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	<title>euristica della disponibilità &#8211; Giovanni Pascuzzi </title>
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		<title>Partire sempre dal «sapere di non sapere»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Pascuzzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Aug 2020 08:43:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli su quotidiani]]></category>
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					<description><![CDATA[«Io conosco un sacco di gente e nessuno è finito in terapia intensiva: per cui dov’era tutta questa gravità della pandemia»? Per aver pronunciato questa frase un noto cantante (pdf) si è ritrovato esposto a dure critiche sui social e sui media. L’esternazione è stata un po’ avventata. Ma essa è frutto di un modo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 14pt;"><img fetchpriority="high" decoding="async" class=" wp-image-3035 alignleft" src="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2020/sapere_di_non_sapere/sapere_di_non_sapere.jpg" alt="" width="280" height="377" srcset="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2020/sapere_di_non_sapere/sapere_di_non_sapere.jpg 656w, https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2020/sapere_di_non_sapere/sapere_di_non_sapere-223x300.jpg 223w" sizes="(max-width: 280px) 100vw, 280px" />«<em>Io conosco un sacco di gente e nessuno è finito in terapia intensiva: per cui dov’era tutta questa gravità della pandemia</em>»? Per aver <a href="https://www.youtube.com/watch?time_continue=2&amp;v=VCZXENXU5Ws&amp;feature=emb_logo">pronunciato questa frase un noto cantante</a> (<a href="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2020/sapere_di_non_sapere/Cosa-ha-detto-Andrea-Bocelli-sul-coronavirus.pdf">pdf</a>) si è ritrovato esposto a dure critiche sui social e sui media.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">L’esternazione è stata un po’ avventata. Ma essa è frutto di un modo di ragionare che, ahimè, in un modo o nell’altro, può caratterizzare tutti.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Le scienze cognitive definiscono «bias» un errore sistematico di giudizio per effetto del quale si tende a creare una propria realtà soggettiva. Spesso si producono errori di valutazione e mancanza di oggettività.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">I bias possono essere di diverso tipo. Uno è proprio quello in cui sembra essere inciampato il famoso cantante, ovvero: sovrastimare il valore della conoscenza e dell’esperienza personale (per molti versi è lo stesso errore in cui cadde, rimettendoci le penne, il personaggio dei Promessi Sposi Don Ferrante, per il quale il contagio da peste non esisteva perché non apparteneva a nessuno dei generi di cose che egli conosceva).</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Un altro bias deriva dal modo con il quale valutiamo il passato. Quando due anni fa crollò il ponte Morandi, a Genova, furono in molti a dire che gli antichi romani costruivano ponti più resistenti. Perché consideravano solo i ponti che ancora sono in piedi e non le migliaia che sono crollati nel corso dei secoli e che, quindi, non sono giunti fino a noi (si pensi al famoso ponte di Avignone, sul Rodano, completato nel 1185 e più volte ricostruito e che oggi è in piedi solo per metà). Questo tipo di bias può comportare errori di valutazione gravi specie in ambito finanziario ed economico.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">I bias citati hanno molto in comune con la cosiddetta «euristica della disponibilità» che consiste nel giudicare la frequenza di una classe o la probabilità di un evento in base alla facilità con la quale i casi sovvengono alla mente. Subito dopo l’11 settembre 2001 crollò verticalmente il numero di persone che viaggiava in aereo: troppo vivo il ricordo dell’attacco alle torri gemelle e la paura di incappare in un nuovo attentato terroristico. Ma se ci si pensa, non c’è stato giorno più sicuro per volare del 12 settembre 2001: in quel giorno l’allerta contro il terrorismo fu massima in tutti gli aeroporti del mondo. In ogni caso, dopo tre mesi il numero di viaggiatori in aereo tornò ai livelli soliti.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">L’elenco degli errori di ragionamento è ben più lungo. Di essi si occupano psicologi ed economisti.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">È significativo, però, che anche il mondo del diritto si è mostrato ben consapevole della loro esistenza.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Prima di emanare le leggi più importanti occorre fare una analisi di impatto della regolazione: ovvero uno studio che permetta di capire se quella legge avrà davvero gli effetti voluti. <a href="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2020/sapere_di_non_sapere/dir_stato_16febbraio-2018.pdf">Una direttiva del governo del 2018</a> ha stabilito che quando si prefigura l’impatto che può avere una nuova legge si deve considerare anche il tipo di errori di cui stiamo parlando ovvero si deve tenere presente che: «Le persone ricorrono frequentemente a regole euristiche che consentono di semplificare i processi decisionali e di effettuare le proprie scelte non solo risparmiando tempo, ma anche riducendo le informazioni necessarie. Ciò, tuttavia, può determinare errori cognitivi e scelte che, in ultima analisi, riducono il benessere».</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Ci sono almeno due ragioni che consigliano di tenere conto di come concretamente funziona la nostra mente quando si emana una legge.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Innanzitutto per proteggere le persone più esposte: pubblicità o altri mezzi di persuasione occulta a volte fanno leva proprio sui limiti cognitivi per orientare le scelte dei consumatori. Così una nuova legge, anche se con spirito paternalistico, può fare in modo da spingere le persone a fare la scelta più vantaggiosa (ad esempio: dare gli strumenti per capire davvero quale compagnia telefonica offra il servizio al prezzo più conveniente).</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La seconda ragione è che i limiti cognitivi possono operare in modo da impedire ad una nuova legge di raggiungere gli obiettivi prefissati: di qui, appunto, l’esigenza di capire in anticipo se una certa norma innescherà davvero i comportamenti desiderati (imporre che sui pacchetti di sigarette ci sia scritto che fumare nuoce gravemente alla salute dissuade davvero dal fumare?).</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Credere di conoscere spesso è solo un’illusione: la verità è che non conosciamo davvero molte delle cose che pensiamo di sapere e non conosciamo nemmeno cosa sarebbe davvero un bene per noi stessi. Diventare consapevoli di non sapere qualcosa richiede uno sforzo non molto inferiore a quello necessario ad impararla. E questo riguarda un po’ tutti: purtroppo anche gli stessi regolatori/legislatori che sempre più spesso rappresentano una sintesi perfetta tra incompetenza e supponenza.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">In un mondo sempre più complesso occorre armarsi di umiltà e riflettere molto prima di esprimere giudizi. In una parola: occorre ripartire dal «sapere di non sapere».</span></p>
<p><a href="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2020/sapere_di_non_sapere/sapere_di_non_sapere.pdf">l&#8217;Adige, 6 agosto 2020</a></p>
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