Lo “Stato di diritto” (insieme al rispetto della dignità umana, alla libertà, alla democrazia, all’uguaglianza e al rispetto dei diritti umani) è uno dei valori su cui si fonda l’Unione europea (cfr. art. 2 del Trattato sull’Unione).
Ma cosa si intende per “Stato di diritto”?
A dicembre, la “Commissione europea per la democrazia attraverso il diritto” del Consiglio d’Europa (cosiddetta “Commissione di Venezia”) ha pubblicato una “Checklist aggiornata dello Stato diritto” (pdf). Il documento contiene l’elenco degli elementi fondamentali che devono necessariamente esistere perché si possa parlare di Stato di diritto.
Di seguito la riproduzione succinta di tali ingredienti.
1. La supremazia della legge. In uno Stato di diritto il vivere sociale è governato da norme giuridiche (i) organizzate in forma gerarchica con al vertice la Costituzione, (ii) approvate da organi aventi una legittimazione democratica (es.: il Parlamento) e (iii) sulla base di procedure di approvazione anch’esse ispirate ai principi della democrazia. Tutti, tanto i privati quanto i pubblici poteri, sono soggetti alla legge.
2. La certezza del diritto. Le persone devono conoscere in anticipo le conseguenze del loro comportamento e la reazione dell’ordinamento all’azione dei singoli deve essere prevedibile (ad esempio: nessuno può e deve essere punito per un fatto che non era previsto come reato al momento in cui è stato realizzato). Le norme devono essere conoscibili e chiare.
3. La prevenzione dell’abuso del potere. Il potere della pubblica autorità (ma anche dei poteri privati) deve essere controllato, uniformarsi a criteri predefiniti e non può mai essere espressione dell’arbitrio. La discrezionalità della pubblica amministrazione non può essere illimitata. Per questo il potere pubblico deve motivare le proprie decisioni, deve garantire il coinvolgimento dei cittadini, non deve incorrere in conflitti di interesse, né, tanto meno, mettersi al servizio di interessi particolari.
4. L’esistenza di controlli e contrappesi. Il parametro più significativo dello Stato di diritto è la separazione dei poteri e, in particolare, l’indipendenza della magistratura. Tradizionalmente la ripartizione dei poteri distingue tra potere legislativo, potere esecutivo e potere giudiziario. Ma esistono anche altri poteri. La stampa viene, ad esempio, definito “il quarto potere”. Il sottotitolo di una delle più prestigiose testate statunitensi, “il Washington Post”, è “La democrazia muore nell’oscurità”. Di regola si pensa che la legittimazione nasca unicamente dal voto popolare (per cui chi viene eletto può fare qualunque cosa). Ma esistono dei contrappesi che sono legittimati non dal voto ma dalla competenza: si pensi alle banche centrali che concorrono a decidere la politica economica. Il principale “contrappeso” è rappresentato dai cittadini. Tanti sono convinti che il loro compito sia solo votare i propri rappresentanti. Ma ben più importante è il ruolo che i cittadini hanno nel controllare l’azione di chi esercita il potere. Di qui l’importanza di garantire la libertà di espressione, di manifestare e di riunirsi in associazioni.
5. Uguaglianza e non discriminazione. Alla base dello Stato di diritto c’è l’obbligo di trattare tutte le persone nello stesso modo (principio di uguaglianza) e il divieto di discriminare chicchessia sulla base di caratteristiche quali il sesso, l’etnia, il credo religioso, le idee politiche e così via.
6. Accesso alla giustizia. Tutti devono potersi rivolgere ad un giudice terzo per ottenere tutela per i propri diritti e legittimi interessi quando gli stessi vengono lesi. Uno Stato che rende difficile accedere alla giustizia compie una delle forme più odiose di discriminazione. I cittadini devono essere certi di rivolgersi a giudici autonomi, imparziali e indipendenti perché non soggetti a pressioni di nessun tipo. I giudici non devono essere soggetti a influenze o manipolazioni politiche, in particolare da parte del potere esecutivo, o a direttive o pressioni da parte di chiunque, compresi gli altri colleghi giudici.
Negli ultimi tempi sembra aver preso l’idea che, in uno stato democratico, l’unica cosa che conti siano le elezioni per cui chi esce vincitore dalle urne ha “il diritto di comandare”. Anzi la convinzione di dover attuare la volontà che gli elettori avrebbero espresso attraverso il voto legittima a credere che i partiti di maggioranza abbiano “i pieni poteri” per fare qualunque cosa.
Ma si tratta di una convinzione sbagliata.
Lo Stato di diritto è il punto di arrivo più avanzato della civiltà giuridica occidentale. Come appare evidente dal pur succinto elenco appena esposto, esso esiste solo se alimentato dalla protezione dei principi fondamentali a cominciare dal principio di uguaglianza, da pesi e contrappesi, da poteri e contropoteri, da forme diverse di legittimazione del potere (non solo quello espressa dal voto), da garanzie per l’individuo, da protezioni dagli abusi, dalla possibilità di chiedere e ottenere giustizia perché la legge è dalla propria parte e non in ragione di processi svolti sui social o in tv.
La difesa dello Stato di diritto non è legata solo all’esercizio del diritto di eleggere i propri rappresentanti: essa si nutre degli strumenti utili a controllare chiunque eserciti un potere.

