Intervista a il T quotidiano pubblicata il 15 luglio 2026
L’arrivo in Trentino di WeNews,il sito che pubblica articoli generati con l’intelligenza artificiale e firmati da giornalisti inesistenti, ha riaperto anche il dibattito sui limiti del diritto di fronte alle nuove tecnologie. Quali strumenti esistono oggi per e editori, giornalisti e lettori? Abbiamo chiesto a Giovanni Pascuzzi, Consigliere di Stato e, fino al 2021, professore all’Università di Trento ed esperto di diritto e tecnologia.
Professore, dal punto di vista giuridico oggi esistono strumenti per tutelare editori e giornalisti da siti come WeNews, che rielaborano notizie con l’intelligenza artificiale?
«Solo in parte. Per gli aggregatori di nolizie una disciplina esiste già: una direttiva europea, recepita anche in Italia, riconosce agli editori un diritto connesso e prevede che le piattaforme che utilizzano i loro contenuti stipulino accordi economici. Qui, pero, il fenomeno è diverso. Non ci troviamo davanti a un semplice rinvio all’articolo originale, ma a contenuti rielaborati dall’intelligenza artificiale. Si deve capire dove finisce la rielaborazione lecita e dove inizia la violazione del diritto d’autore, ma il confine è labile».
Qual è il principale ostacolo?
«Sono due. Il primo è territoriale. Se il soggetto che gestisce il sito ha sede a Hong Kong, il diritto italiano o europeo non si applica automaticamente e far valere le proprie ragioni diventa molto complicato. Il secondo riguarda il diritto d’autore. Le idee non sono tutelate: ciò che protegge il diritto è la forma con cui vengono espresse. Per questo stabilire se una rielaborazione costituisca una violazione richiede un‘analisi caso per caso».
Quindi non è semplice individuare una responsabilità?
«No. Se un sito pubblica un contenuto falso o diffamatorio il responsabile, in teoria, è la societa che lo gestisce. Ma se questa opera fuori dall’Unione europea, avviare un‘azione giudiziaria è costoso e complesso. Per un singolo articolo difficilmente qualcuno intraprenderà una causa internazionale. È uno dei limiti con cui il diritto, oggi, deve fare i conti».
Chi paga il prezzo più alto di questa situazione?
«Gli editori e i giornalisti subiscono cerlamente un danno economico, perché il loro lavoro viene sfruttato. Ma il problema riguarda anche i lettori. C’è una frase che ripeto spesso: se una cosaè gratis, la merce sei tu. Quando un servizio non chiede un pagamento, molto spesso ottiene valore raccogliendo dati personali, profilando gli utenti o monetizzandone l’attenzione. Per questo non bisogna pensare che il danno riguardi solo chi produce informazione».
C’è poi il tema dell’affidabilità delle notizie nel caso WeNews…
«Non chiamiamole notizie, parliamo di spazzatura. L’intelligenza artificiale va sempre controllata. Se non viene verificata da una persona può commettere errori o inventare informazioni. Un articolo dovrebbe avere un autore identificabile, una responsabilità chiara, qualcuno che risponda del contenuto pubblicato».
Questi strumenti possono incidere anche sulla qualità della democrazia?
«Sì, e non soltanto attraverso le fake news. Gli algoritmi tendono a mostrarci ciò che è più vicino ai nostri interessi, creando bolle informative che finiscono per orientare opinioni e comportamenti. L’Unione europea guarda con grande attenzione a questi fenomeni perché possono influenzare anche i processi democratici e le campagne elettorali».
Come ci si difende?
«Le norme sono importanti, ma il diritto arriva sempre dopo l’innovazione tecnologica. Pensare di risolvere tutto con una legge è illusorio. La prima difesa è la formazione. Scuola e università dovrebbero insegnare a usare l’intelligenza artificiale in modo consapevole, a verificare le fonti, a capire quando un contenuto è attendibile e quando non lo è. È una forma di alfabetizzazione indispensabile».
Lei è contrario all’utilizzo dell’AI nel giornalismo?
«No, ma la responsabilita finale deve essere sempre umana. Se rinunciamo a questo principio, mettiamo in discussione non soltanto il giornalismo: mettiamo in discussione il rapporto di fiducia che tiene insieme I’informazione e, in ultima analisi, la stessa democrazia».
Il T quotidiano 15 luglio 2026
Esposto dell’ordine nazionale dei giornalisti (pdf)

