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Articoli su quotidiani

L’etica di Antigone e quella di Creonte

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Molti hanno paragonato ad Antigone la giovane comandante che ha “sfidato” l’ordine di non far attraccare in un porto italiano la propria nave con i migranti salvati in mare. Sulla vicenda di cronaca pian piano si spegneranno i riflettori: meglio così, anche perché ora sarà la magistratura ad accertare fatti e responsabilità.

Conviene invece svolgere qualche riflessione partendo dalla storia di Antigone (narrata da Sofocle nell’omonima tragedia greca) che ignorò l’ordine del re Creonte di non dare sepoltura ai morti e per questo fu sepolta viva. In quel gesto qualcuno vede la contrapposizione tra giustizia e legge. Antigone ritenne che l’ordine dovesse essere disatteso perché in contrasto con principi di ordine superiore: in quel caso, la consuetudine che imponeva di seppellire i morti (non manca chi, forse impropriamente, chiama in causa il “diritto naturale”).

Antigone sembra dirci che le leggi devono essere sottoposte ad un vaglio individuale nel senso che ogni persona può/deve rifiutarsi di osservare leggi moralmente inaccettabili (anche se è difficile stabilire cosa sia moralmente corretto e cosa no).

Ma come stanno le cose dal punto di vista di Creonte? Solitamente, infatti, si guarda a questi temi vestendo i panni di Antigone, ovvero del cittadino di fronte alla legge. E’, però, interessante anche chiedersi quale rapporto abbia il “re” (ovvero il reggitore della cosa pubblica, ovvero il decisore politico) con le leggi. Questa domanda rimanda ad almeno tre tipi di problemi.

A) Il decisore politico è libero di assumere qualsiasi decisione e, quindi, di imporre ai cittadini qualsivoglia comportamento; oppure anche lui non può/deve emanare leggi/ordini moralmente inaccettabili? In questo momento non si sta parlando dell’aspetto squisitamente giuridico: è perfino ovvio ricordare, specie ai nostri giorni, che non possono essere emanate norme in contrasto con la Costituzione. Si tratta di capire se le “scelte politiche” possano essere totalmente libere oppure se il decisore politico sia vincolato a non fare scelte che urtino con standard di condotta generali e non sopprimibili quale può essere il non mettere in pericolo la vita umana.

B) Il decisore politico è tenuto, al pari di tutti i cittadini, a rispettare le leggi, oppure può (non diversamente da Antigone) violarle quando è necessario per raggiungere obiettivi primari come (l’esempio rimane identico) salvare delle vite umane? C’è un caso famoso che può essere ricordato. Lo Stato doveva/poteva liberare dei carcerati per salvare la vita di Aldo Moro? Questo dilemma contrappone la necessità di non violare la legge (si pensi al principio di parità di trattamento tra i cittadini) al bene più prezioso: la vita. Un grande quotidiano nazionale è stato tra quelli che, in prima pagina, ha usato l’espressione “capitana Antigone”, proprio per sottolineare la bontà di certi comportamenti dell’oggi. Ma è lo stesso quotidiano che ai tempi del sequestro Moro sposò la cosiddetta “linea della fermezza”. Ovviamente si possono fare esempi molto più recenti. Al di là dei risvolti giuridici: è moralmente lecita la trattativa Stato-mafia? Anche qui l’obiettivo è quello di salvare vite umane da possibili attacchi stragisti.

C) Da quanto detto, emerge l’esistenza di una sfera pubblica (quella in cui opera il decisore) e di una sfera privata (il raggio di azione dei singoli cittadini). La domanda diventa: al decisore pubblico è lecito chiedere standard di comportamento diversi e più elevati? Ovvero: ai politici si possono chiedere cose che non si possono chiedere ai privati? Non si può pretendere dai cittadini che si immolino per lo Stato: ma potremmo pretenderlo dai politici? Ancora un esempio. Supponiamo che Aldo Moro avrebbe avuto salva la vita se avesse rivelato ai terroristi un segreto di Stato così importante da mettere a rischio la stabilità dello Stato stesso. Come lo avremmo giudicato se lo avesse fatto? Sarebbe stato un comportamento eticamente corretto?

Qualcuno potrebbe chiedermi il senso di questa riflessione che richiama continuamente parole come etica e morale, visto che viviamo tempi nei quali i decisori pubblici fanno la morale dimenticando di appartenere a partiti che hanno sottratto allo Stato milioni e milioni di euro. O nei quali altri politici cercano di influenzare la nomina dei capi degli uffici giudiziari che li stanno indagando.

Ma proprio perché viviamo in un clima da basso impero, è necessario ribadire che l’azione politica non può essere totalmente libera. La politica, i politici, le decisioni politiche possono e devono essere giudicati alla luce di principi morali di base che poi sono principi di convivenza e di civiltà. Sia Antigone che Creonte possono e devono muoversi entro una cornice di fondo ben precisa: lo spazio dell’etica (privata e pubblica). Come detto, non è facile definire i contenuti di tale spazio: ma sarebbe già importante non ignorare la sua esistenza.

l’Adige 6 luglio 2019

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