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	<title>polarizzazione &#8211; Giovanni Pascuzzi </title>
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	<title>polarizzazione &#8211; Giovanni Pascuzzi </title>
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		<title>Quale scudo per la democrazia?</title>
		<link>https://www.giovannipascuzzi.eu/2026/03/21/quale-scudo-per-la-democrazia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Pascuzzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Mar 2026 08:01:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli su quotidiani]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi della democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[Habermas]]></category>
		<category><![CDATA[informazione digitale]]></category>
		<category><![CDATA[partecipazione]]></category>
		<category><![CDATA[polarizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[sovraccarico informativo]]></category>
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					<description><![CDATA[La Commissione europea ha di recente emanato una Comunicazione dal titolo: «Scudo europeo per la democrazia a puntello di democrazie solide e resilienti». Il documento denuncia una serie di fenomeni che rappresentano altrettante sfide per le nostre democrazie: (i) l’ingerenza di regimi autoritari stranieri; (ii) l&#8217;aumento dell&#8217;estremismo e della polarizzazione; (iii) il calo della fiducia [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 14pt;"><a href="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/2026/03/scudo_adige.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class=" wp-image-6797 alignleft" src="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/2026/03/scudo_adige.jpg" alt="" width="290" height="374" srcset="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/2026/03/scudo_adige.jpg 666w, https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/2026/03/scudo_adige-233x300.jpg 233w" sizes="(max-width: 290px) 100vw, 290px" /></a>La Commissione europea ha di recente emanato una <a href="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/2026/03/comunicazione_commissione_novembre_2025.pdf">Comunicazione dal titolo: «Scudo europeo per la democrazia a puntello di democrazie solide e resilienti».</a></span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Il documento denuncia una serie di fenomeni che rappresentano altrettante sfide per le nostre democrazie: </span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">(i) l’ingerenza di regimi autoritari stranieri; </span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">(ii) l&#8217;aumento dell&#8217;estremismo e della polarizzazione; </span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">(iii) il calo della fiducia e della partecipazione;</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">(iv) le minacce all&#8217;integrità delle elezioni; </span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">(v) le minacce alla pluralità del dibattito pubblico e alla libertà di parola; </span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">(vi) il deterioramento del contesto in cui operano i giornalisti e la società civile.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il quadro che ne emerge è complesso: le sfide sono enormi e le risposte, a volte, appaiono retorici richiami ad un ritorno ai principi fondanti come, ad esempio, la partecipazione dei cittadini.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Su quest’ultimo aspetto conviene spendere qualche riflessione.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Con il termine partecipazione spesso si fa riferimento unicamente alla partecipazione al voto (in costante calo). Ma quel concetto è molto più ampio. </span><br />
<span style="font-size: 14pt;">La democrazia è un metodo per prendere decisioni. Luigi Einaudi («Le prediche inutili», Einaudi, 1964) ricordava che la decisione finale (ed anche il voto alle elezioni o al referendum è una decisione) è l’esito di un processo che prevede diverse fasi. Egli spiegava che «il conoscere» è la premessa necessaria per poter discutere e poi deliberare a ragion veduta.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Rispetto ai tempi di Einaudi sono cambiati alcuni fattori di contesto.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">1. Rivoluzione tecnologica. Digitalizzazione e AI stanno rimodellando il modo in cui i contenuti politici vengono prodotti, mediati e fruiti.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">2. Il sovraccarico informativo. Siamo bombardati da informazioni e contenuti e spesso siamo vittime di disinformazione (mera propaganda della peggiore specie) e informazioni errate.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">3. Marcata polarizzazione delle posizioni. Che spesso viene alimentata ad arte e che impedisce anche solo la ricerca di soluzioni condivise (non si prova più a cercare una convergenza la più ampia possibile neanche per modificare la Costituzione).</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Di seguito i fenomeni che minano le chance di successo del processo proposto da Einaudi.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">A. La democrazia richiede ai cittadini di informarsi in maniera critica. Questo significa maturare delle competenze: saper trovare le informazioni, saperne vagliare l’attendibilità, saper far tesoro degli strumenti digitali (e non esserne vittima), saper gestire il sovraccarico informativo, maturare una educazione civica per agire in modo responsabile. Invece mi pare si stia diffondendo una forte apatia da questo punto di vista. Ci si affida a qualcuno (si pensi a quanti si fidano ciecamente di “influencer” che molto spesso assumono le sembianze di moderni “santoni” in grado di dispensare verità su qualsivoglia materia) limitandosi ad iscriversi ad una “tifoseria” con il solo scopo di battere l’avversario senza mai valutare criticamente la propria posizione.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">B. Il secondo elemento del processo deliberativo indicato da Einaudi è la partecipazione al dibattito pubblico (che poi è un modo per «conoscere»). Qualche giorno fa è scomparso Jürgen Habermas, filosofo, sociologo e politologo tedesco, esponente della cosiddetta “Scuola di Francoforte”. Habermas ha provato a descrivere gli ingredienti che consentono alle democrazie di funzionare per perseguire il bene comune. Di questi ingredienti, parte fondamentale è il dibattito pubblico che può essere all’altezza e utile allo scopo solo se risponde a determinati requisiti ovvero: ciò che si dice corrisponde al mondo oggettivo; le intenzioni del parlante sono sincere; l&#8217;enunciato è conforme alle norme sociali condivise (cfr. Habermas, «Teoria dell’agire comunicativo», Il Mulino, 2022). Non credo si possa essere smentiti se si afferma che il dibattito pubblico odierno sia lontanissimo dal rispettare quei requisiti. Il dibattito pubblico è alimentato da bugie e comportamenti ambigui e contraddittori in ragione dello scarto esistente tra ciò che si dice e ciò che si fa.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Considerazioni finali. La crisi della democrazia è alimentata dalla metamorfosi degli strumenti chiamati a rendere effettiva la democrazia stessa. Mi auguro di sbagliare, ma forse davvero la democrazia, per come l&#8217;abbiamo conosciuta, è destinata ad essere consegnata al passato. Per darle delle chances di sopravvivenza oltre a convincere le persone che è importante votare occorre impegnarsi per ricordare alle persone la grammatica della democrazia ovvero (i) che occorre pretendere che il dibattito pubblico non scada di livello o, peggio, sia usato per manipolare e diffondere falsità e (ii) che occorre conoscere davvero per sostenere un discorso pubblico e per prendere una decisione politica. Tutto questo richiede una buona dose di lealtà, impegno e, quindi, anche di fatica. La democrazia può essere difesa solo dal comportamento attivo dei cittadini.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/2026/03/scudo_democrazia.pdf"><span style="font-size: 14pt;">l&#8217;Adige, 21 marzo 2026</span></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Macchine senzienti: con quali valori?</title>
		<link>https://www.giovannipascuzzi.eu/2022/07/05/macchine-senzienti-con-quali-valori/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Pascuzzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Jul 2022 06:54:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli su quotidiani]]></category>
		<category><![CDATA[etica]]></category>
		<category><![CDATA[etica del ricercatore]]></category>
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					<description><![CDATA[La notizia è di qualche giorno fa. Un ingegnere di Google, che lavorava a LaMda (acronimo di Language Model for Dialogue Applications), una tecnologia che consente di avviare conversazioni complesse ed usata per far funzionare gli assistenti vocali come “Alexa”, ha detto che ormai l’intelligenza artificiale è diventa senziente e, quindi, umana. Non sappiamo se [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 14pt;"><img decoding="async" class=" wp-image-4786 alignleft" src="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2022/macchine_senzienti/robot_senzienti.jpg" alt="" width="245" height="466" srcset="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2022/macchine_senzienti/robot_senzienti.jpg 346w, https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2022/macchine_senzienti/robot_senzienti-158x300.jpg 158w" sizes="(max-width: 245px) 100vw, 245px" />La notizia è di qualche giorno fa. <a href="https://www.corriere.it/tecnologia/22_giugno_14/lamda-google-italiano-medium-1baf7b5c-eb42-11ec-b89b-6b199698064a.shtml">Un ingegnere di Google</a>, che lavorava a LaMda (acronimo di Language Model for Dialogue Applications), una tecnologia che consente di avviare conversazioni complesse ed usata per far funzionare gli assistenti vocali come “Alexa”, ha detto che ormai l’intelligenza artificiale è diventa senziente e, quindi, umana.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Non sappiamo se le cose stiano realmente così. Da tempo, però, in tutto il mondo si discute di questa possibilità. E molte organizzazioni internazionali, a cominciare dall’Unione europea, stanno redigendo i principi etici che i ricercatori devono rispettare nel progettare macchine sempre più “intelligenti”. Un punto su cui si insiste molto, in queste pioneristiche Carte di principi sull’intelligenza artificiale, è che i robot dovranno adeguarsi ai valori umani.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Ma quali sono i valori di noi umani (intesi come specie planetaria)?</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Nei giorni scorsi, la Corte Suprema degli Stati Uniti, cancellando la sentenza che dava copertura costituzionale federale al diritto all’interruzione volontaria della gravidanza, ha riacceso il dibattito tra chi crede che la vita del nascituro sia un valore da tutelare sin dal momento del concepimento e chi, viceversa, crede che il valore prevalente, (almeno nelle prime settimane di gestazione) sia quello delle donne alla propria autodeterminazione, o magari, più semplicemente, la considerazione di buon senso che nessuno può essere obbligato a fare qualcosa contro la propria volontà.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Ripetuti fatti di cronaca ripropongono la querelle tra chi sostiene che nessuno ha il diritto di disporre della propria vita (perché la vita è un valore in sé) e chi ritiene che lo Stato debba offrire gli strumenti per porre fine ai propri giorni quando l’esistenza diventa insopportabile a causa di gravi patologie.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Nei mesi scorsi aveva assunto toni anche violenti la discussione tra chi sosteneva che per salvaguardare il diritto alla salute della collettività dovesse introdursi per tutti l’obbligo vaccinale contro il Covid e chi rivendicava il diritto a poter scegliere se vaccinarsi o no.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La siccità di questi giorni ripropone lo scontro tra chi denuncia i rischi del riscaldamento globale (in nome della necessità di tutelare l’ambiente) e chi vuole continuare ad emettere nell’atmosfera agenti inquinanti in nome del diritto dei paesi emergenti a raggiungere un maggior benessere economico.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Una guerra che si trascina ormai da mesi nel cuore dell’Europa ripropone addirittura un terreno di scontro (nel vero senso della parola) che sembrava definitivamente consegnato al passato: quello tra chi ritiene di avere il diritto di imporre con le armi la propria visione (che si tratti di una contesa territoriale o di cose più importanti poco rileva) e chi ritiene che l’aggredito debba essere comunque difeso.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Gli esempi potrebbero continuare. Ma sono già più che sufficienti a dimostrare che viviamo in un tempo di polarizzazioni molto spinte delle posizioni. Si fronteggiano valori diversi se non contrapposti e sembra una chimera immaginare una possibile sintesi anche a causa della facilità con la quale si ricorre alla violenza: basti pensare ai primi giorni del 2021 quando un assalto armato al Parlamento degli Stati Uniti fu l’epilogo del rifiuto di riconoscere l’esito di una consultazione elettorale.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">L’idea che le macchine possano diventare sempre più intelligenti se non addirittura senzienti ci mette un po’ i brividi lungo la schiena. Ecco che nasce impellente la necessità di imporre che esse non sfuggano mai al controllo umano. Di qui almeno l’auspicio che i robot siano progettati affinché facciano propri i valori di noi umani.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Si arriva così al nocciolo dei problemi: quello dei fini. Prima che la situazione ci sfugga di mano è indispensabile fare in modo che l’intelligenza artificiale: a) comprenda i nostri fini; b) adotti i nostri fini; c) conservi i nostri fini. Questa operazione viene definita: allineamento dei fini.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Ed ecco il punto. Quali sono davvero i nostri fini, i valori in cui crediamo? Abbiamo come italiani, come europei, come terrestri, come umani dei valori davvero comuni da poter insegnare ai cosiddetti “postumani” affinché li custodiscano e diano loro attuazione quotidiana? E se la stessa diversità valoriale fosse un valore, esiste ancora un margine per il rispetto reciproco o l’astratta possibilità di immaginare visione e sintesi?</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Personalmente più che le macchine senzienti mi crea inquietudine la babele valoriale che potrebbe spingere qualcuno a pensare che i robot debbano essere usati non già al servizio di tutti ma di una parte (i droni intelligenti impiegati come arma già rispondono a questa logica).</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Qualche scienziato ha ipotizzato che il rischio vero non sia quello di ritrovarsi una intelligenza artificiale “cattiva”, bensì una intelligenza artificiale estremamente brava nel realizzare propri fini non coincidenti con i nostri quali essi siano: una intelligenza artificiale che pensi solo a se stessa, che forse è il vero insegnamento che oggi stiamo dando (anche) ai robot.</span></p>
<p><a href="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2022/macchine_senzienti/alto_adige_robot.pdf"><span style="font-size: 14pt;">Alto Adige, 5 luglio 2022</span></a></p>
<p><a href="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2022/macchine_senzienti/Adige_robot.pdf"><span style="font-size: 14pt;">l&#8217;Adige, 5 luglio 2022</span></a></p>
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