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	<title>google news &#8211; Giovanni Pascuzzi </title>
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	<description>Tracce digitali</description>
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	<title>google news &#8211; Giovanni Pascuzzi </title>
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		<title>Cittadinanza digitale per governare AI e informazione</title>
		<link>https://www.giovannipascuzzi.eu/2025/10/15/cittadinanza-digitale-per-governare-ai-e-informazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Pascuzzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Oct 2025 18:13:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli su quotidiani]]></category>
		<category><![CDATA[cittadinanza digitale]]></category>
		<category><![CDATA[Educazione alla cittadinanza]]></category>
		<category><![CDATA[giornalista]]></category>
		<category><![CDATA[google news]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
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					<description><![CDATA[«Cittadinanza digitale per governare Ai e informazione», intervista di Paolo Morando [Il T quotidiano del 15 ottobre 2025] Già Direttore del Dipartimento di Giurisprudenza a Trento, oggi Giovanni Pascuzzi è consigliere di Stato. Ed è autore di un libro, «Il diritto dell&#8217;era digitale», giunto alla sesta edizione per Il Mulino: l&#8217;ultima ne è di fatto [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/2025/10/Il_T.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class=" wp-image-6613 alignleft" src="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/2025/10/Il_T.jpg" alt="" width="415" height="332" srcset="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/2025/10/Il_T.jpg 512w, https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/2025/10/Il_T-300x240.jpg 300w" sizes="(max-width: 415px) 100vw, 415px" /></a>«<strong><span style="font-size: 14pt;">Cittadinanza digitale per governare Ai e informazione», intervista di Paolo Morando </span></strong></em></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">[Il T quotidiano del 15 ottobre 2025]</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Già Direttore del Dipartimento di Giurisprudenza a Trento, oggi Giovanni Pascuzzi è consigliere di Stato. Ed è autore di un libro, «<a href="https://www.giovannipascuzzi.eu/2024/12/18/il-diritto-dellera-digitale/">Il diritto dell&#8217;era digitale</a>», giunto alla sesta edizione per Il Mulino: l&#8217;ultima ne è di fatto una riscrittura totale, tante sono state le continue innovazioni tecnologiche (e le loro ricadute).</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>Professor Pascuzzi, anche senza averla mai utilizzata sappiamo ormai un po&#8217; tutti che cos&#8217;è l&#8217;Intelligenza Artificiale.</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><em>«Quando parliamo di IA intendiamo spesso cose diverse. Partiamo da una definizione del digitale: la </em></span><span style="font-size: 14pt;"><em>possibilità di rappresentare testi, suoni e immagini in forma di bit; poi l&#8217;elaborazione, ad esempio il </em></span><span style="font-size: 14pt;"><em>vecchio software di word; poi c&#8217;è la comunicazione, quindi la possibilità di trasferire questi dati da un </em></span><span style="font-size: 14pt;"><em>capo all&#8217;altro del mondo in pochi secondi. L&#8217;evoluzione più recente è la proliferazione di dati digitali. E </em></span><span style="font-size: 14pt;"><em>abbiamo degli algoritmi intelligenti, capaci di elaborare da soli questi dati: qui si colloca l&#8217;IA, in cui sono </em></span><span style="font-size: 14pt;"><em>sempre più le macchine a operare. Mentre per la comunicazione abbiamo un cyberspazio con nuove </em></span><span style="font-size: 14pt;"><em>forme di business, in cui operano i grandi player».</em></span></p>
<p><strong><span style="font-size: 14pt;">Da un punto di vista del diritto, quali nuovi problemi sono sorti? E come sono stati eventualmente</span></strong><br />
<strong><span style="font-size: 14pt;">risolti?</span></strong></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><em>«La tecnologia crea sì nuovi problemi, però aiuta anche a risolverli. Un tempo la documentazione </em></span><span style="font-size: 14pt;"><em>avveniva con la carta e noi, per sottoscriverla, firmavamo con la penna. Carta e penna sono ora stati </em></span><span style="font-size: 14pt;"><em>sostituiti da documento elettronico e firma digitale. E c&#8217;è una disciplina giuridica. La frontiera oggi è </em></span><span style="font-size: 14pt;"><em>quella dell&#8217;IA, ma anche qui c&#8217;è una normazione. A livello europeo c&#8217;è un regolamento del 2024, mentre </em></span><span style="font-size: 14pt;"><em>è di pochi giorni fa la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della legge italiana. Il regolamento europeo </em></span><span style="font-size: 14pt;"><em>distingue tra livelli di rischio in relazione alla compromissione dei diritti fondamentali delle persone. E </em></span><span style="font-size: 14pt;"><em>pone dei divieti».</em></span></p>
<p><strong><span style="font-size: 14pt;">Divieti a che cosa?</span></strong></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><em>«A sistemi rischiosi, ad esempio quelli relativi alla valutazione automatica della persone, giudicandole </em></span><span style="font-size: 14pt;"><em>per via totalmente automatizzata. Qui scatta l&#8217;allerta massima: divieto o regolamentazione stringente». </em></span></p>
<p><strong><span style="font-size: 14pt;">Il che significa che siamo già arrivati all&#8217;esistenza di sistemi rischiosi.</span></strong></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><em>«Sì. Prenda i sistemi di riconoscimento automatico dei volti. Già con la collocazione di telecamere con </em></span><span style="font-size: 14pt;"><em>finalità di controllo, magari del traffico, si pone il problema di vedere cose e persone che magari non </em></span><span style="font-size: 14pt;"><em>dovrebbero essere lì. A questi sistemi magari non interessa riconoscere le singole persone, ma possono </em></span><span style="font-size: 14pt;"><em>scattare elaborazioni di controllo a partire da etnia, età e zona». </em></span></p>
<p><strong><span style="font-size: 14pt;">Come nel film «Minority Report».</span></strong></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><em>«Questo è il rischio. Oppure per le posizioni lavorative: i sistemi elaborano e rischiamo di restare vittima </em></span><span style="font-size: 14pt;"><em>del Grande Fratello».</em></span></p>
<p><strong><span style="font-size: 14pt;">Nel senso di Orwell e non del programma televisivo. Mentre nel campo dell&#8217;informazione, tipicamente </span></strong><strong><span style="font-size: 14pt;">sui social, spesso non sappiamo più riconoscere un&#8217;immagine creata da una chat generativa invece che </span></strong><strong><span style="font-size: 14pt;">dall&#8217;uomo. Idem per le notizie. Le fake news iniziano ad avere un rilievo militare.</span></strong></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><em>«Senz&#8217;altro. Diciamo che l&#8217;IA significa tante cose: innanzitutto reti neurali in grado di prendere decisioni, </em></span><span style="font-size: 14pt;"><em>la robotica, la visione automatica… Poi c&#8217;è l&#8217;IA generativa, di cui tutti parliamo, come Chat GPT o Gemini, </em></span><span style="font-size: 14pt;"><em>che generano testi e immagini, come quella celebre di papa Francesco con il piumino bianco. I </em></span><span style="font-size: 14pt;"><em>fotomontaggi esistevano anche prima, sia chiaro, ma qui siamo molto oltre».</em></span></p>
<p><strong><span style="font-size: 14pt;">E il diritto come ha risposto?</span></strong></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><em>«In alcuni Stati si è imposta la dicitura “immagine generata con l&#8217;IA”. Ma qui si apre il problema della </em></span><span style="font-size: 14pt;"><em>formazione ad essere cittadini digitali. Non possiamo non far parte di questa società. C&#8217;è chi dice: a </em></span><span style="font-size: 14pt;"><em>scuola togliamo i telefonini, che tolgono attenzione e concentrazione. Io lascerei comunque questa </em></span><span style="font-size: 14pt;"><em>decisione a genitori e insegnanti, senza calarla dall&#8217;alto. Ma dire che a scuola non si debbano usare </em></span><span style="font-size: 14pt;"><em>questi strumenti, come se fossero libri messi all&#8217;indice, comporta il non preparare i ragazzi ad affrontare </em></span><span style="font-size: 14pt;"><em>questa realtà. Il che mi sembra molto peggio. È come arrivare a diciotto anni senza saper né leggere né </em></span><span style="font-size: 14pt;"><em>scrivere. E non possiamo permettercelo. I minori sono i più esposti: ci sono state cause in Francia contro </em></span><span style="font-size: 14pt;"><em>Tik Tok, promosse da genitori i cui figli si sono suicidati dopo aver visto lì dei video. Siamo a questo </em></span><span style="font-size: 14pt;"><em>livello. E comunque il fatto che un minore non abbia responsabilità di tipo giuridico non significa che </em></span><span style="font-size: 14pt;"><em>non abbia delle responsabilità. Il cyberbullismo avviene tra ragazzi. Che hanno l&#8217;obbligo di rispettare </em></span><span style="font-size: 14pt;"><em>l&#8217;altro. E qualcuno glielo deve insegnare. Anche a comportarsi bene sulla rete».</em></span></p>
<p><strong><span style="font-size: 14pt;">Come impatta tutto questo sull&#8217;informazione quotidiana?</span></strong></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><em>«Qui si apre un altro capitolo. C&#8217;è il problema innanzitutto di definire un prodotto editoriale. Possiamo </em></span><span style="font-size: 14pt;"><em>ancora distinguere tra diversi canali informativi, tv, radio, giornali? Blogger e podcast che cosa sono? </em></span><span style="font-size: 14pt;"><em>L&#8217;editore oggi chi è? E come sono disciplinati i rapporti di lavoro?».</em></span></p>
<p><strong><span style="font-size: 14pt;">Il timore è che l&#8217;intelligenza artificiale sostituisca posti di lavoro. Come è avvenuto con le catene di</span></strong><br />
<strong><span style="font-size: 14pt;">montaggio nelle fabbriche.</span></strong></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><em>«Esattamente. Tutti i browser oggi si aprono con aggregatori di notizie, secondo i nostri gusti: e lì si apre </em></span><span style="font-size: 14pt;"><em>il problema della remunerazione dei giornali da cui questi aggregatori traggono le notizie. C&#8217;è un </em></span><span style="font-size: 14pt;"><em>regolamento comunitario che riconosce agli editori questo diritto, ma anche una causa in corso, perché </em></span><span style="font-size: 14pt;"><em>le piattaforme non vogliono pagare. Il problema comunque esiste, perché così i giornali vengono letti da </em></span><span style="font-size: 14pt;"><em>chi non li ha pagati, creando così precariato. Il risultato comunque è che nel settore giornalistico la </em></span><span style="font-size: 14pt;"><em>tecnologia sta mietendo vittime».</em></span></p>
<p><strong><span style="font-size: 14pt;">E poi c&#8217;è il problema dell&#8217;indipendenza da influenze straniere.</span></strong></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><em>«Certo. Noi oggi capiamo che ci sono fonti d&#8217;informazione che rispondono a interessi di Paesi stranieri, </em></span><span style="font-size: 14pt;"><em>parlo dei social: come facciamo a difenderci? Se oggi dovessimo fare una nuova legge sull&#8217;editoria…».</em></span></p>
<p><strong><span style="font-size: 14pt;">L&#8217;ultima risale addirittura al 1981.</span></strong></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><em>«Sì, è sorpassata. Oggi esiste un servizio come Google News che, nel menu, mette a disposizione </em></span><span style="font-size: 14pt;"><em>strumenti su come guadagnare di più, come aumentare il proprio bacino di utenti, eccetera».</em></span></p>
<p><strong><span style="font-size: 14pt;">Strumenti con logica remunerativa che soppiantano l&#8217;intelligenza critica del giornalista.</span></strong></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><em>«Non solo. Uno degli strumenti, “Trends”, ti dice quali sono gli argomenti che vanno per la maggiore. E</em></span><br />
<span style="font-size: 14pt;"><em>quindi i giornalisti sono anche esentati dal cercare le notizie. Si forma una grande bolla, che alla fine non</em></span><br />
<span style="font-size: 14pt;"><em>parla d&#8217;altro che di gossip».</em></span></p>
<p><strong><span style="font-size: 14pt;">O di Garlasco.</span></strong></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><em>«E anche lì non se ne può più. L&#8217;informazione è sempre stata in rapporto con le tecnologie per </em></span><span style="font-size: 14pt;"><em>rappresentare la parola, foglio di carta e piombo, e per la diffusione, con la stampa. Oggi abbiamo </em></span><span style="font-size: 14pt;"><em>un&#8217;informazione che si misura con una tecnologia totalmente nuova, che può duplicare gli originali al </em></span><span style="font-size: 14pt;"><em>punto da non permetterne più la riconoscibilità. E se un tempo i giornali vendevano notizie ai lettori, </em></span><span style="font-size: 14pt;"><em>oggi vendono i lettori alla pubblicità. Gli editoriali del Corriere della Sera, oggi, sono di lunghezza risibile </em></span><span style="font-size: 14pt;"><em>rispetto a quelli del New York Times. E come fai a spiegare la complessità di Gaza in poche righe?».</em></span></p>
<p><strong><span style="font-size: 14pt;">Sta dicendo che in Italia l&#8217;abitudine alla lettera è stata massacrata dagli stessi giornali?</span></strong></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><em>«C&#8217;è da chiedersi chi ha causato cosa. Io credo che la tecnologia sia al tempo stesso fattore e prodotto di </em></span><span style="font-size: 14pt;"><em>questi mutamenti, anche prima del digitale: mutamenti culturali e sociali indotti dall&#8217;uso della </em></span><span style="font-size: 14pt;"><em>tecnologia, che però a sua volta segue qualcosa che è stato deciso a monte. E ancora non sappiamo </em></span><span style="font-size: 14pt;"><em>esattamente da che parte stiamo andando».</em></span></p>
<p><strong><span style="font-size: 14pt;">Non sembra ottimista sul futuro dell&#8217;informazione.</span></strong></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><em>«Governare questo cambiamento è l&#8217;unica strada, non possiamo fare altro se vogliamo continuare a </em></span><span style="font-size: 14pt;"><em>difendere i valori che oggi vengono messi a dura prova, anche nei Paesi che dovrebbero esserne i primi </em></span><span style="font-size: 14pt;"><em>rappresentanti. La cittadinanza richiede impegno, non solo attraverso il voto o il controllo di chi ci </em></span><span style="font-size: 14pt;"><em>governa. L&#8217;impressione è che le persone non si vogliano più impegnare. E la cittadinanza digitale </em></span><span style="font-size: 14pt;"><em>richiede un impegno ancora maggiore. Nell&#8217;ultima frase del libro, scrivo che lo scopo è spiegare come </em></span><span style="font-size: 14pt;"><em>funzionano queste tecnologie per non farci governare dalle stesse. Alla fine, quando queste macchine </em></span><span style="font-size: 14pt;"><em>diventeranno realmente intelligenti, perché per ora producono solo chiacchiere, il rischio è che </em></span><span style="font-size: 14pt;"><em>ubbidiranno solo ai loro bisogni e ignoreranno gli umani. Che non potranno più neppure staccare la </em></span><span style="font-size: 14pt;"><em>spina».</em></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><a href="https://www.giovannipascuzzi.eu/wp-content/uploads/2025/10/AI_il_t_quotidiano_bis.pdf">Il T quotidiano, 15 ottobre 2025</a></span></p>
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<p><a href="https://www.giovannipascuzzi.eu/2022/01/06/la-cittadinanza-digitale-competenze-diritti-e-regole-per-vivere-in-rete/"><span style="font-size: 14pt;">La cittadinanza digitale</span></a></p>
<p><a href="https://www.giovannipascuzzi.eu/2024/12/18/il-diritto-dellera-digitale/"><span style="font-size: 14pt;">Il diritto dell&#8217;era digitale</span></a></p>
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