<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>partecipazione &#8211; Giovanni Pascuzzi </title>
	<atom:link href="https://www.giovannipascuzzi.eu/tag/partecipazione/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.giovannipascuzzi.eu</link>
	<description>Tracce digitali</description>
	<lastBuildDate>Sat, 21 Mar 2026 08:04:19 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.1.3</generator>

<image>
	<url>https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/cropped-pascuzzi_b_n-scaled-1-32x32.jpg</url>
	<title>partecipazione &#8211; Giovanni Pascuzzi </title>
	<link>https://www.giovannipascuzzi.eu</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Quale scudo per la democrazia?</title>
		<link>https://www.giovannipascuzzi.eu/2026/03/21/quale-scudo-per-la-democrazia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Pascuzzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Mar 2026 08:01:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli su quotidiani]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi della democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[Habermas]]></category>
		<category><![CDATA[informazione digitale]]></category>
		<category><![CDATA[partecipazione]]></category>
		<category><![CDATA[polarizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[sovraccarico informativo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giovannipascuzzi.eu/?p=6792</guid>

					<description><![CDATA[La Commissione europea ha di recente emanato una Comunicazione dal titolo: «Scudo europeo per la democrazia a puntello di democrazie solide e resilienti». Il documento denuncia una serie di fenomeni che rappresentano altrettante sfide per le nostre democrazie: (i) l’ingerenza di regimi autoritari stranieri; (ii) l&#8217;aumento dell&#8217;estremismo e della polarizzazione; (iii) il calo della fiducia [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 14pt;"><a href="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/2026/03/scudo_adige.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class=" wp-image-6797 alignleft" src="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/2026/03/scudo_adige.jpg" alt="" width="290" height="374" srcset="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/2026/03/scudo_adige.jpg 666w, https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/2026/03/scudo_adige-233x300.jpg 233w" sizes="(max-width: 290px) 100vw, 290px" /></a>La Commissione europea ha di recente emanato una <a href="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/2026/03/comunicazione_commissione_novembre_2025.pdf">Comunicazione dal titolo: «Scudo europeo per la democrazia a puntello di democrazie solide e resilienti».</a></span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Il documento denuncia una serie di fenomeni che rappresentano altrettante sfide per le nostre democrazie: </span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">(i) l’ingerenza di regimi autoritari stranieri; </span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">(ii) l&#8217;aumento dell&#8217;estremismo e della polarizzazione; </span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">(iii) il calo della fiducia e della partecipazione;</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">(iv) le minacce all&#8217;integrità delle elezioni; </span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">(v) le minacce alla pluralità del dibattito pubblico e alla libertà di parola; </span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">(vi) il deterioramento del contesto in cui operano i giornalisti e la società civile.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il quadro che ne emerge è complesso: le sfide sono enormi e le risposte, a volte, appaiono retorici richiami ad un ritorno ai principi fondanti come, ad esempio, la partecipazione dei cittadini.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Su quest’ultimo aspetto conviene spendere qualche riflessione.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Con il termine partecipazione spesso si fa riferimento unicamente alla partecipazione al voto (in costante calo). Ma quel concetto è molto più ampio. </span><br />
<span style="font-size: 14pt;">La democrazia è un metodo per prendere decisioni. Luigi Einaudi («Le prediche inutili», Einaudi, 1964) ricordava che la decisione finale (ed anche il voto alle elezioni o al referendum è una decisione) è l’esito di un processo che prevede diverse fasi. Egli spiegava che «il conoscere» è la premessa necessaria per poter discutere e poi deliberare a ragion veduta.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Rispetto ai tempi di Einaudi sono cambiati alcuni fattori di contesto.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">1. Rivoluzione tecnologica. Digitalizzazione e AI stanno rimodellando il modo in cui i contenuti politici vengono prodotti, mediati e fruiti.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">2. Il sovraccarico informativo. Siamo bombardati da informazioni e contenuti e spesso siamo vittime di disinformazione (mera propaganda della peggiore specie) e informazioni errate.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">3. Marcata polarizzazione delle posizioni. Che spesso viene alimentata ad arte e che impedisce anche solo la ricerca di soluzioni condivise (non si prova più a cercare una convergenza la più ampia possibile neanche per modificare la Costituzione).</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Di seguito i fenomeni che minano le chance di successo del processo proposto da Einaudi.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">A. La democrazia richiede ai cittadini di informarsi in maniera critica. Questo significa maturare delle competenze: saper trovare le informazioni, saperne vagliare l’attendibilità, saper far tesoro degli strumenti digitali (e non esserne vittima), saper gestire il sovraccarico informativo, maturare una educazione civica per agire in modo responsabile. Invece mi pare si stia diffondendo una forte apatia da questo punto di vista. Ci si affida a qualcuno (si pensi a quanti si fidano ciecamente di “influencer” che molto spesso assumono le sembianze di moderni “santoni” in grado di dispensare verità su qualsivoglia materia) limitandosi ad iscriversi ad una “tifoseria” con il solo scopo di battere l’avversario senza mai valutare criticamente la propria posizione.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">B. Il secondo elemento del processo deliberativo indicato da Einaudi è la partecipazione al dibattito pubblico (che poi è un modo per «conoscere»). Qualche giorno fa è scomparso Jürgen Habermas, filosofo, sociologo e politologo tedesco, esponente della cosiddetta “Scuola di Francoforte”. Habermas ha provato a descrivere gli ingredienti che consentono alle democrazie di funzionare per perseguire il bene comune. Di questi ingredienti, parte fondamentale è il dibattito pubblico che può essere all’altezza e utile allo scopo solo se risponde a determinati requisiti ovvero: ciò che si dice corrisponde al mondo oggettivo; le intenzioni del parlante sono sincere; l&#8217;enunciato è conforme alle norme sociali condivise (cfr. Habermas, «Teoria dell’agire comunicativo», Il Mulino, 2022). Non credo si possa essere smentiti se si afferma che il dibattito pubblico odierno sia lontanissimo dal rispettare quei requisiti. Il dibattito pubblico è alimentato da bugie e comportamenti ambigui e contraddittori in ragione dello scarto esistente tra ciò che si dice e ciò che si fa.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Considerazioni finali. La crisi della democrazia è alimentata dalla metamorfosi degli strumenti chiamati a rendere effettiva la democrazia stessa. Mi auguro di sbagliare, ma forse davvero la democrazia, per come l&#8217;abbiamo conosciuta, è destinata ad essere consegnata al passato. Per darle delle chances di sopravvivenza oltre a convincere le persone che è importante votare occorre impegnarsi per ricordare alle persone la grammatica della democrazia ovvero (i) che occorre pretendere che il dibattito pubblico non scada di livello o, peggio, sia usato per manipolare e diffondere falsità e (ii) che occorre conoscere davvero per sostenere un discorso pubblico e per prendere una decisione politica. Tutto questo richiede una buona dose di lealtà, impegno e, quindi, anche di fatica. La democrazia può essere difesa solo dal comportamento attivo dei cittadini.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/2026/03/scudo_democrazia.pdf"><span style="font-size: 14pt;">l&#8217;Adige, 21 marzo 2026</span></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La competenza dei cittadini</title>
		<link>https://www.giovannipascuzzi.eu/2020/11/22/la-competenza-dei-cittadini/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Pascuzzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Nov 2020 08:33:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli su quotidiani]]></category>
		<category><![CDATA[cittadinanza attiva]]></category>
		<category><![CDATA[competenza in politica]]></category>
		<category><![CDATA[Competenze]]></category>
		<category><![CDATA[consiglio d'Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi della democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[legittimazione democratica]]></category>
		<category><![CDATA[offerta politica]]></category>
		<category><![CDATA[partecipazione]]></category>
		<category><![CDATA[skills]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giovannipascuzzi.eu/?p=3599</guid>

					<description><![CDATA[Spesso ci si lamenta della incompetenza (vera o presunta) dei nostri rappresentanti politici. Ma esiste anche una «competenza dei cittadini»? Cosa una democrazia può o deve pretendere che i propri cittadini sappiano e sappiano fare? Nel 2016 il Consiglio d’Europa ha elaborato un modello delle competenze necessarie per partecipare in maniera efficace alla cultura della [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 14pt;"><img decoding="async" class=" wp-image-3596 alignleft" src="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2020/competenze_cittadini/cittadini.jpg" alt="" width="193" height="341" srcset="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2020/competenze_cittadini/cittadini.jpg 394w, https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2020/competenze_cittadini/cittadini-170x300.jpg 170w" sizes="(max-width: 193px) 100vw, 193px" />Spesso ci si lamenta della incompetenza (vera o presunta) dei nostri rappresentanti politici. Ma esiste anche una «competenza dei cittadini»? Cosa una democrazia può o deve pretendere che i propri cittadini sappiano e sappiano fare?</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Nel 2016<a href="https://www.coe.int/en/web/education/competences-for-democratic-culture"> il Consiglio d’Europa ha elaborato un modello</a> delle competenze necessarie per partecipare in maniera efficace alla cultura della democrazia (<a href="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2020/competenze_cittadini/CompetenezPerUnaCulturaDellaDemocrazia.pdf">pdf</a>). In tale modello la competenza democratica e interculturale è definita come la capacità di mobilitare e utilizzare valori, attitudini, abilità, conoscenze e/o comprensioni critiche pertinenti per rispondere in modo appropriato ed efficace alle esigenze, alle sfide e alle opportunità che si presentano in situazioni democratiche e interculturali.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Secondo il Consiglio d’Europa, la competenza dei cittadini democratici si sostanzia nel possesso di: A) valori (democrazia, dignità umana, diritti umani, diversità culturale, giustizia, equità, uguaglianza, primato del diritto); B) atteggiamenti (apertura alle altre visioni del mondo, rispetto, senso civico, responsabilità, autoefficacia, tolleranza dell’ambiguità); C) abilità (apprendimento autonomo, pensiero analitico e critico, ascolto e osservazione, empatia, e altre ancora); D) conoscenze e comprensioni critiche del sé, del linguaggio e del mondo (politica, diritto, cultura, culture, religioni, storia, mass media, economia, ambiente, sostenibilità).</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img decoding="async" class=" wp-image-3600 aligncenter" src="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/2020/11/competenze_coe.jpg" alt="" width="507" height="430" srcset="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/2020/11/competenze_coe.jpg 1316w, https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/2020/11/competenze_coe-300x254.jpg 300w, https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/2020/11/competenze_coe-1024x868.jpg 1024w, https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/2020/11/competenze_coe-768x651.jpg 768w" sizes="(max-width: 507px) 100vw, 507px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il cittadino è davvero competente se mobilita e utilizza tutto un insieme di risorse psicologiche in modo attivo e adattivo per affrontare le situazioni. Il Consiglio d’Europa fa assegnamento sui sistemi formativi per favorire la maturazione di questo tipo di cittadino.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Possiamo certificare che, in generale, i cittadini posseggano/esercitino il tipo di competenze appena delineato?</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Oggi si dà per scontato che ogni cittadino abbia, per il solo fatto di nascere, una serie di diritti di cittadinanza: è l’effetto dell’affermarsi del principio di uguaglianza formale. Ma il trionfo di questi principi è il risultato di una vera e propria «lotta per i diritti»: all’inizio dell’800, ad esempio, in Inghilterra aveva il diritto di voto meno del 5% della popolazione: erano esclusi le donne, i nullatenenti, gli analfabeti e così via. Cosa resta di quella «lotta per i diritti»?</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Mi pare che si sia diffusa l’idea di una democrazia «à la carte». Tanti cittadini sono convinti che il proprio compito, lungi dal sostanziarsi nella «fatica» di padroneggiare ed esercitare tutte le competenze individuate sul piano teorico dal consiglio d’Europa, si limiti a scegliere da un menù. Tutto si riduce, al momento delle elezioni, a scegliere sulla scheda questo o quel simbolo esattamente come al ristorante si può ordinare questo o quel piatto o, in un supermercato, si può mettere nel carrello questo o quel prodotto. Se poi nulla piace ci si può tranquillamente disinteressare del tema come fanno i milioni di cittadini che non vanno neanche a votare.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Difficile spiegare in poche righe le ragioni per le quali siamo arrivati fin qui. Sicuramente ha un ruolo la crisi del paradigma della cittadinanza (ben spiegato da Giovanni Moro nel suo ultimo libro che si intitola, appunto, «Cittadinanza», Mondadori editore). E fattore causale è anche il pensiero che attinge a piene mani alla metafora della «offerta politica». Tale pensiero vede nel cittadino non un protagonista della vita democratica ma una «controparte contrattuale» che il ceto politico deve soddisfare. I cittadini comprano con il loro voto (quando votano) le proposte/promesse che i candidati fanno: il loro compito finisce lì.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Ma tutto questo ha conseguenze nefaste. Ha scritto Stefano Rodotà («Il diritto di avere diritti», 2015, pp. 31-32): «Come la loro storia ci dice, i diritti non sono mai acquisiti una volta per tutte. Sono sempre insidiati, a rischio. La loro non è mai una vicenda pacificata. Il loro riconoscimento formale ci parla sempre di una battaglia vinta, ma immediatamente apre pure la questione del loro rispetto, della loro efficacia, del loro radicamento. I diritti diventano così, essi stessi, strumenti della lotta per i diritti».</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Troppi diritti civili (libertà di pensiero, giusto processo, possibilità di formare una famiglia tradizionale e no), politici (pluralismo dell’informazione), sociali (sanità, istruzione, pensioni) si stanno svuotando in un’apparente indifferenza collettiva. Perché ci si lamenta del menù e del servizio e si dimentica che si è cittadini solo se si lotta per i diritti, ovvero solo se si agisce attivamente per far funzionare la democrazia e dare corpo all’appartenenza ad una comunità sociale e politica.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Forse l’incompetenza dei rappresentanti è solo il frutto secondario dell’incompetenza dei cittadini. Che non coincide con l’ignoranza. Ma con l’incapacità o il rifiuto di assumere le responsabilità proprie del ruolo di cittadini.</span></p>
<p><a href="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2020/competenze_cittadini/competenza_cittadini_adige.pdf">l&#8217;Adige 22 novembre 2020</a></p>
<p><a href="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2020/competenze_cittadini/competenza_cittadini_alto_adige.pdf">Alto Adige 21 novembre 2020</a></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
