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Cosa significa: “Offerta politica”?

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L’espressione «offerta politica» è entrata nel lessico corrente, ma in me genera qualche disagio. Il termine attinge al gergo giuridico-economico. Nel campo del diritto l’offerta è l’atto rivolto a un altro soggetto che, se accettato, porta alla conclusione di un contratto. In ambito economico l’offerta è l’insieme dei beni o dei servizi che soddisfano un determinato bisogno, detto domanda. L’incontro tra domanda e offerta definisce il prezzo del bene o del servizio, con la conseguenza che all’aumentare dell’offerta diminuisce il prezzo e viceversa.

Nel contesto aziendale, ampliare l’offerta può voler dire che il produttore di scarpe comincia a fabbricare anche sandali, ovvero che l’albergatore apra anche un centro congressi nella propria struttura. Traslando tali meccanismi, «l’ampliamento dell’offerta politica» può voler dire che si vuole tutelare lo Stato sociale ma al tempo stesso ci si farà paladini di chi è stufo dell’elevato livello di tassazione. Oppure che si invocherà la meritocrazia non dimenticando di promettere che «nessuno sarà lasciato indietro». L’obiettivo è comunque di «intercettare» i bisogni dei diversi «segmenti di mercato», così da riuscire a vendere beni e servizi, ossia a vincere le elezioni.

Nell’accettare la logica sottesa alle espressioni di cui si discute, il ceto politico mostra di considerare il cittadino come una «controparte» contrattuale da soddisfare offrendogli una qualche merce (si ricorderà il «contratto con gli italiani» stipulato da Silvio Berlusconi alla vigilia delle elezioni politiche del 2001). Ma una simile logica segna la cesura completa tra cittadini e politica. Si accredita un modello nel quale i cittadini non hanno un ruolo attivo, ma debbano solo «comprare» una qualche forma di rappresentanza (attraverso il voto, tuttavia non sono esclusi altri «corrispettivi»).

Occorre ribadire, però, che i partiti non sono la controparte contrattuale dei cittadini, essendo invece una forma organizzativa degli stessi. E la politica non è il mercato del consenso, bensì lo strumento per far vincere le idee (anche restando minoranza).

Corriere del Trentino, 17 dicembre 2016

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