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L’eredità di Aldo Moro

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Maria Fida Moro ha detto: «L’eredità di Aldo Moro non esiste perché lui non ha eredi». Penso abbia ragione, anche se è difficile spiegare perché.

Nel contesto in parola, il termine eredità individua due elementi distinti: da un lato le doti e le qualità della persona; dall’altro il suo patrimonio di idee concretizzato in una precisa «visione» della società e dell’agire umano.

Aldo Moro abbracciò due professioni: la scienza e la politica (l’eco weberiana è voluta). Come professore universitario studiò a fondo le tematiche del diritto e dello Stato pubblicando scritti ancora oggi importanti. Come politico fu tra i leader indiscussi del più grande partito italiano del dopoguerra e in quel ruolo portò avanti, nei fatti, le sue idee pagando con la vita. Egli intuì (come ha scritto Ruffilli) «l’accelerazione dello sviluppo storico attorno alle masse popolari in ascesa e al loro apporto per il superamento dello Stato liberale e dello Stato autoritario in una democrazia con al centro una persona umana più libera».

Il mondo è cambiato. Ma l’erede di Aldo Moro dovrebbe essere qualcuno con quelle capacità e in grado di essere altrettanto lungimirante.

Pur senza scendere in sterili generalizzazioni, si può dire che è sempre più raro trovare politici che abbiano solide basi culturali pur senza essere necessariamente dei luminari della scienza. Politici che abbiano un’idea della evoluzione della società e che prendano decisioni guidati dalla stessa e non per il desiderio di «risolvere i problemi» o, peggio, per soddisfare gli interessi contingenti degli elettori.

Altrettanto raro è trovare dei professori universitari che si sforzino di tradurre in azione concreta il proprio lavoro intellettuale (al netto dei consiglieri più o meno compiacenti del potente di turno) ovvero si preoccupino di unire allo studio avanzato una riflessione sul senso del proprio lavoro. Di tanti professori leggiamo i lavori pubblicati su riviste prestigiose ma nulla sappiamo di come essi vedono il mondo.

Moro dimostrò che occorre «essere interi», coniugando la riflessione e l’azione.

Naturalmente molte altre possono essere le ragioni che spiegano l’assenza di eredi di Aldo Moro. Una molto semplice è che sia andato perso lo stampino del talento.

Corriere del Trentino 6 agosto 2016

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