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	<title>Visione &#8211; Giovanni Pascuzzi </title>
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	<title>Visione &#8211; Giovanni Pascuzzi </title>
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		<title>La politica come rappresentanza di interessi a somma zero</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Pascuzzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Jan 2025 11:56:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli su quotidiani]]></category>
		<category><![CDATA[crisi della politica]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[Visione]]></category>
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					<description><![CDATA[Da molti lustri, ormai, la più parte delle persone (tanto tra gli esponenti politici quanto tra i cittadini) ha introiettato la convinzione che la politica sia mera rappresentanza di interessi. Gli elettori votano non già in ragione di una visione politica (ove mai ne esistano ancora) ma per far eleggere coloro ritenuti idonei a favorire [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 14pt;"><a href="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/2025/01/somma_zero.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class=" wp-image-6111 alignleft" src="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/2025/01/somma_zero-180x300.jpg" alt="" width="307" height="512" srcset="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/2025/01/somma_zero-180x300.jpg 180w, https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/2025/01/somma_zero-614x1024.jpg 614w, https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/2025/01/somma_zero.jpg 620w" sizes="(max-width: 307px) 100vw, 307px" /></a>Da molti lustri, ormai, la più parte delle persone (tanto tra gli esponenti politici quanto tra i cittadini) ha introiettato la convinzione che la politica sia mera rappresentanza di interessi. Gli elettori votano non già in ragione di una visione politica (ove mai ne esistano ancora) ma per far eleggere coloro ritenuti idonei a favorire i propri interessi o la propria categoria. E i candidati alle elezioni si propongono perché si ritengono in grado di soddisfare determinati obiettivi di parte (compreso, in alcuni casi, quelli delle lobby).</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Assistiamo, così, alla crescente enfatizzazione delle contrapposizioni tra soggetti (singoli e collettivi) portatori di interessi ritenuti in conflitto: i lavoratori dipendenti contro “il partito delle partite IVA” (lavoratori autonomi); lavoratori a tempo indeterminato contro lavoratori precari; regioni più ricche contro regioni più svantaggiate; popolo contro élite; autoctoni contro immigrati; famiglie tradizionali contro nuove forme di famiglia; e così via.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Questa situazione genera alcune peculiari conseguenze.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">1. «I first». Prima gli italiani, prima quelli della mia regione, prima quelli del mio paesello, fino ad arrivare all’agognato (e ormai non più inconfessato) “prima io in ogni caso” è diventato da tempo uno slogan diffuso delle campagne elettorali. L’unico obiettivo è far prevalere il proprio interesse anche a scapito del principio di uguaglianza (es.: rivendicare il proprio diritto di non pagare le tasse tanto ci pensano gli altri a pagarle) ovvero di considerazioni etiche (premiare gli interessi delle case farmaceutiche e poco importa se i farmaci salvavita hanno prezzi esorbitanti anche se non giustificati).</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">2. Il gioco a somma zero. Si è fatta strada la convinzione che la tutela dei propri interessi sia possibile solo sacrificando gli interessi degli altri: posso avere cento solo se un altro perde cento (la radicalizzazione del principio “mors tua, vita mea”). Si crede che un interesse possa prevalere solo annientando l&#8217;interesse contrapposto. Secondo questo modo di vedere le cose, il “gioco della vita” è necessariamente a somma zero: si vince solo se le pretese dell&#8217;avversario (reale o creato ad arte) vengono ignorate o, appunto, “saccheggiate” perché solo così si creano le condizioni per ottenere ciò che si vuole.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">3. Il “diritto di odiare”. Ad uscire mutati appaiono anche i nostri sentimenti. A volte non è davvero chiaro se le persone siano più appagate dall’ottenere ciò che vogliono o dal sapere che gli altri non riescono ad ottenere ciò che desiderano. In ogni caso da qualche tempo c’è anche chi esplicitamente rivendica il “diritto di odiare” (gli avversari, i diversi da sé, i diversi da ciò che si reputa “normale”). Ma che vita è quella che si riduce a coltivare l’odio? L’odio non è forse il carburante migliore della violenza e, alla fine, della guerra? E davvero qualcuno pensa che la gente comune abbia qualcosa da guadagnare dalla guerra?</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Se questo è il quadro, occorre fare qualche riflessione.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Cominciando da ciò sembra essere stato smarrito: la capacità di cooperare. Oggi siamo tutti presi in una competizione sfrenata in ogni campo, compreso quello educativo (anche le scuole elementari sono in competizione tra loro se è vero che pure nelle scuole di primo livello si organizzano gli “open day” affinché i genitori scelgano una scuola invece che un&#8217;altra, come se l’obiettivo non dovesse essere quello di assicurare a tutti i bambini una istruzione di qualità). Eppure, l’esperienza recente ci ha insegnato che la cooperazione aiuta a raggiungere più velocemente risultati utili per tutti: si pensi al periodo del covid nel quale gli scienziati di tutto il mondo hanno condiviso le informazioni utili a conoscere e combattere il virus.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Siamo tutti impegnati in un&#8217;eterna guerra di trincea e di logoramento dimostrando di aver dimenticato che possono esistere soluzioni che fanno stare meglio tutti ovvero un maggior numero di persone. La cosa peggiore è che ci siamo disabituati ad immaginare grandi obiettivi a lungo termine, impegnati come siamo a conquistare un piccolo risultato oggi.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Abbiamo bisogno di una politica che non sia mera rappresentanza di interessi; di una politica che guardi non a categorie da premiare a scapito di altre, ma alla società nel suo insieme e al miglioramento delle condizioni di tutti. Di una politica “alta” che rimetta al centro grandi idee di futuro ovvero visioni che facciano sentire tutti compresi e coinvolti.</span></p>
<p><a href="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/2025/01/Adige_somma_zero.pdf"><span style="font-size: 14pt;">l&#8217;Adige, 3 gennaio 2025</span></a></p>
<p><a href="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/2025/01/politica_interessi_alto_adige.pdf"><span style="font-size: 14pt;">Alto Adige, 11 gennaio 2025</span></a></p>
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<h1><span style="font-size: 14pt;">Articoli correlati</span></h1>
<p><a href="https://www.giovannipascuzzi.eu/2023/08/26/esiste-un-diritto-allodio/"><span style="font-size: 14pt;">Esiste il diritto di odiare?</span></a></p>
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		<title>Affrontare i problemi alla luce di una visione del mondo (a proposito di Greta e Francesco)</title>
		<link>https://www.giovannipascuzzi.eu/2019/12/17/affrontare-i-problemi-alla-luce-di-una-visione-del-mondo-a-proposito-di-greta-e-francesco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Pascuzzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Dec 2019 07:00:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli su quotidiani]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Bergoglio]]></category>
		<category><![CDATA[Cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura del "fare"]]></category>
		<category><![CDATA[Dottrina sociale della Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[Greta Thunberg]]></category>
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					<description><![CDATA[Per “Time” Greta Thunberg è la persona dell’anno. La sedicenne attivista svedese, dopo essere riuscita a mobilitare milioni di ragazzi in tutto il mondo sull’emergenza climatica, ha conquistato la copertina del prestigioso settimanale che come sottotitolo recita: “Il potere della gioventù”. Il pensiero di Greta può essere ricostruito leggendo i discorsi che ha pronunciato davanti [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class=" wp-image-2531 alignleft" src="http://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2019/greta_e_francesco/greta.jpg" alt="" width="187" height="332" srcset="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2019/greta_e_francesco/greta.jpg 502w, https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2019/greta_e_francesco/greta-169x300.jpg 169w" sizes="(max-width: 187px) 100vw, 187px" />Per “<a href="https://time.com/person-of-the-year-2019-greta-thunberg/">Time</a>” Greta Thunberg è la persona dell’anno. La sedicenne attivista svedese, dopo essere riuscita a mobilitare milioni di ragazzi in tutto il mondo sull’emergenza climatica, ha conquistato la copertina del prestigioso settimanale che come sottotitolo recita: “Il potere della gioventù”.</p>
<p>Il pensiero di Greta può essere ricostruito leggendo i discorsi che ha pronunciato davanti ai più importanti consessi mondiali. Ad esempio quello tenuto al Summit sul clima organizzato dalle Nazioni Unite nel settembre 2019 caratterizzato dal famoso “Come osate” e che si è concluso con le parole: “Ci state deludendo e tradendo. Ma i giovani stanno iniziando a capire il vostro tradimento”. O quello che l’aveva vista protagonista alla ventiquattresima Conferenza delle Parti sul Clima (Polonia, dicembre 2018) nella quale sottolineava come la civiltà venga sacrificata per dare la possibilità a una piccola cerchia di persone di continuare ad accumulare un&#8217;enorme quantità di profitti: “La nostra biosfera viene sacrificata per far sì che le persone ricche in Paesi come il mio possano vivere nel lusso. É la sofferenza di molti a garantire il benessere a pochi”.</p>
<p>Si può dire che il suo pensiero ruoti intorno a due capisaldi: da un lato la contrapposizione generazionale (“Voi avete rubato i miei sogni e la mia infanzia con le vostre vuote parole”); dall’altro la stigmatizzazione della ingiustizia che però viene vista e declinata solo in relazione al tema che le sta a cuore: il clima.</p>
<p>Greta riscuote la simpatia di molte persone: e per la sola la capacità di risvegliare l’interesse di tanti ragazzi su argomenti di vitale importanza merita gratitudine. Ma il suo approccio rischia di essere parziale e per questo non risolutivo.</p>
<p><img decoding="async" class=" wp-image-2534 alignleft" src="http://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2019/greta_e_francesco/copertina_time.jpg" alt="" width="153" height="205" srcset="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2019/greta_e_francesco/copertina_time.jpg 523w, https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2019/greta_e_francesco/copertina_time-224x300.jpg 224w" sizes="(max-width: 153px) 100vw, 153px" />Per convincersene è sufficiente analizzare un altro modo di inquadrare il problema: quello di Papa Francesco. Anche Bergoglio è angosciato dalla crisi ambientale e climatica. Al tema egli ha dedicato l’enciclica <a href="http://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2019/greta_e_francesco/Laudato-si-24-maggio-2015-Francesco.pdf">Laudato si&#8217;</a> nella quale invita a riflettere sui diversi elementi di una “ecologia integrale”. Spiega Francesco: «Oggi l’analisi dei problemi ambientali è inseparabile dall’analisi dei contesti umani, familiari, lavorativi, urbani, e dalla relazione di ciascuna persona con sé stessa (n. 141). È fondamentale cercare soluzioni integrali, che considerino le interazioni dei sistemi naturali tra loro e con i sistemi sociali. Non ci sono due crisi separate, una ambientale e un’altra sociale, bensì una sola e complessa crisi socio-ambientale. Le direttrici per la soluzione richiedono un approccio integrale per combattere la povertà, per restituire la dignità agli esclusi e nello stesso tempo per prendersi cura della natura (n. 139)».</p>
<p>Se anche il mondo riuscisse domani mattina a ridurre drasticamente le emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera scongiurando l’incremento della temperatura globale, così come chiesto da Greta, non per questo avremmo automaticamente un pianeta più giusto: non sarebbe stata superata per sempre la logica dell’individualismo sfrenato che genera le mille diseguaglianze, né ci saremmo liberati delle tante minacce che incombono sulla nostra sopravvivenza come specie, dalle guerre nucleari e batteriologiche, all’avvento della società governata dai robot.</p>
<p>Greta sembra comunque figlia della cultura del “fare” che vuole risolvere problemi, almeno uno alla volta. Non c’è nulla di male in questo, anzi. Ma i problemi si risolvono davvero solo se si ha ben chiara la visione di fondo, se si è consapevoli del fatto che l’ingiustizia strutturale del mondo si combatte coltivando valori diversi da quelli che la generano.</p>
<p>Certo, possono esserci visioni alternative. Ma dopo il crollo delle ideologie e l’eclissi della cultura laica, la “ricetta” contenuta nella <a href="http://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2019/greta_e_francesco/Laudato-si-24-maggio-2015-Francesco.pdf">Laudato sì</a> e, in generale, nella cosiddetta “proposta sociale” della Chiesa è tra i pochissimi esempi di “visione” che oggi si possono rinvenire: un fondamento dell’azione che può essere fatto proprio non solo dai credenti ma anche “da tutti gli uomini di buona volontà”.</p>
<p>Se Greta e i tanti giovani che la seguono si preoccupano del futuro del pianeta non si può che essere insieme contenti e fieri. È fondamentale, però, che essi imparino ad andare oltre il pur importante “fare qualcosa, subito”. Che imparino, cioè, a farsi guidare da un visione complessiva, che sola può garantire una soluzione giusta e duratura dei problemi. Non è facile, e un ruolo importante lo devono svolgere i processi formativi. Spetta ai Maestri insegnare a riconoscere in ogni problema gli elementi di fondo che in esso confluiscono; a riconoscere in ogni singola tessera del mosaico il quadro complessivo. Una bella metafora dice che la verità nel bosco è dare un senso a tutti gli alberi. Spesso si finisce per dare senso solo all’albero in primo piano perché non vediamo più la foresta di cui fa parte. Che c’è. Anche se non si vede. Anche se non lo sappiamo. Anche se non la vogliamo vedere.</p>
<p><a href="http://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/Quotidiani/Adige/2019/greta_e_francesco/Laudato-si-24-maggio-2015-Francesco.pdf">l&#8217;Adige 17 dicembre 2019</a></p>
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