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	<title>problem solving &#8211; Giovanni Pascuzzi </title>
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	<title>problem solving &#8211; Giovanni Pascuzzi </title>
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		<title>Della difficoltà di risolvere i problemi sociali (e dell&#8217;inerzia delle foglie)</title>
		<link>https://www.giovannipascuzzi.eu/2023/07/11/della-difficolta-di-risolvere-i-problemi-sociali-e-dellinerzia-delle-foglie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Pascuzzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Jul 2023 07:30:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli su quotidiani]]></category>
		<category><![CDATA[leadership]]></category>
		<category><![CDATA[problem solving]]></category>
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					<description><![CDATA[Provi a farlo anche chi mi sta leggendo. Si pensi ad un problema (della convivenza sociale) che avevamo 20 anni fa e che adesso è stato risolto. A me non ne è venuto in mente neanche uno. Dalla lotta alla povertà alle effettive pari opportunità tra uomini e donne, dal riconoscimento di un assetto stabile [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 14pt;"><img decoding="async" class=" wp-image-5183 alignleft" src="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/2023/07/inerzia.jpg" alt="" width="120" height="404" srcset="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/2023/07/inerzia.jpg 382w, https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/2023/07/inerzia-89x300.jpg 89w, https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/2023/07/inerzia-304x1024.jpg 304w" sizes="(max-width: 120px) 100vw, 120px" />Provi a farlo anche chi mi sta leggendo. Si pensi ad un problema (della convivenza sociale) che avevamo 20 anni fa e che adesso è stato risolto. A me non ne è venuto in mente neanche uno.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Dalla lotta alla povertà alle effettive pari opportunità tra uomini e donne, dal riconoscimento di un assetto stabile e tutelato per le coppie dello stesso sesso alle scelte di fine vita, dalla precarizzazione dei rapporti di lavoro alle condizioni di vita delle persone in là negli anni, dalle aspettative legittime delle persone con disabilità al governo dei fenomeni migratori, sono tutti temi già presenti nell’agenda politica di 20 anni fa (o anche più). E l’elenco potrebbe essere molto più lungo anche omettendo di considerare problemi sistemici come il cambiamento climatico o il dissesto idrogeologico.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">A volte si è registrato qualche passo avanti, altre volte si è rimasti fermi al palo. Senza contare l’insorgere di problemi nuovi (es.: la convivenza con gli orsi).</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Naturalmente è impossibile dire in poche righe perché sia così difficile risolvere i problemi sociali (ammesso che qualcuno lo sappia davvero). Di seguito proverò ad enumerare alcuni elementi che, a mio avviso, contribuiscono ad alimentare la difficoltà.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">A) Innanzitutto occorre ricordare che i problemi non sono dati oggettivi bensì mere ricadute dei diversi punti di vista con i quali le persone guardano la realtà. La disoccupazione è un problema per chi non ha lavoro. Ma certo non lo è per chi, grazie ad essa, può contare su una riserva di manodopera disponibile a basso costo.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">B) Un altro fattore è il progressivo (e, ormai, definitivo) appiattirsi della politica sulla mera rappresentanza di interessi. La frase «Un politico guarda alle prossime elezioni; uno statista guarda alla prossima generazione. Un politico pensa al successo del suo partito; lo statista a quello del suo paese» essa sì può considerarsi definitivamente archiviata. Buona parte delle persone che si dedicano alla politica credono (in buona fede) che loro compito sia risolvere i problemi di specifiche categorie di persone a prescindere da una visione complessiva.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il fatto è che dal mero conflitto tra interessi difficilmente esce vincitore un interesse perché più forte. Tralasciando la circostanza che non sarebbe giusto (per chi ancora attribuisce valore alla giustizia sociale) non esiste un interesse in grado di prevalere davvero, per tante ragioni. Quindi la politica ridotta a mera rappresentanza di interessi è destinata solo a produrre una situazione di stallo (che poi è la frustrazione che viviamo quando realizziamo che i problemi non si risolvono mai).</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Questo approccio non riguarda solo il ruolo dei politici di professione. La più parte delle persone accetta di essere ridotto a “categoria” in conflitto con altre “categorie” per il riconoscimento dei propri interessi. Ma non riflette abbastanza sul fatto che gli individui appartengono a categorie diverse finendo col vivere il conflitto dentro se stessi: una stessa persona come “categoria lavoratore” può avere interesse a non lavorare la domenica ma come “categoria consumatore” può avere interesse ad avere tutti i negozi aperti anche nei giorni festivi (con addetti che lavorano per garantire la loro operatività). La categoria dei risparmiatori è contenta se i prodotti finanziari acquistati producono utili cospicui. Ma l’economia finanziaria può provocare bolle speculative che si riverberano sull’economia reale con conseguenze negative sul benessere della società che ricomprende anche la categoria dei risparmiatori.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Gli interessi si compongono e si aggregano secondo dinamiche non sempre comprensibili. E la loro polarizzazione caratterizza ormai le democrazie occidentali che appaiono irrimediabilmente spaccate. L&#8217;assalto al Campidoglio degli Stati Uniti del 6 gennaio 2021 rimane, tra le tante cose, il simbolo di queste fratture profonde.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">C) Un terzo elemento è la penuria di persone capaci di vedere le cose dal punto di vista delle foglie, ovvero di soggetti che, guardando le cose dall&#8217;alto, facciano tesoro della visione d’insieme e, astraendosi dagli interessi settoriali o polverizzati, siano in grado di proporre soluzioni di interesse generale ovvero idonee, almeno, a superare lo stallo.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Assistiamo ad una specie di “eclissi delle élite”. Chi, per il ruolo che riveste, può (e deve) guardare le cose dall&#8217;alto si preoccupa solo di conservare la posizione di vantaggio. E tanto più i problemi non si risolvono, tanto più rimane fermo lo status quo e il privilegio di chi trae profitto dalla situazione esistente.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il ciclo naturale delle cose contempla il ricambio periodico delle foglie. Ma se la pianta ad alto fusto non ha più gli strumenti culturali per produrre foglie con capacità di visione neanche il ricambio è in grado di assicurare un qualche miglioramento o il superamento dello stallo.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><a href="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/2023/07/foglie_alto_adige.pdf">Alto Adige, 11 luglio 2023</a></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><a href="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/2023/07/foglie_alto_adige.pdf">l&#8217;Adige, 11 luglio 2023</a></span></p>
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		<title>Divagazioni su Diritto e Arte (Trento, 16 febbraio 2023)</title>
		<link>https://www.giovannipascuzzi.eu/2023/02/16/divagazioni-su-diritto-e-arte-trento-16-febbraio-2023/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Pascuzzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Feb 2023 15:34:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Convegni]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[diritto]]></category>
		<category><![CDATA[ipertesti]]></category>
		<category><![CDATA[legal design]]></category>
		<category><![CDATA[problem solving]]></category>
		<category><![CDATA[tecniche giuridiche]]></category>
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					<description><![CDATA[Il 16 febbraio 2023, il Prof. Roberto Caso mi ha invitato a tenere un seminario nell&#8217;ambito del corso &#8220;Diritto d&#8217;autore e arte&#8221; che egli impartisce presso la Facoltà di Giurisprudenza dell&#8217;Università di Trento. Il titolo che ho dato al seminario è &#8220;Divagazioni su Diritto e Arte&#8221;. Di seguito si possono leggere le slides che ho [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 14pt;">Il 16 febbraio 2023, il Prof. Roberto Caso mi ha invitato a tenere un seminario nell&#8217;ambito del corso &#8220;Diritto d&#8217;autore e arte&#8221; che egli impartisce presso la Facoltà di Giurisprudenza dell&#8217;Università di Trento.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il titolo che ho dato al seminario è &#8220;Divagazioni su Diritto e Arte&#8221;.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Di seguito si possono leggere le slides che ho proiettato. Non contengono, ovviamente, il testo di quello che ho detto. Danno un&#8217;idea dei temi che ho toccato.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">[Nota bene: passando con il cursore del mouse sulle slide appaiono i tasti che permettono di farle scorrere]</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Ringrazio il Prof. Caso per l&#8217;Invito.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Ringrazio i professori Giuseppe Bellantuono e Paolo Guarda, e la dottoressa Giorgia Bincoletto del Gruppo LawTech.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Rivolgo il mio grazie anche alla Facoltà di Giurisprudenza dell&#8217;Università di Trento.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Grazie per l&#8217;opportunità che mi è stata offerta di rivolgermi agli studenti. Spero di aver instillato in loro qualche curiosità sul&#8230;Diritto come arte.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="wp-block-pdfemb-pdf-embedder-viewer"><a href="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Convegni/2023/Trento_diritto_e_arte/2023_trento_Divagazioni_su_diritto_e_arte.pdf" class="pdfemb-viewer" style="width:500px;" data-width="500" data-height="max" data-toolbar="both" data-toolbar-fixed="on">2023_trento_Divagazioni_su_diritto_e_arte</a></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Dal problema alla norma</title>
		<link>https://www.giovannipascuzzi.eu/2022/11/22/dal-problema-alla-norma/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Pascuzzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Nov 2022 16:30:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli su quotidiani]]></category>
		<category><![CDATA[analisi di impatto della regolazione]]></category>
		<category><![CDATA[legge]]></category>
		<category><![CDATA[problem solving]]></category>
		<category><![CDATA[razionalità limitata]]></category>
		<category><![CDATA[soluzione dei problemi]]></category>
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					<description><![CDATA[Molte polemiche ha provocato l’emanazione della cosiddetta “norma anti-rave” che è stata inclusa dall’esecutivo in un decreto legge approvato nella prima seduta del nuovo governo. È diffusa la convinzione che non esista problema (dalla disoccupazione al “caro bollette”, dall’emergenza rifiuti al cyberbullismo) che non possa essere risolto con l’emanazione di una legge ad hoc. Ma [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 14pt;"><img fetchpriority="high" decoding="async" class=" wp-image-4916 alignleft" src="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Alto_Adige/2022/rave_1/rave.jpg" alt="" width="168" height="548" srcset="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Alto_Adige/2022/rave_1/rave.jpg 302w, https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Alto_Adige/2022/rave_1/rave-92x300.jpg 92w" sizes="(max-width: 168px) 100vw, 168px" /> Molte polemiche ha provocato l’emanazione della cosiddetta “norma anti-rave” che è stata inclusa dall’esecutivo in un decreto legge approvato nella prima seduta del nuovo governo.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">È diffusa la convinzione che non esista problema (dalla disoccupazione al “caro bollette”, dall’emergenza rifiuti al cyberbullismo) che non possa essere risolto con l’emanazione di una legge ad hoc. Ma è davvero così? E, soprattutto, quali caratteristiche deve avere una legge perché sia efficace ovvero risolva davvero il problema che si propone di affrontare?</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Gli studi sulla regolazione suggeriscono che per redigere una buona legge occorre esaminare alcuni elementi che proverò di seguito a sintetizzare.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">1. Qual è il problema e perché è un problema? Un primo passaggio è definire esattamente il problema che si desidera affrontare e per chi e perché un determinato fenomeno della realtà è un problema. Un problema, infatti, non è un dato oggettivo. La disoccupazione è un problema per chi non trova lavoro, ma non è un affatto un problema per chi può contare su una ampia disponibilità di manodopera impiegabile a basso costo visto l’eccesso di offerta. Un problema, alla fin fine, è un punto di vista. Definire un fenomeno come tale è un’opzione politica: l’assembramento creato da un rave non fa nessuna paura a chi partecipa a dette manifestazioni come non fa paura l’assembramento a chi si accalca davanti ai grandi magazzini nel giorno di inizio dei saldi (o nei mercatini di Natale). Definire esattamente il problema serve anche ad evitare che una norma invocata per porre fine a situazioni indesiderate si applichi (per una sorta di eterogenesi dei fini) anche a situazioni che indesiderate non sono.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">2. L’obiettivo. In seconda battuta occorre chiarire esattamente l’obiettivo che si vuole perseguire. Vietare una condotta? Limitarla? Orientare i comportamenti? Quando la legge impone che sui pacchetti di sigarette ci sia scritto “il fumo nuoce gravemente alla salute” l’obiettivo è vietare una azione o soltanto scoraggiarla? Quando si interviene per salvare un’azienda siderurgica in crisi l’obiettivo deve essere salvare i posti di lavoro o tutelare l’ambiente (sapendo che le due cose possono entrare in conflitto)?</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">3. Lo strumento. Un medesimo obiettivo può essere ottenuto utilizzando strategie diverse. È più efficace punire pesantemente (anche con il carcere) chi non paga le tasse oppure premiare (anche solo con semplificazioni di natura burocratica) chi si mostra nel tempo fedele al fisco? L’obiettivo di incrementare l’occupazione si ottiene sanzionando i licenziamenti o incentivando le assunzioni? Nella scelta dello strumento conta molto il significato simbolico delle norme. Prevedere una sanzione detentiva fa capire che una condotta è considerata altamente indesiderata. Ma se poi la norma non viene applicata o non ottiene gli effetti desiderati (in alcuni Paesi è prevista addirittura la pena di morte, ma non per questo diminuiscono gli omicidi) ecco che quel significato simbolico si perde e si profila lo scenario proprio delle grida manzoniane.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">4. La produzione di alternative. Siamo di fronte ad una realtà che cambia in maniera tumultuosa. Dobbiamo misurarci con problemi nuovi (chi si preoccupava, solo 30 anni fa, del cambiamento climatico?). Ecco che nasce la necessità di immaginare anche nuovi modi di rispondere ai problemi vecchi e nuovi. Se si guarda agli ultimi anni c’è tutto un fiorire di nuovi strumenti che vanno incontro proprio a detta esigenza. Le cosiddette “società benefit”, ad esempio, sono state create per fare in modo che le società uniscano alla tradizionale finalità di produrre utili anche finalità di beneficio per la collettività. La patente a punti mira a favorire i comportamenti virtuosi alla guida. Ogni problema che si presenta può essere l’occasione per immaginare nuovi strumenti in grado di sia di fronteggiare i fenomeni sia di raggiungere una pluralità di obiettivi desiderabili.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">5 La capacità di fare previsioni sull’impatto delle leggi. Viene naturale pensare che la sanzione penale scoraggi un certo comportamento. Ma è davvero così? La realtà è che le persone non sono esseri razionali perfetti. Noi agiamo sulla base di una “razionalità limitata”: seguiamo scorciatoie mentali; abbiamo una fiducia eccessiva nelle nostre capacità; siamo più sensibili alle perdite che ai guadagni; tendiamo a perpetuare lo status quo; abbiamo poco autocontrollo e così via. Il legislatore deve porsi il problema di quale sarà il reale impatto di una nuova legge cercando di prevedere in che modo i consociati reagiranno alla nuova regola. Chi scrive le regole può anche servirsi di “spinte gentili” (nudge) per portare le persone a comportarsi nel modo considerato ottimale.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Gli studi sulla regolazione (e quella che dall’Unione europea viene chiamata “better regulation”) ci fanno capire che legiferare non è affatto semplice.</span></p>
<p><a href="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Alto_Adige/2022/rave_1/adige_norma_regola.pdf"><span style="font-size: 14pt;">l&#8217;Adige 22 novembre 2022</span></a></p>
<p><a href="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Alto_Adige/2022/rave_1/rave_party_alto_adige.pdf"><span style="font-size: 14pt;">Alto Adige 19 novembre 2022</span></a></p>
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			</item>
		<item>
		<title>I problemi tra destra e sinistra</title>
		<link>https://www.giovannipascuzzi.eu/2022/08/24/i-problemi-tra-destra-e-sinistra/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Pascuzzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Aug 2022 07:49:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli su quotidiani]]></category>
		<category><![CDATA[destra]]></category>
		<category><![CDATA[ideologie]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
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					<description><![CDATA[Da tempo molti leader politici ripetono di considerare obsolete le categorie di «destra» e «sinistra» e che il loro compito sia esclusivamente quello di risolvere i problemi concreti delle persone. In detta prospettiva sembra che i problemi assumano una centralità di natura oggettiva, ovvero siano spogli di qualsivoglia implicazione ideologica e valoriale. Ma le cose [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 14pt;"><img decoding="async" class=" wp-image-4832 alignleft" src="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2022/destra_sinistra/destra_sinistra.jpg" alt="" width="245" height="851" srcset="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2022/destra_sinistra/destra_sinistra.jpg 364w, https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2022/destra_sinistra/destra_sinistra-86x300.jpg 86w, https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2022/destra_sinistra/destra_sinistra-295x1024.jpg 295w" sizes="(max-width: 245px) 100vw, 245px" />Da tempo molti leader politici ripetono di considerare obsolete le categorie di «destra» e «sinistra» e che il loro compito sia esclusivamente quello di risolvere i problemi concreti delle persone. In detta prospettiva sembra che i problemi assumano una centralità di natura oggettiva, ovvero siano spogli di qualsivoglia implicazione ideologica e valoriale.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Ma le cose stanno realmente così? Partiamo da alcuni esempi.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Un problema davvero sentito è quello della disoccupazione/sottooccupazione giovanile. A ben vedere, però, ci sono persone che traggono vantaggio dall’avere a disposizione una riserva di lavoratori altamente qualificati in concorrenza tra loro e pertanto impiegabili a basso costo. Per costoro la disoccupazione giovanile non è affatto un problema, anzi.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Oppure si pensi alla interruzione volontaria della gravidanza. Qual è il problema in questo caso? La tutela della libera determinazione della donna o la tutela della vita del nascituro? E quando si parla di suicidio medicalmente assistito il problema è assecondare la volontà di chi non vuole più continuare a vivere oppure non rendersi complici di un supposto omicidio in nome della sacralità della vita umana?</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">O, ancora, si pensi alle condotte criminali: il problema è punire o rieducare? E riguardo alle attività produttive inquinanti il problema è tutelare i posti di lavoro oppure salvaguardare l’ambiente?</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Gli esempi potrebbero continuare all’infinito. Ma quelli esposti sono più che sufficienti a trarre una prima conclusione.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La realtà è contraddistinta da fatti o eventi, provocati o meno dall’uomo, suscettibili di osservazioni dirette. I fenomeni osservabili, a loro volta, possono diventare dei problemi.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Ma perché un fenomeno osservabile diventa un problema? Si prenda il fenomeno delle migrazioni. Perché sono un problema? In che senso sono un problema? E un problema per chi? Per quelli che lasciano la propria terra o per quelli che risiedono nei luoghi di approdo? Per le forze dell’ordine o per le strutture sanitarie? Per gli operatori economici o per i difensori dell’identità?</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Un problema tutto è tranne che un dato oggettivo: la formulazione di un problema è una scelta, un punto di vista. Le persone e i gruppi vedono i problemi dal loro angolo di visuale. La definizione dei problemi ha natura intrinsecamente politica.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Esiste poi un secondo elemento da prendere in considerazione.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Ogni problema non ha mai una sola soluzione. Ad esempio: si suole ripetere che uno dei problemi italiani sia la lungaggine delle procedure parlamentari necessarie per approvare una legge. Ma detto problema si risolve abolendo una delle due Camere? Oppure differenziando le funzioni della Camera e del Senato? Per ulteriori esempi, c’è solo l’imbarazzo della scelta. La corruzione si combatte ex post inasprendo le pene, oppure si combatte ex ante istituendo una autorità anticorruzione con il compito di prescrivere una serie di adempimenti che però rendono più complicate le procedure? La sicurezza sui luoghi di lavoro si ottiene imponendo dettagliate prescrizioni alle imprese oppure attribuendo a queste ultime il potere di dotarsi di propri piani della sicurezza la cui idoneità va valutata se qualcosa va storto? L’alto numero di processi civili si affronta riducendo la domanda (ovvero: rendendo più difficile l’accesso alla giustizia) oppure incrementando l’offerta di giustizia (più giudici, più tribunali vicino casa, e così via)? Una maggiore presenza delle donne negli organi decisionali si persegue istituendo le cosiddette “quote rosa” oppure premiando fino in fondo il merito?</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Alla luce di quanto detto si può affermare che i problemi e le soluzioni dei problemi non hanno natura oggettiva: formuliamo problemi e soluzioni sulla base delle nostre scale valoriali o quanto meno sulla base di ciò che riteniamo essere i nostri interessi.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Così, anche se anche fosse vero che destra e sinistra non esistono più, vien quanto meno da pensare che esistano modi molto diversi di guardare ai problemi e alle soluzioni. L’uguaglianza è più importante della crescita economica oppure è vero il contrario? La speculazione finanziaria è deteriore oppure è uguale alle altre attività economiche? Il terzo mondo può crescere meglio con aiuti allo sviluppo oppure con il libero commercio? Spendere denaro pubblico per creare posti di lavoro è positivo o negativo? Lo Stato deve svolgere attività economiche in prima persona oppure no? Si deve fissare un tetto alle retribuzioni degli amministratori di società oppure no? Deve essere garantito un salario minimo oppure la retribuzione del lavoro va lasciata al mercato? Rientra tra i compiti dello Stato quello di redistribuire la ricchezza oppure no? La pena di morte è ammissibile oppure no?</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Forse le categorie di destra e di sinistra appartengono al passato. Certamente non è andata in soffitta la necessità di avere chiavi di lettura del mondo che poi altro non sono che le scale valoriali con cui guardiamo ai problemi della società e cerchiamo le soluzioni agli stessi. A pensarci, proprio a considerazioni di questo tipo è (era?) ancorato il senso della presenza in politica dei cattolici e dei laici (o di quello che ne resta).</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2022/destra_sinistra/destra_sinistra_adige.pdf"><span style="font-size: 14pt;">l&#8217;Adige, 24 agosto 2022</span></a></p>
<p><a href="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2022/destra_sinistra/destra_sinistra_bolzano.pdf"><span style="font-size: 14pt;">Alto Adige, 24 agosto 2022</span></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Approfondimenti</h2>
<p><a href="https://www.giovannipascuzzi.eu/2017/03/09/il-problem-solving-nelle-professioni-legali/">Il problem solving nelle professioni legali</a></p>
<p><a href="https://www.giovannipascuzzi.eu/2018/10/14/la-creativita-del-giurista-tecniche-e-strategie-dellinnovazione-giuridica-seconda-edizione/">La creatività del giurista</a></p>
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			</item>
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		<title>La definizione del problema nella ricerca interdisciplinare</title>
		<link>https://www.giovannipascuzzi.eu/2022/03/02/la-definizione-del-problema-nella-ricerca-interdisciplinare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Pascuzzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Mar 2022 11:04:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Saggi]]></category>
		<category><![CDATA[domande]]></category>
		<category><![CDATA[errore]]></category>
		<category><![CDATA[problem solving]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca interdisciplinare]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca scientifica]]></category>
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					<description><![CDATA[Il 24 ottobre 2019, Guido Calabresi tenne una lezione magistrale dal titolo &#8220;Rapporto fra diritto, economia e altri campi: la rivincita del diritto&#8221; per la chiusura dell’anno accademico del Dottorato in Studi giuridici comparati ed europei dell’Università di Trento. &#160; La lezione magistrale di Guido Calabresi appare ora in un volume uscito nella “Collana Quaderni [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-4609 alignleft" src="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Saggi/2022/problema_interdisciplinare/copertina_calabresi.jpg" alt="" width="187" height="318" srcset="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Saggi/2022/problema_interdisciplinare/copertina_calabresi.jpg 690w, https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Saggi/2022/problema_interdisciplinare/copertina_calabresi-176x300.jpg 176w, https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Saggi/2022/problema_interdisciplinare/copertina_calabresi-602x1024.jpg 602w" sizes="auto, (max-width: 187px) 100vw, 187px" /><span style="font-size: 18pt;">Il 24 ottobre 2019, <a href="https://law.yale.edu/guido-calabresi">Guido Calabresi</a> tenne una lezione magistrale dal titolo &#8220;Rapporto fra diritto, economia e altri campi: la rivincita del diritto&#8221; per la chiusura dell’anno accademico del Dottorato in Studi giuridici comparati ed europei dell’Università di Trento.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 18pt;">La lezione magistrale di <a href="https://law.yale.edu/guido-calabresi">Guido Calabresi</a> appare ora in un volume uscito nella <a href="https://www.giurisprudenza.unitn.it/node/33">“Collana Quaderni della Facoltà di Giurisprudenza” </a>dell&#8217;Università di Trento.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 18pt;">Il volume ospita anche un mio scritto dal titolo &#8220;La definizione del problema nella ricerca interdisciplinare&#8221;.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://iris.unitn.it/retrieve/handle/11572/333104/530477/55%20rapporto%20diritto%20economia%20-%20Calabresi%20-%20IRIS.pdf"><span style="font-size: 18pt;">Qui si può scaricare il testo dell&#8217;intero volume</span></a></p>
<p><span style="font-size: 18pt;"><a href="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Saggi/2022/problema_interdisciplinare/INDICE_Calabresi.pdf">Qui si può scaricare l&#8217;indice del volume</a></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;"><a href="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Saggi/2022/problema_interdisciplinare/definizione_problema_ricerca_interdisciplinare.pdf">Qui si può scaricare il testo del mio articolo</a></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="wp-block-pdfemb-pdf-embedder-viewer"><a href="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Saggi/2022/problema_interdisciplinare/definizione_problema_ricerca_interdisciplinare.pdf" class="pdfemb-viewer" style="width:500px;" data-width="500" data-height="max" data-toolbar="both" data-toolbar-fixed="on">definizione_problema_ricerca_interdisciplinare</a></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>La ricerca e le giuste domande</title>
		<link>https://www.giovannipascuzzi.eu/2020/05/14/la-ricerca-e-le-giuste-domande/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Pascuzzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 May 2020 07:08:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli su quotidiani]]></category>
		<category><![CDATA[cabina di regia]]></category>
		<category><![CDATA[covid-19]]></category>
		<category><![CDATA[domande]]></category>
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					<description><![CDATA[In molti Paesi europei si sta scoprendo adesso che alcune persone avevano contratto il coronavirus già alla fine dello scorso anno. Questo porta gli scienziati a dire che Covid-19 “girava” in Europa ben prima che la Cina desse l’allarme. Sorgono alcune domande. La prima: perché la malattia non è stata diagnosticata allora? La risposta è [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-2845 alignleft" src="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2020/ricerca_domande/ricerca1.jpg" alt="" width="223" height="290" srcset="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2020/ricerca_domande/ricerca1.jpg 698w, https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2020/ricerca_domande/ricerca1-231x300.jpg 231w" sizes="auto, (max-width: 223px) 100vw, 223px" />In molti Paesi europei si sta scoprendo adesso che alcune persone avevano contratto il coronavirus già alla fine dello scorso anno. Questo porta gli scienziati a dire che Covid-19 “girava” in Europa ben prima che la Cina desse l’allarme.</p>
<p>Sorgono alcune domande. La prima: perché la malattia non è stata diagnosticata allora? La risposta è che, in quel momento, nessuno sapeva dell’esistenza di questo virus e quindi a nessuno era venuto in mente di cercarlo (e, forse, non si sarebbe saputo bene nemmeno come cercarlo perché non era stata ancora isolata la sequenza completa del suo genoma).</p>
<p>Un secondo interrogativo riguarda il come sia possibile effettuare una diagnosi ora a distanza di tempo. Semplicemente perché qualcuno sta rivedendo le storie cliniche di questi malati “anomali”, sta riesaminando analisi e tamponi fatti all’epoca al paziente, sta compiendo nuove analisi con l’obiettivo di cercare in maniera specifica la presenza, anche pregressa, di questo particolare virus.</p>
<p>La vicenda appena narrata ci ricorda alcune cose.</p>
<p>Le scoperte (scientifiche ma anche no) nascono quando ci si pone le domande giuste, ovvero quando si sa cosa cercare, dove cercare, come cercare.</p>
<p>Certo, a volte, le scoperte sono figlie del caso. Il termine serendipity (in italiano: serendipità) indica proprio il trovare una cosa non cercata e imprevista mentre se ne sta cercando un&#8217;altra. Si può pensare all’ipotesi in cui si studia un farmaco per curare una certa malattia e si scopre che lo stesso ritrovato può essere utile per curare malattie del tutto diverse.</p>
<p>Ma in linea di principio la ricerca muove da delle domande a cui si cerca di dare risposta trovando indizi, riscontri, prove. Per comprendere meglio l’approccio si pensi ad un fenomeno simile: quello delle perquisizioni. Quante volte, vedendo i telefilm polizieschi, abbiamo sentito il Montalbano di turno dire ai propri agenti (dopo aver formulato, anche inconsciamente, una ipotesi investigativa): “perquisite la stanza”. Ma cosa si fa esattamente quando si perquisisce una stanza? Se si cercano le prove di un traffico di stupefacenti si cercherà la droga. Ma magari in bella vista c’è un quadro rubato e nessuno se ne accorge perché non ne riconosce il valore, o non si sa che è rubato o perché sia finito li.</p>
<p>La ricerca (scientifica e no) muove dalle domande. È importante porre e porsi le domande giuste.</p>
<p>E proprio l’importanza che può avere la casualità ci fa capire come l’imponderabile (che, di primo acchito, appare essere il contrario del metodo) possa avere un peso decisivo. Il che significa che il ricercatore (i.e.: chi ricerca in genere) deve avere intùito ovvero qualcosa che va oltre il metodo.</p>
<p>Da questo discende una ulteriore considerazione. Il metodo induce alla definizione stereotipata dei passi da seguire, all’adozione di precisi protocolli di azione, all’aspirazione al riduzionismo algoritmico dei processi. Tutto vero e tutto dovuto al rigore metodologico. Solo che lo scenario descritto porta ad una inevitabile focalizzazione. Quest’ultima ci impedisce di avere uno sguardo largo. Ci impedisce di vedere la possibilità del cambio di paradigma che è la base delle rivoluzioni scientifiche. Come avvenne quella volta in cui qualcuno disse che era la terra a girare intorno al sole scardinando tutte le certezze che fino a quel momento erano autoalimentate dal metodo sin li seguito.</p>
<p>Oggi gli scienziati sono impegnati nella ricerca di un vaccino contro il coronavirus. Bene: speriamo lo trovino presto. Ma se ci fosse una risposta diversa, più veloce e più efficace al problema? Non lo sappiamo? O semplicemente nessuno la sta cercando?</p>
<p>La riflessione appena svolta produce due considerazioni.</p>
<p>La prima riguarda chi auspica l’istituzione di “cabine di regia” per orientare la ricerca verso obiettivi specifici. Questo è il modo migliore per elevare la focalizzazione a sistema, con le conseguenze viste: rinunciare a coltivare il paradigma dell’imprevisto.</p>
<p>La seconda riguarda chi pensa sia inutile spendere soldi per attività apparentemente lontane dai bisogni immediati, come, ad esempio, mandare l’uomo su Marte. Chi può escludere che lì troveremmo risposte per domande che, in questo momento, non siamo nemmeno in grado di porci?</p>
<p><a href="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2020/ricerca_domande/ricerca_giuste_domande.pdf">l&#8217;Adige 14 maggio 2020</a></p>
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		<title>Lettera al Presidente Fugatti sul corso di laurea in Medicina</title>
		<link>https://www.giovannipascuzzi.eu/2019/11/25/lettera-al-presidente-fugatti-sul-corso-di-laurea-in-medicina/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Pascuzzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Nov 2019 08:23:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli su quotidiani]]></category>
		<category><![CDATA[Carenza di medici]]></category>
		<category><![CDATA[Competenze]]></category>
		<category><![CDATA[Corso di laurea in medicina]]></category>
		<category><![CDATA[Formazione medica]]></category>
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		<category><![CDATA[Trento]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>
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					<description><![CDATA[Gentile Presidente Fugatti, ho appreso dai giornali che per far fronte al problema della carenza di medici in Trentino è stato istituito un tavolo di lavoro con i vertici dell’Università di Padova in vista dell&#8217;attivazione di un percorso di formazione in medicina nella città di Trento. 1) Il problema. È molto positivo che la sua [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-2477 alignleft" src="http://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2019/medicina/medicina_2.jpg" alt="" width="190" height="645" srcset="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2019/medicina/medicina_2.jpg 362w, https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2019/medicina/medicina_2-88x300.jpg 88w, https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2019/medicina/medicina_2-302x1024.jpg 302w" sizes="auto, (max-width: 190px) 100vw, 190px" />Gentile Presidente Fugatti,</p>
<p>ho <a href="http://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2019/medicina/notizia_tavolo_con_Padova_su_medicina.pdf">appreso dai giornali</a> che per far fronte al problema della carenza di medici in Trentino è stato istituito un tavolo di lavoro con i vertici dell’Università di Padova in vista dell&#8217;attivazione di un percorso di formazione in medicina nella città di Trento.</p>
<p>1) Il problema. È molto positivo che la sua Giunta consideri prioritario cercare di dare risposta al problema della mancanza di medici di base e di specialisti, un collo di bottiglia che affligge questo territorio come l’intero Paese. Ma se l’obiettivo fosse solo quello di formare ottanta medici trentini all’anno non ci sarebbe nessun bisogno di istituire a Trento un corso di laurea in medicina. Basterebbe attribuire una borsa di studio molto ricca agli ottanta migliori diplomati trentini desiderosi di votarsi al giuramento di Ippocrate e mandarli a studiare nella più prestigiosa scuola di medicina del mondo con il patto di rimanere a lavorare in Trentino almeno per un tot numero di anni una volta laureati. Siffatta soluzione, con gli appropriati accorgimenti, sarebbe disponibile domani mattina e sarebbe molto meno dispendiosa dell’istituzione di un corso di laurea, ancorché “gemmato” da un’altra sede.</p>
<p>2) Medici di qualità. Ma l’obiettivo può e deve essere più ambizioso. Soprattutto: più efficace. Il Trentino non ha bisogno di medici purchessia. Ha bisogno di medici bravi. Ed un medico è molto più bravo se si forma ed opera in un ambiente dove si respira il “clima” della ricerca. Un ambiente dove lo stesso medico (da studente e poi da professionista) coltiva la ricerca o contribuisce ad essa. Chi vive nell’Università sa che la buona didattica è figlia della buona ricerca; sa che la didattica senza ricerca trasforma l’istituzione in un esamificio che frustra la motivazione prima ancora della preparazione. Ha senso un corso di laurea in medicina a Trento se a Trento (non altrove) si produce ricerca in ambito medico. E i risultati nella ricerca si ottengono grazie agli studiosi e ai laboratori avanzati che i giovani in formazione possono frequentare. A questo proposito conviene ricordare un dato. Appena quattro mesi fa (il 20 luglio) si sono conclusi i lavori del Forum per la ricerca voluto dall’Assessore Spinelli. Nella “<a href="http://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2019/medicina/Carta-di-Rovereto-sullinnovazione_DEF.pdf">Carta di Rovereto</a>”, che è l’atto nel quale sono riportati gli esiti delle riflessioni svolte nel Forum, si fa riferimento, a pagina 8, alla ricerca per la sanità (il testo completo si trova all’indirizzo https://tinyurl.com/ukdq8wl). Ma si fa leva su quanto sul nostro territorio già esiste senza riferimenti alla ricerca medica in generale o a 360 gradi. Gli stessi esperti che codesta amministrazione ha nominato per farsi consigliare, hanno ribadito un principio noto: si migliora nella ricerca approfondendo quello che già c’è. Per formare bravi medici (e non medici formati a distanza) occorre avere in casa le strutture di ricerca che sole possono garantire una didattica di qualità. Al momento si può pensare ad una formazione medica nei campi dove già la ricerca medica in Trentino è un’eccellenza. In altre parole: scuole di specializzazione nelle branche richiamate nella Carta di Rovereto.</p>
<p>3) Tutto si può fare. Sono tra quelli che non si oppongono per partito preso alla istituzione di un corso di laurea di Medicina a Trento (attivato dall’Università di Trento). È una scelta che costa tempo e risorse, ma niente esclude in linea di principio che si possa fare. <a href="http://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2019/medicina/adige_atto_indirizzo.pdf">Questo giornale, martedì 19</a>, ha dato notizia dell’ammontare delle risorse che la Provincia versa all’Ateneo. A proposito del debito ingente di PAT verso UNITN (più di 200 milioni di euro) nell’articolo si legge che il “piano di rientro” è confermato e che i 30 milioni eccedenti l’ordinario e relativi appunto al “rientro” saranno erogati su presentazione di specifica richiesta da parte dell’Ateneo. Con 30 milioni all’anno (oltre ad assumere i professori) si può costruire una intera clinica universitaria (ogni anno). E sì, perché per realizzare un corso di laurea in medicina, occorrono strutture adeguate e di nuova concezione.</p>
<p>4) Le due autonomie. Gentile Presidente, il vero punto dissonante della notizia che abbiamo appreso dai giornali è che la Provincia sta trattando con i vertici dell’Università di Padova senza che l’Università di Trento sia parte principale se non promotrice dell’iniziativa. Sembra quasi che Unitn venga tenuta fuori. Lei, Presidente, è sempre molto sensibile (e giustamente) ai “soldi dei trentini”. Con i soldi dei trentini viene finanziata (almeno in parte) l’Università di Trento che si è guadagnata una reputazione di tutto rispetto in ambito non solo nazionale. Lei si fa interprete di un problema che sta a cuore a tutti: formare i giovani medici che serviranno al Trentino. Nell’Università di Trento ci sono tutte le competenze necessarie per aiutarla a capire quale sia la strada migliore per raggiungere quell’obiettivo: istituire un corso di laurea ex novo; puntare sulle scuole di specializzazione facendo leva sulla ricerca di qualità che già si svolge qui; scegliere la migliore scuola di medicina fuori provincia (italiana o straniera) alla quale chiedere di aprire una “succursale” a Trento; e così via. Ci sono anche gli esperti in grado di superare i non pochi problemi che l’apertura di una sede distaccata pone.</p>
<p>Lei, e, soprattutto, i trentini hanno “in casa” le competenze necessarie a prendere la decisione migliore. Non utilizzarle sarebbe un incomprensibile spreco.</p>
<p><a href="http://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2019/medicina/su_medicina_fugatti_sbaglia.pdf">l&#8217;Adige, 25 novembre 2019</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Post articolo</strong></p>
<p><a href="http://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2019/medicina/Finocchiaro_su_medicina.pdf">Intervento del Presidente dell&#8217;Università Finocchiaro (6 dicembre 2019)</a></p>
<p><a href="http://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2019/medicina/cali_su_medicina.pdf">Intervento di Vincenzo Calì (7 dicembre 2019)</a></p>
<p><a href="http://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2019/medicina/nevola_medicina.pdf">Intervento di Gaspare Nevola (14 dicembre 2019)</a></p>
<p><a href="http://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2019/medicina/Dellai_medicina.pdf">Intervento di Lorenzo Dellai, in risposta a Nevola (16 dicembre 2019)</a></p>
<p><a href="http://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/2019/11/zambelli_su_medicina.pdf">Intervento di Stefano Zambelli (21 dicembre 2019)</a></p>
<p><a href="http://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2019/medicina/Mantovan_Collini_medicina.pdf">Intervento di Paolo Mantovan (21 dicembre 2019) e affermazioni dure di Collini</a></p>
<p><a href="http://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2019/medicina/Faustini_Andreotti_medicina.pdf">Intervento di Alberto Faustini e Carlo Andreotti (22 dicembre 2019)</a></p>
<p><a href="http://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2019/medicina/Pascuzzi_scontro_medicina_2.pdf">Posizione di Pascuzzi in Senato accademico su l&#8217;Adige (22 dicembre 2019)</a></p>
<p><a href="http://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2019/medicina/Pascuzzi_scontro_medicina.pdf">Posizione di Pascuzzi in Senato accademico su Trentino (22 dicembre 2019)</a></p>
<p><a href="http://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2019/medicina/campolongo_medicina_assemblea_Collini.pdf">Intervento di Fulvio Campolongo (24 dicembre 2019) e convocazione di assemblea da parte di Collini </a></p>
<p><a href="https://pressroom.unitn.it/comunicato-stampa/medicina-nota-della-consulta-dei-direttori">Nota della Consulta dei direttori dell&#8217;Università di Trento sulla questione Medicina (3 gennaio 2020).</a></p>
<p><a href="http://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2019/medicina/Medicina_Nicola_Paoli.pdf">Intervento di Nicola Paoli (5 gennaio 2020)</a></p>
<p><a href="http://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2019/medicina/nicoletti_medicina.pdf">Intervista a Michele Nicoletti (10 gennaio 2019)</a></p>
<p><a href="http://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2019/medicina/merigliano_medicina.pdf">Intervista a Stefano Merigliano (direttore Medicina Padova, 11 gennaio 2020)</a></p>
<p><a href="http://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2019/medicina/Diricco_medicina.pdf">Intervento di Alessandra Di Ricco (12 gennaio 2020)</a></p>
<p><a href="http://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2019/medicina/massacci_medicina.pdf">Intervento di Fabio Massacci e risposta del Direttore Alberto Faustini (14 gennaio 2020)</a></p>
<p><a href="http://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2019/medicina/pascuzzi_intervista_vigilia_senato.pdf">Intervista a Giovanni Pascuzzi alla vigilia del voto del Senato (14 gennaio 2020)</a></p>
<p><a href="http://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2019/medicina/motivazione_no_medicina.pdf">Motivazione di Giovanni Pascuzzi del no alla delibera del Senato (16 gennaio 2020)</a></p>
<p>Il 21 gennaio il co.pro.co approva il progetto Trento-Verona (l&#8217;Adige <a href="http://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2019/medicina/medicina_approvazione_coproco.pdf">22 gennaio 2020</a> &#8211; <a href="http://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/2019/11/medicina_approvazione_coproco_trentino.pdf">Trentino 22 gennaio 2020</a>)</p>
<p>Il 22 gennaio riunione del Senato accademico. Posizione di Pascuzzi (<a href="http://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2019/medicina/come_parte_medicina_cdt.pdf">Corriere del Trentino 23 gennaio 2020</a> &#8211; <a href="http://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2019/medicina/come_parte_medicina_trentino.pdf">Trentino 23 gennaio 2020</a>)</p>
<p><a href="http://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2019/medicina/risposta_Padova_come_parte_medicina_adige.pdf">Padova fa giungere ai giornali la sua versione dei fatti. Il Rettore sapeva. Sarà dura fare medicina. Posizione Pascuzzi in Senato (l&#8217;Adige 24 gennaio 2020)</a></p>
<p><a href="http://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2019/medicina/risorse_insufficienti.pdf">Il progetto, approvato anche dalla Giunta Provinciale, è spedito a Roma. Pascuzzi: &#8220;Costi largamente sottostimati&#8221;. (l&#8217;Adige 22 febbraio 2020)</a>.</p>
<p><a href="http://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2019/medicina/Andreaus_costi_medicina.pdf">Michele Andreaus sui costi di medicina (l&#8217;Adige 6 marzo 2020)</a></p>
<p><a href="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2019/medicina/primi_tre_anni_li_paga_luniversità.pdf">I costi dei primi tre anni della scuola di medicina li pagherà l&#8217;Università (Corriere del Trentino, 30 aprile 2020)</a></p>
<p><a href="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2019/medicina/intervista_prorettore_Deflorian.pdf">Intervista al ProRettore Deflorian (Corriere del Trentino, 1° maggio 2020)</a></p>
<p><a href="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/2019/11/andreaus_medicina_progetto_ribasso.pdf">Michele Andreaus: medicina un progessto al ribasso (Corriere del Trentino 3 luglio 2020)</a></p>
<p><a href="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2019/medicina/pascuzzi_rinvio_medicina_debito_pat.pdf">Pascuzzi costi sottostimati, rinvio di un anno (Corriere del Trentino, 11 luglio 2020)</a></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
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		<title>Le leggi delle donne che hanno cambiato l’Italia, a cura della Fondazione Nilde Iotti</title>
		<link>https://www.giovannipascuzzi.eu/2019/08/30/le-leggi-delle-donne-che-hanno-cambiato-litalia-a-cura-della-fondazione-nilde-jotti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Pascuzzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Aug 2019 11:59:25 +0000</pubDate>
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<p>Il libro conferma la tesi secondo cui il diritto non “ha” una storia, ma che il diritto “è” storia.</p>
<p>Nel leggere, infatti, le schede illustrative dedicate alla singole leggi che, tra il 1950 e il 2018, hanno cambiato il volto del nostro Paese, si intravede la narrazione della storia d’Italia della cui evoluzione quelle leggi sono state al tempo stesso motore ed effetto.</p>
<p>Emergono, così, particolari molto significativi di questo affresco.</p>
<p>Per quel che riguarda il diritto di voto alle donne, ad esempio, se è vero che esso fu introdotto nel 1945 con il decreto luogotenenziale n. 23, è altrettanto vero che tale disposizione si limitò a riconoscere l’elettorato attivo. Il diritto delle donne ad essere elette (elettorato passivo) fu esplicitamente riconosciuto solo in un secondo momento (decreto 74/1946). In ogni caso il diritto di voto non spettava alle prostitute, a testimonianza di taluni pregiudizi all’epoca solidamente instillati.</p>
<p>Bisognerà attendere il 1963 per vedere approvata una legge (la numero 66) che riconoscesse alle donne la possibilità di accedere a “tutte le cariche, professioni ed impieghi pubblici, compresa la Magistratura”. Il 1963 è anche l’anno nel quale vennero abolite (almeno formalmente) le cosiddette “clausole di nubilato” nei contratti di lavoro ovvero quelle clausole per effetto delle quali il matrimonio o la maternità potevano legittimamente portare al licenziamento.</p>
<p>Fino alla riforma del diritto di famiglia (l. 151/1975) in caso di presenza di figli il coniuge superstite non era erede come oggi, ma solo usufruttuario di una quota di eredità.</p>
<p>Del 1977 è la legge sulla parità di trattamento di uomini e donne in materia di lavoro. Del 1978 quella sulla interruzione volontaria della gravidanza.</p>
<p>Per gli anni più recenti, vengono ricordate le leggi che hanno disciplinato problemi avvertiti come socialmente rilevanti: la violenza di genere, le disposizioni anticipate di trattamento, le unioni civili, il cosiddetto “dopo di noi”, il cyberbullismo e tante tante altre. Il libro contiene quasi 100 schede illustrative di altrettante leggi rilevanti curate da molte parlamentari. Ne cito qualcuna in ordine alfabetico: Rosy Bindi, Paola Binetti, Paola Boldrini, Monica Cirinnà, Maria Elena Boschi, Anna Finocchiaro, Rosa Russo Jervolino, Livia Turco.</p>
<p>Accanto alle schede, il libro ospita anche delle schede tematiche (esempio: conciliazione vita lavoro; bonus bebè; welfar aziendale; e molte altre) e degli approfondimenti su argomenti specifici: donne e scuola (di Paola Gaiotti De Biase); donne, lavoro e pensioni (di Maria Luisa Gnecchi); politiche di genere (di Donata Gottardi); immigrazione e integrazione (di Vaifra e Palanca); e alto ancora. Il volume si chiude con i dati relativi alla presenza delle donne nelle diverse legislature e nei diversi governi.</p>
<p>La frase che dà il titolo al libro è polisemica: può voler dire che ci sono leggi (volute dalle donne) che hanno cambiato l’Italia; e può voler dire che ci sono donne che (attraverso alcune leggi) hanno cambiato l’Italia. In realtà sono vere entrambe le cose. E la legge, in entrambe le accezioni, si rivela uno strumento che per un verso riconosce diritti e per altro verso fa prendere forma alle “politiche” necessarie ad attuare quei diritti (in una logica di “<a href="http://www.giovannipascuzzi.eu/2017/03/09/il-problem-solving-nelle-professioni-legali/">problem solving</a>”).</p>
<p>Il libro è interessante anche perché dimostra quanto importante sia non dimenticare mai di misurare la distanza tra ciò che eravamo e ciò che siamo. Il rischio è quello di smarrire la tensione verso il cambiamento positivo (dando per scontato che ciò che si è ottenuto sia garantito per sempre) ovvero accettare l’idea che qualunque cambiamento vada bene: anche il tornare indietro, semplicemente perché si è perso il ricordo dell’arretratezza di ieri.</p>
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