettuali scomodi, giornalisti scomodi (come Ghezzi ben sa) ed anche, appunto, oppositori scomodi.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">È scomodo per chi quel ruolo lo interpreta: essere scomodi è faticoso, occorre documentarsi molto di più di chi va in aula solo per votare sì (perché l’unica cosa che deve dimostrare è la fedeltà), spesso si rischia l’isolamento e l’amarezza della sconfitta condita dallo spettacolo del veder gioire chi ha imposto la propria decisione per la mera forza dei numeri e non con la ragione delle idee.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Ma tutto questo avviene e deve avvenire per una semplice ragione: l’oppositore non risponde al potente di turno (più o meno illuminato) e alla maggioranza che gli fa da contorno. L’oppositore risponde a chi lo ha eletto. Chi lo ha eletto pretende da lui che continui a controllare, che continui a proporre, che continui ad informare all’esterno di ciò che avviene all’interno dell’istituzione: senza questa preziosa attività di pungolo c’è regressione per la comunità e per gli stessi governanti che non hanno più nessun motivo per fare meglio. Perché quando il re è nudo non c’è più nessuno che almeno dica che il re è davvero nudo.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">È vero, come dice Ghezzi, che la politica si fa anche fuori dalle istituzioni. Ma vale questo principio per chi si è proposto come leader addirittura di governo? Nelle istituzioni politiche non tutti sono leader e certamente un leader non si crea dalla sera alla mattina.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Le dimissioni di Ghezzi (per citare i “fattori avversi” che egli stesso ha richiamato) non renderanno la maggioranza meno maldisposta, la giunta meno inesperta, il Presidente del Consiglio meno inadeguato, l’opposizione più coesa. Producono incomprensione e disorientamento nei suoi elettori. Soprattutto fanno venir meno un puntello importante per la democrazia.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">In un mondo dove tutti tendono a mettersi comodi è importante il ruolo di chi, invece, si «mette scomodo» per fare un servizio alla democrazia. Di chi non si preoccupa di non essere considerato dai potenti ma del funzionamento del sistema. E del futuro (e di Futura).</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><a href="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2020/opposizione/doveri_dell_opposizione.pdf">l&#8217;Adige 27 novembre 2020</a></span></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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