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	<title>fake news &#8211; Giovanni Pascuzzi </title>
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		<title>Le competenze digitali. Cosa c&#8217;è dietro l&#8217;App?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Pascuzzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Feb 2021 10:00:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli su quotidiani]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 14pt;"><img fetchpriority="high" decoding="async" class=" wp-image-3894 alignleft" src="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2021/competenze_digitali/app.jpg" alt="" width="247" height="333" srcset="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2021/competenze_digitali/app.jpg 630w, https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2021/competenze_digitali/app-223x300.jpg 223w" sizes="(max-width: 247px) 100vw, 247px" />A Palermo una bimba di 10 anni è stata rinvenuta priva di vita e si sospetta che possa essersi soffocata mentre si riprendeva con lo smartphone durante una sfida estrema da pubblicare su TikTok, un social network molto diffuso tra i giovanissimi. La notizia, rimbalzata su tutti i media qualche giorno fa, ha riproposto il tema delle insidie che si nascondono nel luccicante mondo digitale pieno di “App” che consentono di fruire di tantissimi servizi, insidie che possono danneggiare anche i minori. Secondo una studio condotto in 29 paesi, almeno il 50% dei bambini tra gli 8 e i 12 anni sono stati coinvolti in episodi di cyberbullismo, adescamento online, minacce, dipendenza da internet e tanto altro ancora.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Perché accade tutto questo? La risposta è complessa. Ma forse conviene partire da una considerazione. Nessuno dubita che per guidare un’automobile (ovvero: per utilizzare una tecnologia del trasporto) occorra avere un’età minima e possedere una preparazione specifica attestata dal superamento di un esame e dal rilascio di una patente. Si ritiene invece che per usare uno smartphone (una tecnologia della comunicazione) sia sufficiente, a qualunque età, scaricare e usare tutte le app che si desiderano limitandosi, quando va bene, a leggere il libretto di istruzioni online.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Ma le tecnologie digitali richiedono una preparazione specifica che è certamente tecnica (come ben sanno i cosiddetti “esodati digitali”, ovvero quelle persone che perdono il lavoro perché incapaci di stare al passo con l’evoluzione delle tecnologie), ma anche civile, giuridica, emotiva, comunicativa e valoriale.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Con l’espressione “competenza digitale” si suole indicare la capacità di saper usare con dimestichezza e spirito critico le tecnologie della società dell’informazione. Di seguito un piccolo inventario delle principali conoscenze e abilità che vengono in rilievo nel contesto in esame.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">1) Identità digitale. Occorre imparare a costruire la propria immagine e la propria personalità nell’ambiente digitale e capire quali influssi la tecnologia può avere su di esse e come l&#8217;uso dei media digitali può avere ricadute professionali.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">2) Tecnologia e benessere personale. Bisogna imparare a gestire in modo equilibrato il tempo trascorso online e offline e conoscere l’impatto della tecnologia sulla salute, sulla produttività lavorativa e sugli stili di vita.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">3) Attacchi alle persone. Come già detto, il ciberspazio contiene molte insidie. Diventa così indispensabile saper identificare, mitigare e gestire taluni comportamenti pregiudizievoli (ad es. cyberbullismo, molestie, cyberstalking).</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">4) Attacchi alle apparecchiature. Non meno rilevanti sono le minacce capaci di compromettere il funzionamento dell’hardware e delle app o di favorire un accesso fraudolento a dati personali. Si definisce, ad esempio, “malware” un software progettato specificamente per danneggiare o interrompere un sistema, attaccandone la riservatezza, l’integrità o la funzionalità. Attraverso il “phishing” i malintenzionati cercano di attirare gli utenti su pagine che sembrano identiche a quelle di istituzioni conosciute allo scopo, ad esempio, di sottrarre le credenziali di accesso alla propria banca. Per difendersi bisogna conoscere le diverse tipologie di attacchi e le differenti strategie di contrasto.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">5) Interazioni sociali. Le tecnologie della comunicazione hanno moltiplicato in modo esponenziale le occasioni di incontro (virtuale). Diventa così necessario imparare a rispettare e far rispettare le sensibilità, i sentimenti, i bisogni di tutti. Un modo è quello di ricorrere ai principi della comunicazione non ostile.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">6) Gestione delle tracce. Di ogni attività che compiamo su Internet resta traccia: i siti che abbiamo visitato, gli articoli che abbiamo letto, le foto che abbiamo caricato, sono dati che restano praticamente per sempre e possono essere usati per “profilarci”. Di qui la necessità di capire cosa sono le ”tracce digitali” e l’effetto che esse possono avere sulla nostra vita e sulla nostra reputazione. Oggi non c’è datore di lavoro che prima di assumere una persona non dia un’occhiata a ciò che quel candidato ha caricato sui propri profili social.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">7) Analisi delle fonti di informazione. La rete è diventata lo strumento più importante per rimanere informati (si pensi ai giornali online, ai siti istituzionali, ai blog e così via). In questo oceano informativo è di vitale importanza imparare a trovare, organizzare, analizzare e valutare in maniera critica i dati reperibili online anche al fine di riconoscere e scartare le “fake news”.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">8) Tutela dei diritti propri e altrui. L’attività sulla rete necessariamente interagisce con i diritti altrui: se carichiamo un video è possibile che esso sia protetto dal diritto d’autore; quando comunichiamo dei dati è possibile che si tratti di dati personali protetti di altre persone, e così via. Occorre imparare a conoscere, rispettare e far rispettare i diritti di tutti.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Da questo piccolo (e incompleto) inventario si comprende come dietro una “App” ci sia un universo molto complesso. Non è possibile entrarci con superficialità e senza la consapevolezza dei pericoli. Vale per gli adulti. Vale soprattutto per i minori, se vogliamo adempiere al dovere che incombe sui grandi che è quello di proteggerli.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Far acquisire le “competenze digitali” è uno degli obiettivi formativi più importanti della nostra epoca. Anche perché è lecito dubitare che essere “nativi digitali” significhi automaticamente essere in grado di andare al di là della capacità di cliccare sullo schermo.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><a href="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2021/competenze_digitali/dietro_le_app.pdf">l&#8217;Adige, 9 febbraio 2021</a></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://ec.europa.eu/digital-single-market/en/safer-internet-day-sid"><span style="font-size: 14pt;">Il 9 febbraio è Safer Internet Day 2021, la Giornata mondiale dedicata all’uso positivo di Internet</span></a></p>
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		<title>Noi e il coronavirus. L&#8217;esempio della scienza: si vince solo insieme</title>
		<link>https://www.giovannipascuzzi.eu/2020/02/04/noi-e-il-coronavirus-lesempio-della-scienza-si-vince-solo-insieme/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Pascuzzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Feb 2020 07:56:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli su quotidiani]]></category>
		<category><![CDATA[2019-nCoV]]></category>
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		<category><![CDATA[combattere la paura]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class=" wp-image-2663 alignleft" src="http://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2020/coronavirus/coronavirus.jpg" alt="" width="241" height="300" srcset="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2020/coronavirus/coronavirus.jpg 568w, https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2020/coronavirus/coronavirus-241x300.jpg 241w" sizes="(max-width: 241px) 100vw, 241px" />La possibile epidemia da coronavirus pone una serie di questioni.</p>
<p>A) Innanzitutto ci sono i problemi di natura medico-biologica. Appena dieci giorni dopo la segnalazione del diffondersi di casi di una malattia sconosciuta tra le persone che avevano frequentato un mercato di Wuhan in Cina, gli scienziati hanno rilevato la sequenza genetica del virus che aveva colpito queste persone. Il genoma completo del coronavirus (il cui nome è 2019-nCoV) è stato <a href="https://www.ncbi.nlm.nih.gov/nuccore/MN908947">pubblicato in GenBank</a>, un archivio digitale ad accesso aperto, liberamente e gratuitamente fruibile dagli studiosi di tutto il mondo in tempo reale. Dodici giorni dopo, con un articolo pubblicato su <a href="https://www.biorxiv.org/content/10.1101/2020.01.22.915660v1">bioRxiv,</a> alcuni ricercatori statunitensi hanno dimostrato che il coronavirus usa le stesse modalità della SARS per aggredire le cellule umane (informazione importante per capire come reagire). Altri scienziati cinesi hanno <a href="https://www.today.it/attualita/virus-cinese-kit-come-fare-diagnosi.html">prodotto un kit</a> che diagnostica la malattia in quindici minuti. Le previsioni ci dicono che entro tre mesi potrebbe essere pronto un vaccino contro questo virus. Insomma: <a href="https://www.washingtonpost.com/science/2020/01/24/scientists-are-unraveling-chinese-coronavirus-with-unprecedented-speed-openness/">i sapienti di tutto il mondo stanno collaborando</a> in maniera veloce e piena per apprestare una difesa che protegga l’umanità da questa nuova minaccia.</p>
<p>B) Ci sono poi i problemi di politica sanitaria. Occorre evitare che il contagio si propaghi. Come è noto in Cina sono state isolate intere città, alcune molto popolose. Negli aeroporti di tutto il mondo sono state prese misure per intercettare gli ammalati. Anche in Italia è stato dichiarato lo stato di emergenza, dopo che l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha dichiarato lo stato di emergenza globale. I reparti di malattie infettive sono pronti a farsi carico degli eventuali soggetti colpiti. Soprattutto si chiede alla popolazione di fare la propria parte adottando accorgimenti di igiene semplici ma efficaci. Soprattutto l’invito è quello a non abbandonarsi alla paura o al panico.</p>
<p>C) I problemi di natura sociale. Il pericolo più insidioso è rappresentato proprio da alcune derive che possono innescarsi in momenti come questo. Due dati per comprenderne la portata. Il 30 gennaio, <a href="https://about.fb.com/news/2020/01/coronavirus/">Facebook ha comunicato</a> la propria intenzione di collaborare con l’OMS in due modi: da un lato rimuovendo immediatamente i post che forniscono informazioni fasulle sul virus o generano allarmi ingiustificati, dall’altro aiutando i propri utenti a trovare informazioni utili (ad esempio facendo vedere dei post informativi in cima alla bacheca personale del social network più diffuso). Inoltre Facebook sta fornendo ai ricercatori della Scuola di salute pubblica di Harvard e della Università Tsing Hua di Taiwan i dati in proprio possesso (anonimizzati e aggregati) circa la mobilità e la densità della popolazione ai fine di migliorare i modelli di previsione della diffusione del virus. Il secondo dato riguarda<a href="https://www.washingtonpost.com/nation/2020/01/31/berkeley-coronavirus-xenophobia/"> l’Università di Berkeley</a> che ha ritirato un post su twitter nel quale si diceva che come conseguenza del coronavirus si sarebbero diffusi sentimenti di xenofobia nei confronti della comunità cinese. Dopo che qualcuno aveva fatto notare che in questo modo si “normalizzava il razzismo” la prestigiosa università ha fatto marcia indietro dicendo di essere stata fraintesa. I rischi in situazioni come questa è che si diffondano notizie false e che si considerino pericolose persone per il solo fatto di avere certi tratti somatici anche se nessun contatto hanno avuto con il virus. Sabato primo febbraio questo giornale ha raccolto l’amarezza di una <a href="http://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2020/coronavirus/Jie_Yang.pdf">mediatrice culturale cinese</a> che vive in Trentino da 27 anni e che sta vivendo la dolorosa esperienza di essere evitata e allontanata anche se non ha relazioni con la Cina.</p>
<p>D) I problemi economici. Abbiamo già idea delle ricadute economiche di quanto sta avvenendo. Basti ricordare quanto avvenne all’epoca della crisi della cosiddetta “mucca pazza”, allorché la paura di mangiare la carne provocò ingenti danni a quel settore della filiera agroalimentare. Sarebbe miope pensare che una riduzione del PIL cinese avrebbe un impatto solo su quel paese: l’interrelazione ormai stretta tra le economie del pianeta renderebbe inevitabili effetti a cascata.</p>
<p>Cosa possiamo imparare da questa vicenda? Il 2020 si è aperto (ma sembra già tanto tempo fa) con l’uccisione del generale iraniano Soleimani per ordine di Trump. Il mondo è stato in ansia nel timore di una escalation militare dalle conseguenze imprevedibili ma certamente distruttive. Oggi il coronavirus ci fa capire che l’umanità ha nemici che possono colpirla nel suo insieme. Possiamo scegliere di comportarci in modo da aggravare le cose: ad esempio diffondendo notizie false, ovvero coltivando le paure più irrazionali come credere che tutto ciò che richiama il dragone rosso sia un potenziale pericolo pur sapendo che il contagio può avvenire per strade molto diverse e apparentemente innocue.</p>
<p>Oppure possiamo scegliere di fare nel nostro piccolo la nostra parte per sconfiggere il male tutti insieme seguendo l’esempio degli scienziati di tutto il mondo che in questo momento stanno cooperando per vincere il coronavirus. In altre parole, come sempre, possiamo scegliere se essere parte del problema o parte della sua soluzione.</p>
<p><a href="http://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2020/coronavirus/coronavirus.pdf">l&#8217;Adige 4 febbraio 2020</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Articoli correlati</strong></p>
<p><a href="http://www.giovannipascuzzi.eu/2020/03/17/la-didattica-universitaria-a-dispetto-del-coronavirus/">La didattica universitaria a dispetto del </a><a href="http://www.giovannipascuzzi.eu/2020/03/17/la-didattica-universitaria-a-dispetto-del-coronavirus/">coronavirus</a></p>
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