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Dare torto non è avere ragione

By In

Non basta dare torto per aver ragione. Questa elementare verità sembra svanita in un dibattito pubblico che ha smarrito ogni razionalità e si alimenta di insulti tesi, il più delle volte, a mascherare il vuoto delle idee o, peggio, la difesa di inconfessabili vantaggi.

Per approfondire il discorso si prenda ad esempio il caso di Greta ovvero della giovane attivista svedese che è riuscita a mobilitare le giovani generazioni sul tema dei cambiamenti climatici.

1) Fior di scienziati hanno inondato i mass media per spiegare che Greta ha torto in quanto solo il 5% delle attività umane incide sul clima. Per soprammercato hanno ricordato che appena 10.000 anni fa si è avuta l’ultima glaciazione ovvero che Annibale ha potuto superare le Alpi con gli elefanti perché non c’era neve in quel periodo. Tutto vero. Ma cosa comporta questa posizione? Che possiamo continuare ad usare più del dovuto le risorse del pianeta? Che possiamo modificare l’ambiente ad libitum? Che possiamo bruciare l’intera foresta amazzonica? Forse Greta sbaglia (e con lei gli scienziati che ne condividono le idee): ma quale visione del mondo ha chi la critica?

2) Nello scenario citato almeno vengono portati argomenti. Alcuni criticano Greta per l’aspetto fisico, o per il carattere (presunto) isterico ovvero per la sindrome di Asperger da cui sarebbe affetta. Ma quale credibilità ha chi giudica le persone per l’aspetto fisico, per il colore della pelle, o per come si esprime? La retorica classica insegna che si attaccano le persone (e non le idee) quando non si ha nessun argomento serio da contrapporre. L’attacco alla persona è l’ultima spiaggia dei disperati. Forse Greta sbaglia. Ma per caso ha ragione chi la critica solo perché sorride poco?

3) Milioni di ragazzi in tutto il mondo hanno accolto l’invito di Greta a manifestare. Alcuni, specie tra gli adulti, non hanno perso l’occasione per stigmatizzare la loro incoerenza sottolineando, ad esempio, che i giovani non rinuncerebbero all’aria condizionata, o a viaggiare in aereo o a tante altre comodità. Tutto vero. Ma chi lancia queste critiche è per caso sempre coerente? Chi ha dato ai giovani l’esempio? Chi ha insegnato loro i valori in cui credere e i comportamenti virtuosi da tenere? A ben vedere dietro queste accuse si nasconde un atteggiamento subdolo. Ciò che si vuole è proprio che i giovani siano come gli adulti. L’accusa di incoerenza si può tradurre così: “Critichi, critichi, ma in fondo tu sei come me. E a me fa piacere che tu sia come me. E voglio che tu sia come me”. Un po’ come il costruttore di una intera lottizzazione abusiva che ricorda a chi lo critica che in fondo anche lui ha realizzato una verandina abusiva e, quindi, non ha titolo a criticare perché è dentro il sistema anche lui (peccato che sia un sistema marcio). Partecipare ad una manifestazione può essere un modo per capire che gli insegnamenti ricevuti sono poco lungimiranti: diventa utile già solo per questo. Greta e i giovani sbagliano: ma possiamo fidarci di chi li accusa di essere incoerenti?

4) Alla base di questo tipo di critica c’è un progetto preciso. L’idea che così fan tutti. Che il mondo va così perché è sempre andato avanti così. Che è inutile lottare ed è inutile pensare ad un mondo diverso. Per questo è anche inutile insegnare ad immaginare un mondo diverso. La visione di Greta è sbagliata, lo abbiamo capito. Ma dove ci porta la visione di chi la critica?

Sia chiaro. La critica è una attività nobile e importante. Ma la critica intesa come facoltà intellettuale che rende capaci di esaminare e valutare gli uomini nel loro operato e il risultato della loro attività per scegliere, selezionare, distinguere il vero dal falso, il certo dal probabile, il bello dal brutto, il buono dal cattivo. La critica, insomma, come capacità di giudizio.

Siffatto approccio oggi è pura chimera perché la regola è diventata: “siccome hai torto, io ho ragione”. Ma se la realtà ormai è questa, conviene mutare approccio: non preoccuparti di dirmi che ho torto; dimostrami che hai ragione tu. A prescindere.

l’Adige 5 ottobre 2019

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