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	<title>lauree professionalizzanti &#8211; Giovanni Pascuzzi </title>
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		<title>Le lauree di Google</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Pascuzzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Sep 2020 07:03:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli su quotidiani]]></category>
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					<description><![CDATA[Molto si è parlato, nelle scorse settimane, della scelta di Google di erogare propri “corsi di laurea”, della durata di 6 mesi, al costo di 300 dollari, che soppianterebbero le lauree quadriennali universitarie. Proviamo a capire qualcosa di più. a) Tra le tante attività, Google ne ha una che si chiama “Grow with Google” (cresci [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 14pt;"><img fetchpriority="high" decoding="async" class=" wp-image-3245 alignleft" src="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2020/lauree_google/lauree_google.jpg" alt="" width="243" height="415" srcset="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2020/lauree_google/lauree_google.jpg 512w, https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2020/lauree_google/lauree_google-176x300.jpg 176w" sizes="(max-width: 243px) 100vw, 243px" />Molto si è parlato, nelle scorse settimane, della scelta di Google di erogare propri “corsi di laurea”, della durata di 6 mesi, al costo di 300 dollari, che soppianterebbero le lauree quadriennali universitarie.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Proviamo a capire qualcosa di più.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">a) Tra le tante attività, Google ne ha una che si chiama <a href="https://grow.google/intl/europe/">“Grow with Google”</a> (cresci con Google) che si propone, dal 2015, di aiutare “milioni di persone a trovare un lavoro, a far crescere la propria carriera o impresa”.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">b) In tale contesto sono stati varati i <a href="https://grow.google/certificates/">“Certificati di carriera”.</a> L’obiettivo è chiarito dallo slogan che invita a seguire questi corsi: “Impara le abilità pronte per il lavoro per iniziare o far progredire la tua carriera in settori ad alta richiesta. Questi certificati sviluppati da Google ti mettono in contatto con i migliori datori di lavoro nazionali che stanno assumendo per ruoli correlati”. I corsi che portano a conseguire detti certificati: si completano in 6 mesi; non richiedono esperienza pregressa; sono sviluppati interamente da <a href="https://www.coursera.org/professional-certificates/google-it-support/?ranMID=40328&amp;ranEAID=TnL5HPStwNw&amp;ranSiteID=TnL5HPStwNw-0MeAbRe8Ml5%E2%80%A6">Google e ospitati su Coursera</a> (una piattaforma, esistente da tempo, di didattica a distanza). Sono già disponibili: il certificato del professionista dell&#8217;assistenza IT di Google e Google IT Automation con certificato Python Professional. Nel prossimo futuro saranno varati (sempre su Coursera) i seguenti certificati di carriera: Analista dati; Responsabile di progetto; UX Designer; Specialista del supporto IT.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">c) Google <a href="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/2020/09/kent_Walker.pdf">ha detto che “nelle proprie assunzioni”</a> considererà questi certificati come equivalenti ad una laurea universitaria.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Alcune considerazioni.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Si tratta di un numero molto limitato di “corsi di laurea” tutti nell’area dell’information technology (quella, cioè, propria di Google). Fa scalpore il fatto che questi corsi durano 6 mesi rispetto ai 3/4/5 anni delle lauree. Google si fa vanto del fatto che i docenti sono tutti propri dipendenti. Il tutto fa pensare che ci troviamo di fronte ad una sorta di “apprendistato” dove si inculcano procedure, strategie e valori dell’azienda. Una specie di “economia curtense” moderna, applicata alla conoscenza.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il tema generale è quello del rapporto tra formazione universitaria e lavoro.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Molti sostengono che l’Università “non serve” a trovare un lavoro (e di lavoro i giovani, e non solo loro, hanno bisogno): di qui l’ansia per le cosiddette “lauree professionalizzanti”. Alcuni dei grandi player del mondo digitale non chiedono più il possesso di un titolo di studio nelle assunzioni. E difatti la filosofia formativa di Google è rappresentata da “piani di apprendimento basati sui ruoli”, che coprono le competenze specifiche di cui singole aziende partner hanno bisogno per avere successo. Non si dà una formazione a 360° ma si formano specifiche figure professionali. Ma deve essere questa la formazione universitaria?</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Non voglio essere frainteso. Un conto è preoccuparsi, giustamente, degli sbocchi professionali dei corsi di studio ad esempio al fine di far apprendere skills e competenze indispensabili nel mondo del lavoro altro è formare la singola specifica figura professionale (tecnico di sistema informatico o ricostruttore di unghie scheggiate cambia poco).</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">In un libro di 10 anni fa, dal titolo “Non per profitto” (edito in Italia da Il Mulino) Martha Nussbaum scriveva: «<em>L’istruzione volta esclusivamente al tornaconto del mercato globale esalta la scarsa capacità di ragionamento, il provincialismo, la fretta, l’inerzia, l’egoismo e la povertà di spirito, producendo un’ottusa grettezza e una docilità – in tecnici obbedienti e ammaestrati – che minacciano la vita stessa della democrazia e che di sicuro impediscono la creazione di una degna cultura mondiale</em>».</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Inoltre c’è un altro elemento da tenere in considerazione. Quando sono state obbligate a fare didattica a distanza causa Covid, le Università di tutto il mondo si sono accorte di non avere infrastrutture proprie e si sono dovute affidare ai giganti del web (“Zoom”, “Team di Microsoft” e così via). E sempre le Università di tutto il mondo già da qualche anno hanno affidato a Google la gestione dei loro servizi di posta elettronica (il corrispettivo è rappresentato dalla cessione gratuita dei dati di professori e studenti).</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">In sintesi. Almeno nel campo del digitale abbiamo dei grandi player che sviluppano infrastrutture e servizi avanzatissimi e che ora vogliono anche formare il proprio personale. Essi possono far valere l’argomento di poter assorbire forza lavoro e di poter influenzare le politiche formative e assunzionali dei propri partner commerciali grazie all’enorme potere economico/contrattuale che possiedono.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">O le Università dimostrano: a) che la formazione superiore è qualcosa di più e di diverso rispetto al mero addestramento a un mestiere; e b) che sono in grado di recuperare la leadership sul know how tecnologico relativo alle infrastrutture che loro stesse usano, oppure questa è una battaglia persa in partenza. Dall’intera società e dalla nostra idea di democrazia.</span></p>
<p><a href="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2020/lauree_google/lauree_di_google.pdf">l&#8217;Adige 29 settembre 2020</a></p>
<p><a href="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2020/lauree_google/altoadige_lauree_google.pdf">Alto Adige 29 settembre 2020</a></p>
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