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	<title>morale &#8211; Giovanni Pascuzzi </title>
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		<title>Torna in auge il dovere morale</title>
		<link>https://www.giovannipascuzzi.eu/2021/08/29/torna-in-auge-il-dovere-morale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Pascuzzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Aug 2021 08:05:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli su quotidiani]]></category>
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					<description><![CDATA[La “categoria” del dovere morale sembra essere tornata in auge. Tanti sostengono che vaccinarsi contro il covid sia un dovere morale (e civico). In tutt’altro contesto, molti sostengono che sia un dovere morale per gli USA e gli altri Stati occidentali coinvolti non lasciare alla mercé dei talebani gli afghani che per 20 anni hanno [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 14pt;"><img fetchpriority="high" decoding="async" class=" wp-image-4276 alignleft" src="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2021/dovere_morale/obbligo_morale.jpg" alt="" width="244" height="392" srcset="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2021/dovere_morale/obbligo_morale.jpg 406w, https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2021/dovere_morale/obbligo_morale-187x300.jpg 187w" sizes="(max-width: 244px) 100vw, 244px" />La “categoria” del dovere morale sembra essere tornata in auge.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Tanti sostengono che vaccinarsi contro il covid sia un <a href="https://www.quirinale.it/elementi/59295">dovere morale</a> (e civico). In tutt’altro contesto, molti sostengono che sia un <a href="https://theconversation.com/why-the-us-wont-be-able-to-shirk-moral-responsibility-in-leaving-afghanistan-164474">dovere morale</a> per gli USA e gli altri Stati occidentali coinvolti non lasciare alla mercé dei talebani gli afghani che per 20 anni hanno collaborato con loro.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Proviamo a svolgere qualche riflessione.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Un primo dato a venire in rilievo è la (ri)emersione della consapevolezza che la nostra vita non è regolata solo da obblighi giuridici. Occorre rispettare anche norme sociali e regole non scritte: teniamo ad alcuni principi che fanno parte del comune sentire al di là di quanto previsto nelle leggi.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Ma la (ri)emersione del valore dell’obbligo morale pone una serie di problemi.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Innanzitutto c’è la necessità di definire il discrimen tra obbligo giuridico ed obbligo morale. Taluno lo coglie nella mancanza, nel secondo, della sanzione che invece caratterizza il primo. Affermazione vera se per sanzione si intende solo un’afflizione fisica o pecuniaria. Ma anche lo stigma sociale (che segue la violazione di obblighi morali) è una sanzione a volte molto gravosa.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Occorre poi capire se e in che modo l’obbligo morale diventa rilevante sul piano giuridico e con quali conseguenze.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">C’è anche la complicazione derivante dal fatto che non esiste una sola morale, e che i valori morali possono entrare in conflitto (è morale vaccinare tutti gli italiani quando non ci sono vaccini per tutti nel mondo? è morale non sospendere i brevetti sui vaccini?). Un esempio di quanto delicato sia questo aspetto lo abbiamo guardando al dibattito di questi giorni sulla crisi afghana. Il Presidente Biden ha giustificato la sua scelta di ritirare le truppe sottolineando che “i soldati statunitensi non possono morire per persone che non vogliono combattere per difendere se stesse&#8221;: a guidarlo sembra essere stata ciò che possiamo definire “etica della convinzione”, ovvero il rispetto di principi/valori assoluti. Chi lo critica sostiene che non avrebbe dovuto decidere il ritiro della truppe senza considerare le conseguenze della sua azione (ovvero il fatto che probabilmente molti civili moriranno): questa diversa posizione può essere definita come “etica della responsabilità”.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La diversità dei possibili paradigmi morali può comportare il venir meno della funzione dello stigma sociale (che, come abbiamo visto, può essere la sanzione per la violazione dell’obbligo sociale). In una società sempre più atomizzata possono convivere valori di riferimento molto diversi: una persona può essere colpita da uno stigma sociale da un certo gruppo ma può essere considerato addirittura un eroe da un altro gruppo sociale che si riconosce in valori diversi al punto da mettere in discussione l’accettazione degli obblighi giuridici espressione dei valori non condivisi. Molto emblematica sul punto è la deriva che ha preso la polarizzazione tra pro-vax e no-vax. I non vaccinati sono considerati quasi dei “traditori” da chi ritiene che vaccinarsi sia un obbligo morale, mentre, all’opposto, diventano degli eroi per chi osteggia la strada vaccinale sulla base di altri sistemi valoriali (più o meno attendibili). Sia detto per inciso: la coesistenza di posizioni apparentemente inconciliabili è una delle caratteristiche della complessità, vera cifra del nostro tempo.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La necessità di governare detta complessità fa comprendere, una volta di più, la funzione del diritto. Il diritto è proprio lo strumento per trovare il filo comune che tiene insieme una comunità facendo sintesi di una morale collettiva condivisa. Non bisogna dimenticare che, in nome della morale, nei secoli sono state commesse inenarrabili atrocità.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Come si vede, il tema è molto complesso. Ma che si riapra una riflessione sulla rilevanza di una dimensione morale è circostanza da valutare con favore: ognuno, per se e la collettività nell’insieme, ha responsabilità che vanno oltre la mera dimensione giuridica.</span></p>
<p><a href="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2021/dovere_morale/obbligo_morale_adige.pdf"><span style="font-size: 14pt;">l&#8217;Adige, 29 agosto 2021</span></a></p>
<p><a href="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2021/dovere_morale/alto_adige_dovere_morale.pdf"><span style="font-size: 14pt;">Alto Adige, 28 agosto 2021</span></a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Competenze «STEM» e pensiero umanistico</title>
		<link>https://www.giovannipascuzzi.eu/2021/03/20/competenze-stem-e-pensiero-umanistico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Pascuzzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Mar 2021 08:33:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli su quotidiani]]></category>
		<category><![CDATA[Engineering]]></category>
		<category><![CDATA[etica del ricercatore]]></category>
		<category><![CDATA[Mathematics]]></category>
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		<category><![CDATA[STEM]]></category>
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					<description><![CDATA[L’acronimo “STEM” sintetizza le parole inglesi Science, Technology, Engineering and Mathematics e viene utilizzato per indicare le discipline scientifiche e i relativi corsi di studio. Non passa giorno senza che il mondo delle imprese non lamenti la mancanza di “profili STEM” e non a caso la stessa Commissione Europea nel definire “l’Agenda per le competenze [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 14pt;"><img decoding="async" class=" wp-image-4005 alignleft" src="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2021/STEM/stem.jpg" alt="" width="201" height="423" srcset="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2021/STEM/stem.jpg 398w, https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2021/STEM/stem-142x300.jpg 142w" sizes="(max-width: 201px) 100vw, 201px" /></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">L’acronimo “STEM” sintetizza le parole inglesi Science, Technology, Engineering and Mathematics e viene utilizzato per indicare le discipline scientifiche e i relativi corsi di studio.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Non passa giorno senza che il mondo delle imprese non lamenti la mancanza di “profili STEM” e non a caso la stessa Commissione Europea nel definire <a href="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2021/STEM/agenda_competenze_Europa_competitività_resilienza.pdf">“l’Agenda per le competenze per l&#8217;Europa per la competitività sostenibile, l&#8217;equità sociale e la resilienza” [COM(2020) 274 final]</a> ha individuato come obiettivo della “Azione 7” proprio l’aumento del numero di laureati in discipline STEM, competenze ritenute indispensabili anche per assicurare la transizione verde e digitale (oggetto della precedente “Azione 6”).</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">L’importanza di questo tipo di competenze è fuori discussione.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il tema vero è un altro e può riassumersi in un interrogativo: può esistere un progresso scientifico e tecnologico senza un contestuale progresso morale e sociale? L’enfasi sulle competenze STEM poggia su una narrativa ben precisa che è quella del progresso, della competizione e della innovazione (le parole d’ordine dell’Unione europea e del neoliberismo, a volerne isolare l’accezione migliore). Ma questa narrativa tende ad oscurare i problemi etici e di giustizia sociale che porta con sé.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Provo a formulare due esempi. Per contrastare il Covid abbiamo bisogno urgente di vaccini. Ma nemmeno in tempi di pandemia si è messa in dubbio la logica del brevetto e del profitto che anima le imprese farmaceutiche. Può un ricercatore preoccuparsi solo di trovare il vaccino e non porsi nessuna domanda su chi e come avrà accesso ad esso?</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Secondo esempio. Dagli assistenti vocali come “Siri” e “Alexa”, alla “data analysis” fondata sui big data, ai robot, le nostre vite sono sempre più governate dalla cosiddetta intelligenza artificiale. Può il ricercatore che inventa queste meraviglie non porsi domande sul tipo di società che stiamo costruendo, una società della sorveglianza di massa che non conosce più il libero arbitrio perché gli algoritmi decidono per noi?</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il tema non è secondario e difatti non è sfuggito al Presidente Draghi che nel <a href="https://www.governo.it/it/articolo/le-comunicazioni-del-presidente-draghi-al-senato/16225">discorso di insediamento</a> al Senato ha detto testualmente: «È necessario investire in una transizione culturale a partire dal patrimonio identitario umanistico riconosciuto a livello internazionale. Siamo chiamati a disegnare un percorso educativo che combini la necessaria adesione agli standard qualitativi richiesti, anche nel panorama europeo, con innesti di nuove materie e metodologie, e coniugare le competenze scientifiche con quelle delle aree umanistiche e del multilinguismo».</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La domanda diventa: come si fa ad assicurare una formazione capace di fare sintesi tra cultura STEM e cultura umanistica?</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il tema è complesso e la sua soluzione va ben al di là dell’inserire qualche ora di filosofia o di diritto nei corsi STEM.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Sembrerà strano, ma la difficoltà nasce anche per effetto della crisi del pensiero umanistico, dovuta, secondo me, a due ragioni.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La prima è l’apparente sopravvenuta incapacità di produrre visioni della società, testimoniata dalla povertà progettuale dei partiti che occupano la scena. L’unico vero leader politico mondiale si è dimostrato essere Papa Francesco che, nelle encicliche “Laudato si’” e “Fratelli tutti”, ha disegnato un senso allo stare insieme a livello globale.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La seconda è, in molti casi, l’incapacità degli umanisti di misurarsi davvero con il pensiero STEM. Un indirizzo etico-morale alle innovazioni tecnologiche può essere dato solo se le si comprendono nell’intimo. Questo comporta la necessità di dotarsi degli strumenti per capire il pensiero tecnico-scientifico: altrimenti si finisce di parlare del nulla. Cito un solo esempio perché mi è capitato di trattarne su queste pagine. Gli umanisti che criticano la didattica a distanza per partito preso sortiscono il solo effetto di lasciare il suo sviluppo nelle mani di chi scrive il software. Più costruttivo sarebbe capirne fino in fondo le potenzialità in modo da orientarla ad un uso il più appagante possibile.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Agli albori del pensiero occidentale la cultura era una sola: filosofia, poesia e scienza si tenevano la mano. Poi è sopravvenuta la specializzazione del sapere che ha prodotto gli steccati disciplinari nella ricerca e nella formazione. Tra sapere scientifico/tecnologico e sapere umanistico si è scavato un solco sempre più profondo.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">L’innovazione galoppante impone di colmare questo steccato. Cultura STEM e cultura umanistica devono dialogare. Anzi, bisognerebbe evitare di continuare a considerarle culture diverse. Il sapere scientifico/tecnologico deve innestarsi su un pensiero di base umanistico che consenta di fare scelte più consapevoli dei problemi e dei valori in gioco. E lo stesso sapere umanistico deve avere gli strumenti per comprendere il pensiero scientifico/tecnologico perché solo così può affrontare appieno i problemi etico/morali che lo stesso genera. Questo impone di ripensare totalmente i processi formativi ai diversi livelli. Più tardi si comincia a farlo peggio è.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Post scriptum. Nei libri e nei film di fantascienza spesso compaiono civiltà aliene molto più avanzate della nostra. Ma quale sarebbe una civiltà più avanzata? Quella che ha sviluppato tecnologie in grado di superare la velocità della luce o quella che ha eliminato le guerre? Quella che ha sconfitto l’invecchiamento e le malattie o quella che ha sconfitto la povertà e l’ingiustizia sociale? Il punto è che la cultura STEM, da sola, nulla ci dice sul perché valga la pena vivere.</span></p>
<p><a href="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2021/STEM/adige_stem.pdf">l&#8217;Adige 20 marzo 2021</a></p>
<p><a href="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2021/STEM/alto_adige_stem.pdf">Alto Adige 20 marzo 2021</a></p>
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