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	<title>tutela del lavoro &#8211; Giovanni Pascuzzi </title>
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	<title>tutela del lavoro &#8211; Giovanni Pascuzzi </title>
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		<title>I &#8220;vinti&#8221; del lavoro dell&#8217;era digitale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Pascuzzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Mar 2021 09:43:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli su quotidiani]]></category>
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					<description><![CDATA[L’era digitale sta innescando una trasformazione radicale del mondo del lavoro principalmente a causa di tre fenomeni: l’automazione, gli algoritmi e le piattaforme. Tali mutamenti possono essere di segno positivo. Nelle fabbriche sono entrati i robot che affrancano totalmente gli umani dai lavori più pesanti e pericolosi come avviene, ad esempio, in alcuni reparti delle [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 14pt;"><img fetchpriority="high" decoding="async" class=" wp-image-3955 alignleft" src="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2021/vinti_era_digitale/vinti.jpg" alt="" width="196" height="323" srcset="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2021/vinti_era_digitale/vinti.jpg 412w, https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2021/vinti_era_digitale/vinti-182x300.jpg 182w" sizes="(max-width: 196px) 100vw, 196px" /></span>L’era digitale sta innescando una trasformazione radicale del mondo del lavoro principalmente a causa di tre fenomeni: l’automazione, gli algoritmi e le piattaforme.</p>
<p>Tali mutamenti possono essere di segno positivo. Nelle fabbriche sono entrati i robot che affrancano totalmente gli umani dai lavori più pesanti e pericolosi come avviene, ad esempio, in alcuni reparti delle catene di montaggio delle automobili. Grazie alla telematica è possibile ricorrere allo <em>smart working</em>, ovvero la possibilità di lavorare da casa. Esso genera alcuni vantaggi come la fine del pendolarismo (con conseguenti risparmi sui trasporti e benefici ambientali); la riduzione del traffico; il tramonto del modello “città-centrico”. Gli algoritmi della “data driven innovation” (ovvero: innovazione guidata dall’analisi dei big data) possono essere usati per migliorare le procedure standardizzate e ottimizzare i processi produttivi.</p>
<p>Ma le tecnologie digitali possono essere anche all’origine di preoccupanti involuzioni sul piano della tutela dei diritti. Tralasciando il grande problema rappresentato dalla perdita di posti di lavoro dovuta alla sostituzione delle persone con i robot, si pensi ai possibili rischi di un uso spregiudicato della data analysis. Con la locuzione “workforce analytics” si fa riferimento all’uso di dati e metriche sul personale per controllare, misurare e anatomizzare le prestazioni, pianificare le ricompense e gli stimoli, congegnare meccanismi di promozione, approntare dispositivi istantanei di feedback e contestazione. Si finisce per accentuare il controllo determinando uno stato di valutazione permanente per mano dei superiori, dei colleghi e dei semplici consumatori a scapito dell’autonomia dei lavoratori di decidere se e come una determinata attività debba essere completata (in argomento illuminante è la lettura del libro di Aloisi e De Stefano dal titolo “Il tuo capo è un algoritmo. Contro il lavoro disumano<em>”</em>, Laterza, 2020).</p>
<p>Il lavoro da casa (che tecnicamente può assumere la denominazione di “telelavoro” e di “lavoro agile”) certamente ha i profili positivi prima richiamati, ma ha anche tanti aspetti problematici: il passaggio da un modello basato sull’orario di lavoro a un modello basato sul lavoro per obiettivi che, se non monitorato, può dar vita a forme esasperate di lavoro a cottimo; l’insorgenza della fatica digitale, perché restare sempre connessi comporta un maggiore dispendio di energie al punto da rendere indispensabile il riconoscimento di un diritto alla disconnessione; la sensazione di isolamento che affligge chi, lavorando davanti ad uno schermo, non può più relazionarsi fisicamente con i colleghi; la cancellazione della distinzione tra luogo di lavoro e ambiente casalingo visto che gli spazi coincidono, con conseguente mutamento del concetto di flessibilità (il tema è approfondito da <a href="https://www.giovannipascuzzi.eu/2020/12/14/lavorare-da-casa-stanca-di-nicola-zamperini/">Zamperini</a> nel libro “Lavorare (da casa) stanca. Rischi e opportunità dello smart working<em>”, </em>Castelvecchi, 2020). Ma l’aspetto più preoccupante di tutti è il ricorso sempre più frequente a software in grado di controllare in maniera capillare il comportamento dei lavoratori da remoto. Hubstaff (<a href="https://hubstaff.com">https://hubstaff.com</a>) è un programma che traccia i tasti premuti sulla tastiera, i movimenti del mouse e i siti web visitati dagli utenti/lavoratori. Time Doctor (<a href="https://www.timedoctor.com">https://www.timedoctor.com</a>) registra ciò che compare sul monitor. Può anche scattare una foto ogni dieci minuti usando la webcam per controllare che il lavoratore sia effettivamente al suo posto. Isaak, un’applicazione sviluppata da un’azienda britannica di nome Status Today, monitora l’interazione tra i lavoratori con l’obiettivo di identificare chi collabora di più e combinando queste informazioni con i profili personali degli impiegati può individuare quali sono i lavoratori più produttivi. Enaible (<a href="https://www.enaible.io/">https://www.enaible.io/</a>), una startup di Boston, sta sviluppando un algoritmo di machine learning che sarebbe in grado di misurare quanto velocemente il lavoratore completa un task. Ad ognuno di essi il software assegna un punteggio di “produttività’” e questo aiuterebbe l’azienda a capire quali siano i dipendenti più produttivi e quelli che invece dovrebbero essere licenziati.</p>
<p>C’è poi il grande tema del lavoro tramite piattaforma (GIG economy): si pensi ai fattorini di Deliveroo. Se è vero che le piattaforme permettono di creare nuovi posti di lavoro è altrettanto vero che tanti sono gli aspetti critici: la profilazione dei lavoratori, la loro gestione delegata agli algoritmi, la valutazione affidata ai consumatori (con conseguenti forme di servilismo verso gli stessi); i micropagamenti a cottimo; il ricorso a lavoro autonomo simulato; le classifiche e gli incentivi poco trasparenti.</p>
<p>Occorre conoscere molto bene le tecnologie digitali per capire fino in fondo i cambiamenti che esse stanno producendo nel mondo del lavoro. Senza le competenze digitali si finirebbe per consegnarsi totalmente alle macchine e ai datori di lavoro senza scrupoli, così da diventare dei “vinti” del progresso. Di nuove competenze devono arricchirsi gli stessi sindacati se vogliono difendere i diritti dei lavoratori dell’era digitale.</p>
<p><a href="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2021/vinti_era_digitale/vinti_digitale.pdf">l&#8217;Adige 3 marzo 2021</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Argomenti correlati</h2>
<p><a href="https://www.giovannipascuzzi.eu/2020/07/23/il-diritto-dellera-digitale/"><span style="font-size: 14pt;">Il diritto dell&#8217;era digitale</span></a></p>
<p><a href="https://www.giovannipascuzzi.eu/2020/10/13/le-valutazioni-degli-studenti-le-fa-lalgoritmo-a-proposito-di-educational-data-mining/"><span style="font-size: 14pt;">Le valutazioni degli studenti le fa l&#8217;algoritmo</span></a></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Lavorare (da casa) stanca, di Nicola Zamperini</title>
		<link>https://www.giovannipascuzzi.eu/2020/12/14/lavorare-da-casa-stanca-di-nicola-zamperini/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Pascuzzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Dec 2020 12:10:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro agile]]></category>
		<category><![CDATA[remote working]]></category>
		<category><![CDATA[smart working]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologie di controllo dei lavoratori]]></category>
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					<description><![CDATA[La pandemia si sta rivelando un acceleratore di trasformazioni sociali. Anche e forse soprattutto per effetto del “remote working”. Nel libro “Lavorare (da casa) stanca. Rischi e opportunità dello smart working” (edito da Castelvecchi, 91 pagine, euro 12,50) il giornalista Nicola Zamperini spiega come in poco tempo stia maturando la decisione di abbandonare il modello [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 14pt;"><img decoding="async" class=" wp-image-3673 alignleft" src="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Recensioni/zamperini/zamperini-scaled.jpg" alt="" width="283" height="426" srcset="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Recensioni/zamperini/zamperini-scaled.jpg 1701w, https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Recensioni/zamperini/zamperini-199x300.jpg 199w, https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Recensioni/zamperini/zamperini-681x1024.jpg 681w, https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Recensioni/zamperini/zamperini-768x1156.jpg 768w, https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Recensioni/zamperini/zamperini-1021x1536.jpg 1021w, https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Recensioni/zamperini/zamperini-1361x2048.jpg 1361w" sizes="(max-width: 283px) 100vw, 283px" />La pandemia si sta rivelando un acceleratore di trasformazioni sociali.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Anche e forse soprattutto per effetto del “remote working”.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Nel libro “<strong>Lavorare (da casa) stanca. Rischi e opportunità dello smart working</strong>” (edito da Castelvecchi, 91 pagine, euro 12,50) il giornalista <strong>Nicola Zamperini</strong> spiega come in poco tempo stia maturando la decisione di abbandonare il modello che prevede la concentrazione dei lavoratori (pubblici e privati) in spazi di lavoro collocati per lo più nelle grandi città. Facebook ha annunciato che entro il 2030 almeno la metà dei propri dipendenti lavorerà da casa<a href="#_edn1" name="_ednref1">[i]</a>.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il libro si sforza di delineare le caratteristiche di uno scenario nel quale sempre più persone lavoreranno da casa.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Di seguito un piccolo inventario.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">&#8211; La fine del pendolarismo (con conseguenti risparmi sui trasporti e benefici ambientali: certo, se si riflette, appare un po’ irrazionale che milioni di persone ogni giorno facciano avanti e indietro per raggiungere il posto di lavoro) (p. 14).</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">&#8211; La riduzione del traffico (in che modo cambieranno le autostrade?) (p. 43).</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">&#8211; La scomparsa del modello “ufficio-centrico” ma anche del modello “città-centrico” (p. 40).</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">&#8211; La messa in discussione della cultura aziendale perché è più difficile mantenere il senso di appartenenza (ed anche i segreti industriali) quando non si vive il contatto fisico quotidiano nello stesso luogo (p. 30).</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">&#8211; La nascita di aziende policentriche.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">&#8211; La necessità di ripensare la cybersicurezza dell’azienda che non può essere più limitata alle macchine presenti i  sede ma deve estendersi alle attrezzature usate da chi lavora in remoto (p. 69).</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Altre conseguenze riguardano la prestazione di lavoro. Zamperini analizza:</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">&#8211; Gli effetti che software, macchine e piattaforme producono sui lavoratori (“portiamo i mezzi di produzione nella tasca dei pantaloni (smartphone) ventiquattrore al giorno, sette giorni su sette” (p. 13)).</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">&#8211; Il passaggio da un modello basato sull’orario di lavoro a un modello basato sul lavoro per obiettivi (p. 78).</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">&#8211; La fatica digitale, perché restare sempre connessi comporta una maggiore dispendio di energie al punto da rendere indispensabile la necessità di riconoscere un diritto a restare staccati, anche per favorire maggiore concentrazione (p. 51).</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">&#8211; La sensazione di isolamento che affligge chi, lavorando davanti ad uno schermo, non può più relazionarsi fisicamente con i colleghi (p. 68).</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">&#8211; La cancellazione della distinzione tra luogo di lavoro e ambiente casalingo visto che gli spazi coincidono. Mutamenti del concetto di flessibilità (p. 64).</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">&#8211; La produzione di software in grado di controllare in maniera capillare il comportamento dei lavoratori<a href="#_edn2" name="_ednref2">[ii]</a> (p. 76).</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">&#8211; Il pericolo che chi non possieda le necessarie competenze digitali venga immediatamente e irrimediabilmente espulso dal mercato del lavoro (esodati digitali) (p. 58).</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Zamperini si preoccupa di immaginare un lavoro da remoto sostenibile e formula 10 proposte per non stancarsi del telelavoro.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Un libro agile che tratteggia uno scenario prossimo venturo con il quale ci misureremo certamente. Il tema, come sempre, è quello dell’atteggiamento di fronte all’innovazione: la demonizziamo o cerchiamo di capirla per cogliere le opportunità e provare a combattere i suoi aspetti deteriori?</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><a href="#_ednref1" name="_edn1">[i]</a> Zamperini cita un lungo post dello stesso Zuckerberg del 21 maggio 2020</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><a href="https://www.facebook.com/zuck/posts/10111936543502931">https://www.facebook.com/zuck/posts/10111936543502931</a></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><a href="#_ednref2" name="_edn2">[ii]</a> Zamperini cita un articolo di Adam Satariano dal titolo <u><a href="https://www.nytimes.com/2020/05/06/technology/employee-monitoring-work-from-home-virus.html">How My Boss Monitors Me While I Work From Home</a></u>, apparso sul New York Times del 6 maggio 2020.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><a href="https://www.nytimes.com/2020/05/06/technology/employee-monitoring-work-from-home-virus.html">https://www.nytimes.com/2020/05/06/technology/employee-monitoring-work-from-home-virus.html</a>.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Satariano descrive, in particolare, il funzionamento del software denominato <a href="https://hubstaff.com/">Hubstaff</a>.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><a href="https://hubstaff.com/">https://hubstaff.com/</a></span></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
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		<title>Diritto uguale e giustizia</title>
		<link>https://www.giovannipascuzzi.eu/2019/09/16/diritto-uguale-e-giustizia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Pascuzzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Sep 2019 06:53:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli su quotidiani]]></category>
		<category><![CDATA[diritto]]></category>
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		<category><![CDATA[tutela del lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[uguaglianza formale]]></category>
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					<description><![CDATA[Insieme a libertà e fratellanza, l’uguaglianza è stato il terzo “valore” alla base della rivoluzione francese. L’uguaglianza è un paradigma che ha due precise ricadute sul piano giuridico: da una parte il principio secondo cui la legge è uguale per tutti, dall’altro la necessità che tutti i rapporti formalmente identici vengano disciplinati dal diritto nella [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class=" wp-image-2216 alignleft" src="http://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2019/diritto_eguale/diritto_eguale.jpg" alt="" width="232" height="368" srcset="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2019/diritto_eguale/diritto_eguale.jpg 608w, https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2019/diritto_eguale/diritto_eguale-189x300.jpg 189w" sizes="(max-width: 232px) 100vw, 232px" />Insieme a libertà e fratellanza, l’uguaglianza è stato il terzo “valore” alla base della rivoluzione francese. L’uguaglianza è un paradigma che ha due precise ricadute sul piano giuridico: da una parte il principio secondo cui la legge è uguale per tutti, dall’altro la necessità che tutti i rapporti formalmente identici vengano disciplinati dal diritto nella stessa maniera. Per i codici dell’800 l’alienazione ad un amico di un orologio di scarso valore e l’acquisizione di una grande società appartenevano entrambe al fenomeno “vendita” e quindi dovevano essere trattate allo stesso modo. Questo tipo di diritto, che qualcuno ha battezzato “diritto romano-borghese” ha consentito la nascita e lo sviluppo della cosiddetta rivoluzione industriale.</p>
<p>Ma sin da subito ci si rese conto che l’affermazione di un astratto principio di uguaglianza formale portava ad ingiustizie sostanziali. Perché non tutte le persone hanno uguale potere contrattuale. Quando noi, ad esempio, sottoscriviamo una polizza assicurativa non abbiamo praticamente nessuna possibilità di discutere le clausole che vengono sostanzialmente decise solo dalla compagnia assicuratrice. Ma anche tra imprese possono esistere disparità di potere. Si pensi all’azienda che produce gli specchietti retrovisori per FCA o per Mercedes. Tali aziende di fatto hanno solo quei clienti: e se quelle grandi case automobilistiche annullano una commessa oppure pagano in ritardo ecco che l’impresa dell’indotto viene messa in ginocchio.</p>
<p>Per far fronte a queste situazioni percepite come “ingiuste”, nel corso del tempo sono state emanate norme che hanno limitato il principio di uguaglianza formale per introdurre discipline più favorevoli ai soggetti contrattualmente più deboli. Tutta la legislazione a tutela del consumatore si spiega in quest’ottica. Se oggi acquistiamo una bene on-line abbiamo il diritto di restituirlo entro un certo tempo se non ci piace, senza dare giustificazioni. È una specifica tutela riconosciuta al consumatore che semplicemente era sconosciuta ai codici di impronta ottocentesca. Per quel che riguarda l’esempio relativo alle imprese, la legge oggi contrasta il cosiddetto “abuso di dipendenza economica”: in particolare vengono colpite le condizioni ingiustificatamente gravose cui è sottoposta un’impresa che si trova in uno stato di dipendenza economica rispetto ad una committente, laddove questa imponga condizioni eccessivamente squilibrate a proprio vantaggio.</p>
<p>Anche nel mondo del lavoro si possono trovare ricadute di quanto stiamo dicendo. In base al principio ricordato, agli albori della rivoluzione industriale gli operai potevano liberamente vendere la propria forza lavoro (anch’essi erano formalmente liberi e eguali). Ma la disparità di potere portava ad avere turni di lavoro massacranti senza contare la mancanza di ferie, di assistenza sanitaria e simili. Con il tempo (grazie alle lotte sindacali e al pensiero delle persone più illuminate) ci sono state delle innovazioni che hanno provato a porre rimedio a questo modello deregolato che si caratterizzava anche per l’esistenza di ingiustizie nell’ingiustizia: si pensi allo sfruttamento del lavoro minorile o alla condizione delle donne. Bisognerà attendere il 1963 per assistere all’abolizione (almeno formale, perché nei fatti dei problemi esistono ancora) delle cosiddette “clausole di nubilato” per effetto delle quali il matrimonio o la maternità potevano legittimamente portare al licenziamento. E solo del 1977 è la legge sulla parità di trattamento di uomini e donne in materia di lavoro (una parità raggiunta solo sulla carta).</p>
<p>Si potrebbe continuare snocciolando altri esempi. Ma quanto detto è sufficiente a trarre qualche conclusione.</p>
<p>Viviamo in una società sempre più complessa: si pensi all’avvento della cosiddetta “globalizzazione” che pare avere spostato dai governi al mercato il vero potere decisionale.</p>
<p>Il mercato è il luogo nel quale, per definizione, i più forti (che non sono necessariamente i migliori e i più meritevoli) prevalgono, diventando così anche il luogo nel quale un valore come quello della uguaglianza formale finisce per dare origine a palesi ingiustizie nella misura in cui il più debole soccombe al di là di quello che è moralmente accettabile.</p>
<p>Rispetto al diritto, occorre capire se esso deve essere meccanismo per legittimare il dominio del più forte, ovvero congegno per provare a correggere le storture del mercato.</p>
<p>A compiere la scelta di cosa debba perseguire il diritto, di quali interessi debba tutelare, devono pensarci i partiti perché il diritto altro non è che lo strumento per attuare delle politiche.</p>
<p>Ma ci sono ancora partiti che si preoccupano dei più deboli?</p>
<p><a href="http://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2019/diritto_eguale/diritto_eguale_e_giustizia.pdf">l&#8217;Adige 16 settembre 2019</a></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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