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Pubblicazioni elettroniche

Imparare a distanza. Piccola guida per i miei studenti.

By In

L’epidemia da Covid-19 ha imposto agli studenti di cimentarsi con attività mai fatte in precedenza: seguire le lezioni e imparare a distanza. Ogni novità è anche una sfida. E se è vero che, specie in un periodo di emergenza, occorre fare di necessità virtù, è altrettanto vero che ponendo in essere precise strategie è possibile trarre il massimo vantaggio possibile anche da situazioni molto diverse da quelle tradizionali.

Ho scritto queste righe pensando ai miei studenti di Giurisprudenza all’Università di Trento. Ma forse possono tornare utili anche agli iscritti ad altri corsi di laurea.

 

1. Cos’è la didattica distanza?

La didattica a distanza è un tipo di formazione nella quale tutte le attività (lezioni, discussioni, fruizione dei materiali di studio, prove valutative) vengono amministrate via Internet.

Per molti versi essa si pone agli antipodi della didattica a cui sei abituato che viene definita “in presenza” nella quale le attività prima ricordate vengono svolte nelle sedi dell’Università.

In realtà il mondo della didattica a distanza è una specie di “universo parallelo” perché ricomprende molti fenomeni diversi tra loro.

Una prima distinzione, ad esempio, è quella tra didattica sincrona e didattica asincrona.

La prima contraddistingue una modalità nella quale lo studente segue una attività (lezione, seminario) che viene erogata in quel momento nella quale è assicurata l’interazione attraverso interventi in video, in chat e simili.

I docenti che, invece, ricorrono alla didattica asincrona registrano le lezioni (audio e video o solo audio) e le caricano su apposite piattaforme. Gli studenti ascoltano/vedono la lezione quando vogliono, ma le possibilità di interazione sono molto minori.

Esistono delle università (dette “telematiche”) che fanno della didattica a distanza la loro stessa ragione di esistere. Non è quella la filosofia che guida l’Università che hai scelto di frequentare. Molti sono gli elementi che differenziano le due realtà. Uno dei più importanti è che nelle Università tradizionali “in presenza” c’è un forte legame tra ricerca e didattica nel senso che i professori riportano nel rapporto formativo con i loro studenti il distillato della propria attività di ricerca. Detto legame è molto labile nelle università telematiche che sono preoccupate soprattutto dall’erogare corsi. Pensa solo all’importanza che, nei due contesti, è attribuita alla presenza di biblioteche e di laboratori.

 

2. La difficile arte di imparare

Come hai avuto modo di constatare, all’Università il processo di apprendimento si basa sulle lezioni (meglio se partecipate), sullo studio dei manuali e sul lavoro personale di rielaborazione dei contenuti cognitivi.

Ognuno ha un proprio stile di apprendimento. Ad esempio c’è chi preferisce apprendere attraverso un lavoro mentale e chi attraverso l’azione; c’è chi preferisce un apprendimento di tipo deduttivo, che parte dalle caratteristiche generali del compito per scomporlo in unità più piccole; e chi preferisce una modalità induttiva, che parte dall’analisi dei singoli elementi per giungere alla visione d’insieme; e così via.

Occorre in ogni caso acquisire un proprio metodo di studio. Con questa espressione si fa riferimento all’utilizzo di strategie utili a selezionare informazioni che vengono elaborate, ovvero manipolate, riorganizzate, collegate, integrate e alla fine archiviate nella memoria a lungo termine. I ragazzi ricorrono a pratiche come: a) le strategie di ripetizione, come ad esempio il leggere, il rileggere, il sottolineare, l’annotare a margine ecc., servono a selezionare le parti più importanti del testo per focalizzare l’attenzione su di esse in vista della costruzione del significato; b) le strategie di elaborazione-organizzazione, come ad esempio il prendere appunti, il riassumere, il porsi domande, il sintetizzare testi, lo schematizzare testi mercé l’utilizzo di mappe, servono alla trasformazione e integrazione delle informazioni. Per questa via, si isolano concetti, si creano gerarchie, si costruiscono collegamenti ecc. [Per maggiori approfondimenti si rinvia alla lettura di questo volume].

Il passaggio alla didattica a distanza impone di adattare questi “stili” e questi “metodi” al nuovo contesto. Di seguito qualche consiglio.

 

3. Imparare a distanza

Il benessere psicofisico. Conviene innanzitutto ricordare che la disposizione all’apprendimento è legata a filo doppio al benessere psicofisico. In un momento in cui tutti siamo costretti a vivere un periodo di permanenza prolungata in casa è fisiologico non sentirsi del tutto a proprio agio. In questa situazione (ma il discorso vale sempre) se avverti ansia, stress o un qualsiasi tipo di disagio parlane con le persone di cui ti fidi. E ricorda che è sempre attivo il servizio di consulenza psicologica dell’ateneo (a distanza, fino a quando durerà l’emergenza).

 

Il lavoro al computer. Devi cercare in casa un tuo piccolo spazio destinato alla tua attività di apprendimento.

Non puoi fissare il computer per tante ore di seguito. Almeno ogni venti minuti distogli lo sguardo e guarda in un’altra direzione per almeno trenta secondi. Al massimo ogni due ore alzati dalla sedia e muovi qualche passo. Puoi anche fare piccoli esercizi fisici.

Tieni a portata di mano dell’acqua per idratarti.

Riduci le distrazioni. Ad esempio: spegni il cellulare o almeno silenzia le notifiche. Sul computer non guardare nulla di diverso dalla lezione che stai seguendo.

 

Le attrezzature. Per quello che riguarda le attrezzature accertati di avere una connessione Internet il più possibile veloce. Inoltre devi avere un computer, munito di telecamera, microfono e sistema audio (esempio: cuffie) che ti consentano di seguire i corsi a distanza. L’Ateneo si sta attrezzando per assicurare a tutti la possibilità di collegarsi da remoto alle risorse didattiche erogate a distanza.

Sul computer dovrai installare tutti gli applicativi che ti consentono di fruire della didattica a distanza a cui hai accesso utilizzando le credenziali di Ateneo (userId e password).

 

4. L’organizzazione del lavoro

Nella didattica in presenza è l’orario delle lezioni a fare un po’ da bussola per quel che riguarda l’organizzazione del tempo. In questa situazione alcuni professori continuano a tenere le proprie lezioni “in diretta” negli orari stabiliti (modalità “sincrona”). Altri registrano le lezioni (in formato audio oppure audio/video) dandoti la possibilità di seguirle quando più ti aggrada (modalità “asincrona”). È importante, quindi, che sia tu a darti un programma di lavoro della giornata: quando seguire le lezioni “in diretta”; quando ascoltare e vedere le lezioni “in differita”; quando studiare i libri di testo consigliati, svolgere gli esercizi; e così via.

Può sembrare che la possibilità di seguire alcune lezioni quando vuoi ti dia maggiore libertà. In realtà ti dà molte maggiori responsabilità di autogoverno: il rischio è che si accumulino le registrazioni senza che tu abbia poi il tempo di ascoltarle davvero.

Se incontri delle difficoltà, o se ti sembra di non riuscire a stare dietro a tutto, parlane con il tuo professore.

Si possono mettere in atto strategie specifiche per rendere più produttivo l’apprendimento a distanza.

Ad esempio:

  • Si può tenere un specie di giornale delle attività svolte online;
  • Si può creare una metodica del prendere appunti rispetto alle lezioni asincrone (che è sempre possibile fermare e riascoltare);
  • Se vengono distribuite delle slides, gli appunti possono essere presi direttamente a margine delle stesse, così da non perdere tempo a trascrivere ciò che il professore dice;
  • Alcuni applicativi permettono di vedere la trascrizione di ciò che il professore dice e questo può essere di aiuto nel prendere appunti;
  • Nelle lezioni sincrone è importante imparare ad intervenire non solo per chiedere chiarimenti su aspetti non compresi ma anche e soprattutto per innescare delle discussioni critiche;
  • E così via.

Anche a distanza rimane di fondamentale importanza chiedersi il perché delle cose apprese e creare delle connessioni tra di loro.

Ed anche in questo diverso contesto occorre valorizzare l’approccio metacognitivo. Che significa riflettere su come si sta imparando; verificare se ci si sta avvicinando all’obiettivo; e arrivare anche a rivedere ciò che si è fatto se si è rivelato poco efficace fino a modificare la strategia orientandosi in maniera differente.

 

5. Una comunità che apprende (anche se a distanza)

Sei certamente un utente dei social network (Instagram, Facebook, Tiktok, etc.). Di conseguenza avrai già intuito che questi sistemi di apprendimento a distanza possono creare delle reti sociali: comunità che apprendono, a distanza.

Ciò che è davvero importante nella lezione tradizionale è la “relazione” che si instaura tra il docente e gli studenti e tra gli studenti tra di loro. Sono certo che è questo che manca molto anche a te. Incontrare i colleghi e incontrare i professori. Dialogare e discutere con loro.

Tu puoi scegliere di vivere la tua esperienza di apprendimento a distanza in modo “isolato”. Le lezioni asincrone possono favorire questo isolamento.

Ma questi strumenti tecnologici permettono le interazioni con i professori e con i tuoi colleghi. Intervieni durante lezioni. Poni domande. In ogni caso dialoga con il tuo professore. Parlagli dei tuoi progressi chiedi consiglio se hai problemi. E interagisci con i tuoi colleghi. Impegnati con loro in lavori di gruppo. In una parola: contribuisci a costruire una comunità di apprendimento. Lo si può fare anche con questi strumenti se impari ad usarli in maniera intelligente.

 

Se ti va, chiediti se e come la tecnologia cambia il modo di imparare.

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